into the park -

OLTRE OGNI OSTACOLO

OLTRE OGNI OSTACOLO
Marta Carradore, di Arzignano (VI), classe 1989, ex campionessa di Sci, laureata a Verona in Scienze Motorie e triatleta dal 2016. E’ istruttrice di Mountain Bike, Atletica leggera, Triathlon, Nuoto e stagionalmente di Sci Alpino. Insegna anche Pesistica e Body Building, Educazione posturale e Nordic Walking. Noi l’abbiamo conosciuta e intervistata lo scorso anno, a maggio e dicembre, nei panni della personal trainer di Carlo di cui abbiamo parlato  nella rubrica a lui dedicata(“il mondo di Carlo”). Marta collabora anche con la campionessa Martina Dogana ed è particolarmente preparata sulla tecnica della corsa, con analisi di tipo funzionale sui singoli segmenti corporei e sulla percezione del proprio corpo. E’ Appassionata di Mental Training sportivo e tra i sogni nel cassetto c’è quello di diventare un giorno mental coach.
 
AB: “Ben ritrovata Marta, della situazione incredibile che stiamo attraversando cosa mi dici in merito alla chiusura delle attività sportive?”
Marta: (Riflette un attimo prima di rispondere) “In accordo con il fisioterapista con cui collaboro, avevamo deciso di fermare tutte le attività prima ancora che arrivasse lo stop ufficiale domenica scorsa dalle istituzioni. La situazione è delicata, e non sappiamo fino a quando si protrarrà. Crediamo sia giusto fermarsi nel rispetto degli atleti in primis e poi anche per noi tecnici. Avremo un mese nero dal punto di vista degli incassi, visto che non lavorando non percepiamo nulla, ma ci daremo da fare comunque e ci riprenderemo appena sarà possibile farlo.”
 
AB: “Hai preparato dei compiti da fare a casa per i tuoi atleti?”
Marta: “Io ho pensato di creare dei semplici video da pubblicare sui canali social, in modo che tutti possano vederli e di conseguenza praticarli indoor, ciascuno nelle proprie case o se possibile in spazi privati, senza dover utilizzare alcun attrezzo specifico. Sono video amatoriali che spero possano servire da stimolo alla voglia di tenersi in forma e in allenamento. Sto iniziando a metterli anche su Youtube e sarà per me una sfida dal punto di vista tecnologico, perché dovrò acquisire quella necessaria dimestichezza che queste cose richiedono. Inoltre sto cercando di mandare dei video personalizzati a ciascun atleta -- simil tutorial – in modo tale che possano continuare a seguire in qualche modo quello che già stavamo facendo prima, anche se ovviamente non potranno fare le attività che facevano in vasca, in piscina.”
 
AB: “Come hai vissuto la prima fase dell’emergenza, eri tra gli allarmati della prima ora o trai i negazionisti?”
Marta: “Mah, mi disturbavano molto le notizie contrastanti, l’angoscia dell’incertezza, gli alti e bassi degli opinionisti e più in generale il precario equilibrio nei giudizi.”
 
AB: “Parliamo adesso della tua salute: ho letto dai social che hai rotto il menisco!?”
Marta: “Sì, no, nì. Ecco diciamo che non si capisce … il quadro non è molto chiaro. Poco più di un mese fa, alzandomi dall’auto, mi è ceduto il ginocchio…Premetto che questa è la solita gamba che risente dei problemi che ho avuto alla schiena. Mi ricordo bene che è successo di martedì, il giorno dopo che avevo realizzato il personale nei 10 mila metri: In un attimo sono passata dalle stelle alle stalle … dallo stare benissimo al bloccarmi completamente!”  
 
AB: “Come stai reagendo all’infortunio?”
Marta: Ho fatto fisioterapia, in particolare la Tecar che è un trattamento elettromedicale. Il problema principale è che il dolore non è localizzato al ginocchio, mi prende tutta la gamba.
Un paio di settimane fa ho provato a correre per testare il punto preciso che mi duole. Così facendo ho appurato che non ho un punto fisso e preciso. Il dolore varia e sembra quasi spostarsi da una zona all’altra della gamba: a volte il tibiale, a volte il gluteo, altre volte il ginocchio. Dalla risonanza magnetica risulta che ho un problema al menisco e alla cartilagine. Inizialmente ho pensato di poterlo risolvere in fretta, perché l’operazione al menisco in sé comporta tempi di recupero piuttosto brevi. Poi però la doccia fredda è arrivata dall’ortopedico, che mi ha spiegato che la lesione al menisco è vecchia e non c’entra con i problemi che ho adesso. Nemmeno i problemi alla cartilagine giustificano il dolore che sento quando mi muovo. Dolore che non mi impedisce comunque di fare le scale di corsa, di pedalare per due ore,  di fare i balzi e di nuotare con il pull buoy. Ora sto facendo un lavoro con il fisioterapista, che è anche osteopata, di cui mi fido al 1000 per mille. E’lo stesso che mi ha risolto il problema alla schiena. Devo far riassorbire l’ematoma vicino alla cartilagine. Nello stesso tempo ho già iniziato a lavorare sulla schiena e sull’appoggio del piede. L’idea è che ci possa essere un “disassesto”, cioè uno scompenso dovuto più che altro dalla schiena. Ci sono dei momenti che non riesco nemmeno a fare un passo, altri in cui penso che potrei correre. E’un dolore che definirei a intensità variabile.”  (Sorride a denti stretti)
 
AB: “Quindi avresti preferito che ci fosse stata la classica lesione al menisco?”
Marta: Sì, speravo fosse quella, in quindici giorni sarei tornata come prima. Invece i tempi si allungano e non so ancora quando riuscirò ad essere a pieno regime.”
 
AB: “Pensi che dovrai rinunciare a gare che avevi già programmato?”
Marta: Credo di no, spero che mi sarò rimessa in sesto in tempo, per il primo appuntamento importante che è il 7 giugno (virus permettendo). Poi ne ho uno il 7 settembre e una maratona ad ottobre. Il primo appuntamento è un Triathlon Olimpico, per cui punto ad allenarmi bene perlomeno con la bici.”
 
AB: “Sappiamo che prima di questo infortunio ti eri rotta sei volte il ginocchio, fatta male ad un piede, fratturata una caviglia e avevi avuto anche problemi alla schiena. Premesso questo, ti chiedo se ti succede mai di avere dei momenti di assoluto sconforto, o rabbia?
Marta: Se sapessi che servisse a qualcosa, allora mi arrabbierei, (Ride) ma so che è meglio reagire positivamente e quindi cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno: 1) non sono completamente ferma; 2) appena riaprono le piscine potrò nuotare con il pull buoy; 3) riesco a pedalare senza particolari problemi; 4) ho la palestra a casa a mia, a mia completa disposizione e la sto usando.
 Ecco, in un certo senso anche nella sfortuna mi sento privilegiata. Quindi mi consolo così e so che lavorando bene riuscirò a velocizzare il mio recupero. Proprio ieri ho ripreso a correre …. e spero di continuare a farlo intensificando giorno dopo giorno il carico di lavoro durante questo mese di clausura”.

 
AB: “Come hanno reagito le persone che ti stanno vicino alla notizia del tuo infortunio? Ti hanno consolata e coccolata?” 
Marta: Mi prendono in giro, altro che coccole! Un infortunio non è la fine del mondo, e se perdi qualche gara ti puoi rifare più avanti. Bisogna reagire … e l’entusiasmo non deve mai mancare!”
  
AB: “Sei scaramantica?” 
Marta: “Beh, io credo che ogni atleta abbia i suoi riti e le sue personali scaramanzie.”
 
AB: “Qual è la tua scaramanzia pre-gara? Hai una liturgia tutta tua?” E inizia molto prima della gara?”
Marta: No no, inizia circa cinque minuti prima …Però sono molto concentrata e metodica, guai a chi mi parla il giorno della gara!”
 
AB: “C’ entra la religione nei tuoi rituali scaramantici? Sei credente e praticante?” 
Marta: “Poco, poco. Direi che la mia è una spiritualità molto laica, una semplice ricerca del contatto con me stessa per trovare concentrazione e sconfiggere le paure.”
 
AB: “Quando arriva la tensione prima della gara?” 
Marta: “Mah, il giorno che precede la gara lo passo a “smontarmi”, nel senso che emerge in me un’insicurezza che tende a minare tutte le certezze. Poi, per fortuna, supero tutto 5 minuti prima della gara, quando riesco a trasformare l’insicurezza in forza ed energia positiva.”
 
AB: “Allora raccontaci qualcosa di più su quei cinque minuti che precedono la gara!” 
Marta: “Beh qualche cosa vorrei tenerla per me, non posso raccontare tutto!” (Sorride e saluta)
 
 
 
Aris Baraviera, Milano, 13 marzo 2020.

“MAX” ROVELLI: ELEGANZA, FRAGILITA’ E FORZA

20200306_160827.jpg
Massimiliano Rovelli (Max) che abbiamo conosciuto nei precedenti articoli, è di aspetto assai giovanile e dal portamento elegante. Milanese di nascita ma residente a Vigevano, si è inserito perfettamente nell’ambiente in cui vive, nonostante sia uno dei pendolari che quotidianamente fanno avanti indietro dal centro di Milano. Alcune volte in treno, altre volte in macchina o in scooter.
Quando lo incontro, in centro a Milano, veste in modo informale, ma con capi che rivelano grande eleganza e ottimo gusto: pantaloni di velluto grigio fumo a righe, e una giacca piuttosto aderente che gli mette in risalto le spalle ampie e squadrate. Sulla camicia chiara spicca una cravatta color lilla. Ci sediamo ai tavolini deserti di un bar, ordiniamo del prosecco e chiacchieriamo, scacciando i pensieri del Coronavirus per almeno mezz’ora.
 
AB: “Qual è il tuo idolo in ambito sportivo?”
Max: “Mi ispiro a Baldini, maratoneta, mezzofondista e campione olimpico ad Atene nel 2004.  E’ biondo con gli occhi azzurri, mi assomiglia. (Ride) Mi piace molto di testa …è un grande! Nel calcio invece ho amato Roberto Baggio, Platini e Del Piero: ho sempre apprezzato la fantasia… l’estro.”  
 
AB: “A parte Baldini, a chi ti senti di somigliare?”
Max: (Ride) “I miei amici mi chiamano il Kevin Costner dei poveri …”
 
AB: “Anche i tuoi sono nati a Milano?”
Max: “Sì, Milano. Mio padre era un giocatore dell’Inter degli anni Cinquanta. Ha giocato anche al Vigevano, al Soresina e in Calabria. Era una mezzala sinistra forte. Ha giocato anche con Bearzot!” (L’espressione del viso diventa molto fiera)
 
AB: “Hai iniziato a lavorare presto?”
Max: “Sì, anche se non ricordo precisamente la data. Quando studiavo ed ero poco più che un bambino aiutavo già il fruttivendolo sotto casa mia. Lo facevo perché mi piaceva, non per soldi. Mio padre allora mi dava ben 50.000 lire alla settimana per le mie spesette, ed era una bella cifra! Cmq il lavoro vero è iniziato in un’azienda di galvanica, facevamo lavorazioni sull’alluminio. Io sono perito meccanico. Sognavo di diventare collaudatore, perché la mia passione erano le macchine e i motori. Dopo il militare però sono andato in Rinascente, dove mio padre ricopriva il ruolo di dirigente. Poi, un po’ per caso, sono arrivato dove sono ora, cioè negli uffici di un teatro…”
 
AB: “Perché non sei riuscito ad intraprendere la strada da collaudatore?”
Max: (Riflette un attimo prima di rispondere)Mah, sai… i miei genitori mi seguivano abbastanza, per quello che potevano… (adesso sembra perplesso) perché erano già separati. Si sono lasciati nel 1978, quando io avevo solo dieci anni. Ecco, non dico che siano stati i primi a beneficiare del divorzio in Italia …ma nella mia scuola ce n’erano pochissimi che avevano i genitori separati, forse due! Per alcuni anni ho sofferto un po’, perché mi è venuta a mancare la terra sotto i piedi …. e forse sono stato un po’ fragile e poco equilibrato. Non avevo problemi particolari nello studio … non sono mai stato bocciato, né ho mai avuto esami di riparazione, ma per fare il collaudatore sarebbe servita più stabilità, più impegno nello studio e due genitori più liberi mentalmente di seguirmi e sostenermi.”
 
AB: “Come sei cambiato rispetto alla persona che eri una volta?”
Max: Prima ero più pignolo e rigido. Da un po’ di anni lo sono meno, mi sono ammorbidito. Sono sempre stato curioso, ma ora lo sono ancora di più. La mia forza è che ascolto, ascolto tanto e osservo per carpire tutte le informazioni possibili, poi ‘rubo il lavoro’ e miglioro.”
 
AB: “Che sensazione susciti alle persone che incontri?”
Max: Invidia, ad esempio il mio amico Alberto è invidioso delle mie prestazioni nelle gare podistiche. In allenamento risponde colpo su colpo, ma in gara non riesce a esprimere tutto il suo potenziale e quindi si attapira ...” (Ride di gusto)
 
AB: “A parte gli scherzi, davvero sei oggetto di invidia?  
Max: C’è tanta invidia nella società, la sento sulla pelle, nelle piccole cose come nelle grandi. A volte sembra quasi il motore che fa girare tutto…” (Il tono della voce è diventato molto serio)
 
AB: “Hai qualche rimpianto in ambito sportivo?” 
Max: “Beh, se fossi stato seguito un po’ di più da bambino e da ragazzo, forse avrei potuto giocarmi le mie carte nel mondo del calcio. O almeno credo. Dico calcio perché negli anni Ottanta non era ancora di moda il running, c’era l’atletica … ma io non la praticavo. Comunque va bene così, la vita è bella lo stesso.”  (Sorride e sembra felice o perlomeno sereno)
 
AB: “Come ti ha cambiato il running?” 
Max: Mah, non saprei. Forse sono diventato solo più salutista. In ogni caso il running richiede fatica, costanza e altruismo, ed è per questo che magari ti migliora un po’. Devi sempre dare senza se e senza ma.”
 
AB: “Il running è una filosofia di vita? Solo se impariamo ad accettare e sopportare il dolore attraverso la resilienza possiamo raggiungere i nostri obiettivi?” 
Max: Sono un tipo pratico, e queste cose per me lasciano un po’ il tempo che trovano. Non mi piacciono i voli pindarici. Credo che sia giusto sognare, ma lo è ancora di più avere i piedi ben piantati per terra. Nella vita tutti vorrebbero essere bravi come Ronaldo, ma di Cristiano Ronaldo ce n’è uno solo, gli altri devono volare basso …”
 
AB: “Sei credente?” 
Max: “Sono cattolico anche se vado raramente in chiesa. Credo molto negli angeli protettori, ognuno di noi ne ha uno.”
 
AB: “E ti proteggono durante le gare?” 
Max: (Sorride) No dai, non confondiamo il sacro con il profano …”
 
 
AB: “Le gare più belle o quelle a cui sei più affezionato?” 
Max: (Ci pensa un attimo) “La Maratona di Nizza e la Scarpa d’Oro di Vigevano. Ma ce ne sono tante di gare belle davvero!”
 
AB: “Ma che fine hanno fatto le ragazze che correvano con voi qualche anno fa?” 
Max: “Ci hanno schiodato, siamo rimasti solo noi maschietti: io, Francesco, Andrea e Alberto. Che amarezza!” (Sorride)
 
 
Aris Baraviera, Milano, 1marzo 2020.
 

GUERRA E PACE

GUERRA E PACE
Alle 7.45 di sabato 15 febbraio, Massimiliano Rovelli è in Piazza Ducale a Vigevano, dove un tempo c’era la parte posteriore della Chiesa Cattedrale e dove ora sorge la facciata barocca del Duomo. E’ lì davanti. Da qualche minuto sta aspettando l’arrivo di Andrea e Francesco per la seduta odierna di allenamento che li vedrà impegnati insieme in un percorso lungo circa 24 km.
Max oggi sente i piedi pesanti e ha come l’impressione che non riuscirà a correre, che le gambe non si muoveranno come dovrebbero. E’ convinto che non riuscirà a tenere il passo neppure con le signore del vicinato che stanno facendo la loro passeggiata ad andatura sostenuta.  E’ reduce da un trittico di gare che l’ha un po’ sfiancato: Il 19 gennaio era a Novara per la Mezza Maratona di San Gaudenzio, il 2 febbraio alla Mezza Maratona di Bergamo e il 9 febbraio alla Mezza del Castello di Vittuone. Spesso rigidità muscolare, accumulo di acido lattico e dolori ai legamenti durano giorni e giorni, e raccontano di battaglie combattute aspramente. E mentre sta pensando all’acido lattico, ecco arrivare i due amici che stava aspettando. Si salutano goliardicamente, poi iniziano a sfottersi subito, quasi a voler esorcizzare la fatica che oggi li attende.
 
A Vigevano la piazza la chiamano “il salotto” perché d’estate ci si può sedere ai tavolini ad ammirare gli affreschi e a percepire l’armonia di una regale anticamera d’ingresso all’imponente Castello visconteo-sforzesco. Sotto i portici le botteghe, un tempo occupate dai commercianti di lana e seta, oggi offrono shopping di qualità o hanno lasciato spazio ai bar, alle gelaterie e alle pasticcerie. I tre runner sembrano attratti da una vetrina piena zeppa di cioccolatini, ma poi decidono come al solito di recarsi al bar dagli amici Maurizio e Cristina, che dista pochi passi dalla piazza.
Appena usciti dal bar, Max, Andrea e Francesco iniziano a lentamente a correre, con l’obiettivo di arrivare ai laghi di Santa Marta che distano poco più di 10 km dal centro di Vigevano. L’allenamento inizia precisamente alle 8,00, il suono delle campane accompagna i loro passi che si dirigono verso il Ticino e verso la nebbia della campagna vigevanese.
 
Max oggi fa fatica a stare al passo con gli altri due. Ha le gambe indurite e non respira correttamente, anche perché continua a chiacchierare trattenendosi a stento dal ridere. Francesco è solo apparentemente più serio. L’apparenza svanisce quando racconta ad Andrea di aver appena regalato a Max la rivista “Motociclismo”, contrariamente a quanto aveva fatto lo scorso anno, quando aveva scelto di donargli l’abbonamento alla rivista “Correre”. Francesco prende in giro Max. Ride e scommette con Andrea che nei prossimi mesi l’amico trascurerà la corsa a beneficio della nuova super moto enduro che ha appena comperato. Ripete il concetto più volte prima di aumentare il passo, distanziando gli altri due e incurvandosi come a voler essere aerodinamico. Max reagisce insultando Francesco e chiamandolo “Nano maledetto” come a voler sottolineare la buffa postura. La prima parte dell’allenamento è così, decisamente frivola e scanzonata come spesso accade ai tre, che adesso continuano ad insultarsi.
 
Passa qualche minuto e il silenzio finalmente prende il sopravvento. I runner hanno appena ingranato la marcia e l’allenamento sembra farsi serio. Ora l’aria entra dolcemente nel loro petto e poi esce. I cuori si espandono e si contraggono silenziosamente a velocità regolare. I polmoni come mantici instancabili, portano ossigeno ai loro corpi. Sembra quasi di sentirne distintamente il fruscìo.
Prima di arrivare ai Laghi di Santa Marta, i ragazzi passano vicino al campo da golf Selva Alta Sporting Club dove incrociano i golfisti con i loro carrellini. Quando arrivano alla meta sono praticamente al giro di boa.  Ora Max si sente rigenerato, le gambe finalmente girano bene, il dolore è passato.  
I Laghi di Santa Marta sono due bacini dalla circonferenza di circa 1 chilometro ciascuno. La profondità massima è di 23 metri. In prossimità dei laghetti scorre un gradevole ruscello che per un po’ affianca i runner e c’è una fontanella dove i tre hanno appena bevuto.
 
Lasciando i laghi, Max e compagni si avviano poi verso una salita in cima alla quale tempo fa avevano incontrato una volpe bellissima e spaventata. Dopo la salita arrivano alla frazione della Sforzesca dove c’è un piccolo cimitero. Passato quello, si sentono in dirittura di arrivo, e ora procedono decisi e sereni. Quando corrono, e smettono di chiacchierare, semplicemente corrono, nel vuoto.  In quella sospensione spazio-temporale, pensieri ogni volta diversi si insinuano nelle loro menti. Si formano e ruotano attorno al nulla. Sono pensieri leggeri come nuvole che vagano nel cielo.
 
Mentre rientrano verso il centro di Vigevano, i tre riprendono a chiacchierare e a punzecchiarsi come se non ci fosse un domani, pur essendo ormai in debito di ossigeno. Max avverte distintamente anche una certa secchezza delle fauci e ricorda con nostalgia l’allenamento in cui si era fatto scortare dalla compagna Simona, che lo seguiva in bici e amorevolmente gli passava la borraccia ogni 5 chilometri.
Ora Max sente molto la fatica e avverte distintamente un dolore. Il dolore del corridore non solo è un dato ineluttabile ma diviene quasi un segno di appartenenza, un vessillo, è il dolore che scaturisce dalle “ferite”. Ferite di una guerra che nessuno gli ha chiesto di combattere, ma che non per questo è meno vera e non per questo fa meno male. 
L’allenamento finisce in piazza Ducale, praticamente lì dove era iniziato, verso le 9.45. Dopo essersi affondati le ultime stoccate, i tre si abbracciano calorosamente come a voler sancire una sorta di pace, o perlomeno una legittima tregua. In ogni caso ora si sentono in pace con loro stessi. E questo dopo un allenamento è l’unica cosa che davvero conta.
 
 
 
Aris Baraviera, Milano, 16 febbraio 2020.

IL CACCIATORE DI LEPRI -Nuova intervista a Massimiliano Rovelli-

IL CACCIATORE DI LEPRI -Nuova intervista a Massimi...
AB: “Massimiliano, è così importante per te il running?”
Max: Il running mi aiuta tanto. (Sospira) Mi aiuta perché scarico lo stress. La regola è che non devi pensare a nulla mentre corri. Se hai un problema non te lo devi portare dietro, perché altrimenti ti blocca. Devi correre lasciando scorrere tutto. Ecco, non devi  pensare proprio a nulla. La corsa deve essere un momento tuo,  di libertà e di godimento, solo così resetti veramente tutto. Appena ti viene in mente qualcosa di strano, il fiato ne risente sùbito e sei spacciato! Dopo la corsa invece, se ti sei allenato bene ovviamente, puoi affrontare tutto con uno spirito nuovo. E puoi  dare alle cose e ai problemi la giusta importanza che hanno, senza  esagerazioni. ”
 
AB: “Ti alleni da solo o preferisci la  compagnia?”
Max: “Mi alleno quasi sempre in compagnia. Amo il gruppo e cerco di condividere con gli altri le tabelle di allenamento, le gare e più in generale tutti gli obiettivi sportivi e ricreativi ”
 
AB: “In base a quali caratteristiche scegli il parco dove allenarti?”
Max: “La prima cosa che guardo è se c’è o meno una fontanella, specialmente se devo fare un percorso lungo. Poi credo sia importante avere una salita o perlomeno un ponticello, se ti devi allenare a fare delle ripetute o se hai una tabella di allenamento variabile. Poi ancora è importante essere lontano dallo smog, quindi meglio un parco molto verde e meglio ancora se è lontano dalle tangenziali o dalle strade trafficate. Come ultima cosa,  mi viene in mente che sarebbe utile disporre di una certa variabilità di percorsi, dove puoi scegliere quello che ti serve in un dato momento: asfalto, erba o sterrato.”
 
AB: “In quali parchi ti alleni solitamente?”
Max: “Quando corro con i miei amici di Settimo Milanese andiamo al Boscoincittà, al Parco di Trenno e al Parco delle Cave. Se corro invece dalle mie parti, e intendo vicino a Vigevano, allora andiamo  sulle sponde del Ticino. Qui non c’è un vero e proprio parco, ma è più un percorso per runner e ciclisti.”
 
AB: “Quando sei costretto a stare fermo, quanto ti manca la corsa?”
Max: “La chimica del running è incredibile … le endorfine sono come una droga! Quando non riesco a correre, perché sono impegnato o perché ho un problema fisico, mi sento un animale in gabbia … e non vedo l’ora di uscire! Io in genere esco con la nebbia, con la pioggia e con la grandine ….se voglio uscire esco !” (Sembra carico come una molla)
 
AB: “Durante la corsa quale dei cinque sensi ritieni sia più utile? Quale usi di più?”
Max: “La vista, sicuramente. Durante la gare, fissare le gambe della famosa ‘lepre’ è sempre utile e non è un caso che Eliud Kipchoge a Vienna, per scendere sotto le 2 ore,  si sia avvalso del loro aiuto…
Poi possiamo distinguere due scuole di pensiero: quelli che si mettono in scia dei runner veloci  facendosi appunto trascinare, e quelli che si incollano dietro alle belle ragazze e  osservano i loro glutei per distrarsi dalle fatiche della corsa …”
 
AB: “E tu che tipo di ‘lepre’ segui?”
Max: ”Il runner veloce. Ti confesso che mi è capitato di seguire anche la bella donna …”
(Ride)
 
AB: “Come è cambiata la tua dieta da quando corri?”
Max: “Beh, innanzitutto la corsa ti permette di mangiare un po’ di più visto che bruci tante calorie. Io sono un mangione e grazie alla corsa mi posso permettere qualche piatto in più ... Quando sei sotto gara però devi seguire un’alimentazione bilanciata e soprattutto non puoi permetterti di mangiare come se non ci fosse un domani…”
 
AB: “Nella rubrica Il mondo di Carlo abbiamo trattato temi ambientalisti. Volevo chiederti quanto tu ti senta ambientalista e cosa ne pensi della battaglia che sta facendo Greta Thunberg?”
Max: “Penso che ci volesse proprio una Greta per sensibilizzare i popoli e per dare una scossa. Ormai credo che non ci sia troppo tempo da perdere, perché quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. In Australia sono morti tantissimi animali ed è stata una cosa tristissima … io penso che l’uomo debba imparare dagli animali il rispetto della natura. Perché da quello che sta succedendo è troppo chiaro che i veri ‘animali’ siamo noi! Io auspico che possano nascere tante Greta perché la battaglia è urgente e impegnativa. In Italia mi è piaciuto molto quello che ha fatto Michela Brambilla. Ammiro la sua battaglia di sensibilizzazione e di rispetto per gli animali.” (Emotivamente sembra molto coinvolto)
 
AB: “Qual è il tuo libro preferito? Romanzo o libro sulla corsa? ”
Max: Uno dei libri che mi è piaciuto di più in assoluto è ‘Open’ del tennista Andre Agassi. Lo consiglio veramente a tutti. Sulla corsa ho trovato interessante ‘Correre è una Rivoluzione’ di Vijay Vad. Ora vorrei leggere ‘Mi chiamavano professor fatica’ di Luciano Gigliotti e Claudio Rinaldi.”
 
AB: “Come è cambiato il rapporto con la tua compagna Simona da quando fai running? ”
Max: (Sorride) I primi anni Simona era un po’ rigida e mi faceva pesare le uscite di allenamento. Poi ha capito che il running mi fa stare bene ed è diventata più permissiva.  Sto cercando di portarla nel favoloso mondo del running,  ma per il momento lei resiste con la sua palestra…”
 
 
Aris Baraviera, Milano, 01 febbraio  2020.

RUNNING, VALORI E FORME- Intervista a Massimiliano Rovelli-

RUNNING, VALORI E FORME- Intervista a Massimiliano...
AB: “Massimiliano, nel primo articolo abbiamo raccontato la tua metamorfosi da calciatore a runner, ti chiedo se possiamo definirti uno specialista della mezza maratona.”
Max: (Sorride)“Direi di sì, dopo sette anni di attività posso dire che è sulla mezza maratona che riesco a performare meglio ...”
 
AB: “Sappiamo che corri i 5km in 22’, i 10km in 45’, la mezza maratona in 1 h e 38’ e la maratona in 3 h e 50’ . Sbaglio o la distanza più lunga ti taglia un po’ le gambe?”
Max: “Beh sì, non solo a me direi … In effetti è vero e vorrei migliorare il mio personale proprio sulla maratona. Mi piacerebbe scendere a 3 h 40’. Tieni presente che scendere di 10 minuti è già tanta roba … Vediamo se avrò la costanza di allenarmi per arrivare a questo traguardo. Oggi mi alleno tre volte alla settimana, quattro in prossimità delle gare, dato che ho scelto una tabella di allenamento con carichi di lavoro di media intensità,  comunque non massacranti.”
 
AB: “Hai fatto poche maratone, vero?”
Max: “Il mio approccio alla maratona è stato un po’ sfortunato,  perché quando ho iniziato ad allenarmi per questa distanza ho subìto una serie di problemi alla bandeletta ileotibiale che mi hanno penalizzato molto. Vero comunque, ne ho corse poche.”
 
AB: “Quindi hai avuto molti infortuni?”
Max: “No, direi di no, perché oltre alla bandelletta ho subito pochi acciacchi e nulla di particolarmente grave e duraturo. E’ che con la bandeletta ci ho messo un po’ di tempo a convincermi che ero guarito davvero. Mi sono trascinato un po’ una certa sensazione psicologica di vulnerabilità ...”
 
AB: “Nell’articolo della settimana scorsa abbiamo raccontato che usavi l’applicazione Runtustic a San Remo. Che importanza hanno avuto per te i supporti di allenamento come il GPS?”
Max: “Le prime uscite da runner le ho fatte con il telefono legato al braccio, utilizzando l’applicazione Runtustic. Mi sono evoluto però, ora uso un orologio con funzione GPS, anche perché quando percorri lunghe distanze  ti pesa il braccio, ti dà proprio fastidio.”
 
AB: “Per quanto riguarda l’abbigliamento, qual è l’accessorio che secondo te è più importante?”
Max: (Riflette un attimo prima di rispondere)D’inverno curo molto l’abbigliamento tecnico, soprattutto se fa molto freddo. Uso delle magliette termiche, in primis quella chiamata ‘primo strato’. In pratica sotto la maglietta a maniche corte io ne indosso una a maniche lunghe. Comunque, per rispondere alla tua domanda, credo siano le scarpe l’accessorio più importante. Penso che andrebbero cambiate ogni 500/600 km percorsi per preservarsi da infortuni e da risentimenti alla schiena.”
 
AB: “Sei iscritto a qualche società sportiva? Per chi gareggi?”
Max: “No, io non sono iscritto a società sportive, ho una tessera che si chiama Runcard che mi consente di partecipare alle attività agonistiche che mi scelgo di volta in volta. Appartenere ad una società sarebbe molto impegnativo a mio parere e preferisco gestirmi così. Tre degli amici che corrono con me hanno la Runcard;  il quarto, Francesco,  è iscritto invece ad una società sportiva di Reggio Calabria.”
 
AB: “Francesco è forse l’amico che ti ha dato preziosi consigli sul mondo del running, giusto?”
Max: “Francesco Greco mi ha fatto innamorare del running. A lui sono grato prevalentemente per questo. Mi ha trasmesso la passione prima ancora di darmi ottimi consigli. L’ho conosciuto credo nel 2012 e grazie a lui sono cresciuto tantissimo come conoscenza di questo entusiasmante mondo. Lui sia allena come me tre volte alla settimana, però è più maratoneta di me, nel senso che lui lavora sulle distanze più lunghe rispetto alle mie.”
 
AB: “Che valori ci sono nel mondo del running? Qual è il tuo senso di appartenenza?”
Max: (Assume un’espressione molto seria) “Beh, credo che nel running ci siano valori importanti come il rispetto, il senso di aggregazione e la puntualità. Io li chiamo valori ma li puoi considerare semplicemente come doveri dello stare assieme, del condividere qualcosa con gli altri… Io non amo allenarmi da solo, mi piace correre in gruppo e per questo, a maggior ragione, tali regole diventano importanti per andare d’accordo e condividere un ideale comune.”
 
AB: “Alcuni amici ti descrivono come una persona intelligente, brillante, leale, altruista e coraggiosa. Cosa mi dici in proposito?”
Max: (Ride arrossendo un po’) “Sono troppo amici … e non mi sembrano particolarmente lucidi nel giudicarmi.  Sono  tropo buoni …perché  io sono pieno di difetti!”
 
AB: “Qualcuno però sostiene che sei pignolo, igienista e fissato con le pulizie: è davvero così?”
Max: “Sì sicuramente sono pignolo … Però con le pulizie adesso sono un po’ meno fissato di prima … Comunque sono molto ordinato, e la mia compagna non è da meno … ci siamo trovati. Nei miei cassetti tutto deve essere sempre al suo posto … l’ordine mi rilassa parecchio.” (Ride di gusto)
 
AB: “Il soprannome Trivella te lo sei guadagnato perché lavoravi sulle piattaforme …? Oppure  perché  ti prendevi cura di un’altra tipologia di “forme”, ovvero quelle più “curve”?
Max: ”Vedi, io ho passato anni d’oro da single … Mi sono separato nel 2004 e per alcuni anni mi sono dato da fare … da qui il nome Trivella!“  (Ride con evidente soddisfazione)
 
 
Aris Baraviera, Milano, 26 gennaio 2020.

LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE 1968

LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE 1968
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
Sole che batte sul campo di pallone
E terra e polvere che tira vento
E poi magari piove …
 
Massimiliano Rovelli, per gli amici Max, prima di diventare un runner aveva quasi sempre solo giocato a calcio, vantando l’appartenenza alla leva calcistica della classe 68 resa gloriosa dalla canzone di De Gregori.  Aveva iniziato da bambino nei pulcini dell’Aics Olmi, che era la squadra dell’omonimo quartiere nei pressi di  Baggio, a Milano. Da piccolo lui era una scheggia e puntava tutto sulla velocità. Faceva la punta, e i difensori avversari non lo prendevano mai.  Imparare l’arte di sfuggire alle “ciabattate” della madre lo aveva trasformato nel giocatore più veloce della sua squadra.
 
In età adulta, cioè negli anni Novanta, Max come molti suoi coetanei era approdato al calcio a 5 nei campetti milanesi fatti di erba sintetica. Max non amava solo praticare lo sport, amava soprattutto la compagnia e quelle interminabili serate, dove oltre al calcio giocato c’era poi, a seguire,  quello commentato al bar o in pizzeria.  Si iniziava sempre con l’argomento Juve, per poi passare al  Milan o all’Inter, e si finiva inevitabilmente --non si sa come-- a parlare di donne: della Schiffer, di Naomi Campbell, della Ferilli o della Cucinotta. Erano serate spensierate vissute intensamente nella Milano dei sindaci Pillitteri, Formentini e  Albertini, una città profondamente diversa da quella attuale.
 
Nonostante le sue brevi infatuazioni per il tennis, per la mountain bike e per lo sci alpino, gli anni del calcetto per Max sembravano destinati a durare per sempre.  E così probabilmente sarebbe andata  se non fosse stato per una specie di sfida a cui si era prestato all’inizio dell’anno 2013.  Un collega, con cui lui era solito praticare jogging al Parco di Trenno, gli aveva proposto di allungare un po’ il giro che abitualmente percorrevano e di provare a coprire un tragitto nuovo di 12 km. Quella insolita sfida lo  aveva stuzzicato,  e così nel giro di qualche tempo il traguardo era stato raggiunto e la sfida vinta da entrambi,  con enorme fatica, ma anche tanta inattesa e stupefacente soddisfazione. Nel mese seguente Max aveva iniziato ad allenarsi al Parco del Ticino con le scarpe da running comprate da Decathlon, a 20 euro. La preparazione era finalizzata alla 10 km della Stramilano del marzo 2013, che poi corse in un tempo che lui definisce “accettabile” e durante la quale venne letteralmente stregato e rapito  dall’atmosfera e dall’entusiasmo di quella manifestazione.
 
 Il vero salto di qualità l’aveva fatto l’estate dello stesso anno, a Sanremo,  dove la sua famiglia d’origine possedeva  una casa di villeggiatura. Lì si era allenato sul lungomare con l’ausilio dell’applicazione Runtastic e aveva imparato ad apprezzare la corsa favorito dai bellissimi panorami e dalla brezza marina. Max amava particolarmente sentirsi la salsedine sulla pelle. Complice un clima ideale , lì per la prima volta aveva anche percepito distintamente l’effetto inebriante delle endorfine prodotte dall’intenso allenamento ed era riuscito a percorrere 21 km in poco più di 2 ore. Abbronzato dal sole agostano e tirato a lucido dalla nuova tabella di allenamento, Max si pavoneggiava mostrando con orgoglio l’abbigliamento da professionista, il suo primo equipaggiamento da runner duro e puro.
 
Da quell’estate in poi era diventato un runner da mezza maratona, anche se non disdegnava le cosiddette tapasciate, le campestri alle quali partecipava nei weekend con amici e amiche  con i quali aveva costituito un gruppo molto affiatato.
Qualche anno dopo, quando  i 21 km sembravano calzargli a pennello,  si era messo in testa di correre una maratona vera e propria, da 42,195 km. Così, grazie ai preziosi consigli dell’amico Francesco, aveva deciso di prepararsi per la Maratona di Roma, in programma il 2 aprile del 2017. Max ricorda ancora distintamente i giorni della preparazione di quella gara,  che lui ingenuamente pensava di poter correre subito in meno di 4 ore.  Ricorda bene il mese di potenziamento, quello dedicato alla resistenza e il terzo in cui aveva forzato un po’ sulla velocità. Ricorda bene anche il  viaggio con gli amici nel Freccia Rossa di quella mattina del primo aprile 2017 in direzione della Capitale. Purtroppo ricorda anche la febbre da stress che lo aveva colpito in hotel la notte prima della maratona e l’ansia da prestazione che gli attanagliava la gola. Le notti dei maratoneti sono infatti spesso popolate di incubi. Lo stress fisico della preparazione ha forti ripercussioni anche a livello psicologico , e le sue sembianze sono quelle di fantasmi che ciascuno si porta dentro. Sono lì quegli spettri. Accompagnano il runner metro dopo metro, e sono le ingiustizie subite, i fallimenti, i lutti e le sconfitte , le occasioni perse e quelle che non si sono mai presentate. Ogni corsa è anche un’arma per far fronte a questi fantasmi.
 
Max era partito  fortissimo alla sua prima maratona e aveva seminato i compagni di avventura. Racconta però che al trentesimo chilometro aveva incontrato e conosciuto il famoso “muro” . Racconta che i muscoli delle gambe si erano bloccati, induriti come una vecchia gomma da masticare. Capacità di resistenza ne aveva ancora e anche la respirazione era regolare. Semplicemente le gambe non gli ubbidivano più. Lui voleva ancora correre, loro no. Si era dovuto fermare e aveva finito la corsa camminando. Aveva commesso insomma tutti gli errori tipici dell’amatore che, in quanto innamorato ma un  po’ sprovveduto, tende sempre a sbagliare per eccesso di generosità. Nonostante questo, oggi Max ricorda la felicità dopo quella prima maratona e la soddisfazione di aver potuto comunque vedere di persona  cosa c’è dietro al  famoso “muro” dei maratoneti, anche se in realtà in quell’occasione ci era andato a sbattere contro.
 
Dopo anni di gavetta, oggi Massimiliano è un runner  fatto e finito. L’occupazione non gli lascia molto tempo libero, ma riesce comunque ad allenarsi almeno tre volte alla settimana. Lavora in un ufficio che supporta  la produzione artistica in un teatro di Milano. Vive a Vigevano con la compagna Simona. Avremo comunque modo di conoscerlo meglio nei prossimi articoli dove cercheremo di tracciare un profilo sia del runner che dell’uomo, dei suoi segreti, vizi e virtù. Per ora possiamo anticiparvi che di lui si parla un gran bene e non solo nel mondo del running, ma diciamo in generale, come persona a tutto tondo. Dicono di lui che sia intelligente, brillante, leale, altruista e coraggioso. Qualcuno sostiene addirittura che  non abbia difetti. Le fonti che ci dicono questo però sono in “conflitto di amicizia”,  per cui vanno prese un po’ con le pinze. Alcune malelingue sostengono che sia un tipo pignolo e igienista, assolutamente fissato con le pulizie e con l’ordine della casa. Noi non sappiamo come stiano effettivamente  le cose e per questo motivo cercheremo di investigare a fondo per scoprire la verità.
Un’altra anticipazione che possiamo darvi è che nel corso delle festività natalizie pare abbia sforato un po’ con la dieta. Si teme infatti che alla prossima maratona possa non farcela a stare sotto il tempo delle 4 ore.
 
… Max non avere paura di non scendere sotto le 4 ore
Non è mica da questi particolari
Che si giudica un corridore
Un corridore lo vedi dal coraggio
Dall’altruismo e dalla fantasia …
 
 
Aris Baraviera, Milano, 18 gennaio 2020.