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LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE 1968

LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE 1968
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
Sole che batte sul campo di pallone
E terra e polvere che tira vento
E poi magari piove …
 
Massimiliano Rovelli, per gli amici Max, prima di diventare un runner aveva quasi sempre solo giocato a calcio, vantando l’appartenenza alla leva calcistica della classe 68 resa gloriosa dalla canzone di De Gregori.  Aveva iniziato da bambino nei pulcini dell’Aics Olmi, che era la squadra dell’omonimo quartiere nei pressi di  Baggio, a Milano. Da piccolo lui era una scheggia e puntava tutto sulla velocità. Faceva la punta, e i difensori avversari non lo prendevano mai.  Imparare l’arte di sfuggire alle “ciabattate” della madre lo aveva trasformato nel giocatore più veloce della sua squadra.
 
In età adulta, cioè negli anni Novanta, Max come molti suoi coetanei era approdato al calcio a 5 nei campetti milanesi fatti di erba sintetica. Max non amava solo praticare lo sport, amava soprattutto la compagnia e quelle interminabili serate, dove oltre al calcio giocato c’era poi, a seguire,  quello commentato al bar o in pizzeria.  Si iniziava sempre con l’argomento Juve, per poi passare al  Milan o all’Inter, e si finiva inevitabilmente --non si sa come-- a parlare di donne: della Schiffer, di Naomi Campbell, della Ferilli o della Cucinotta. Erano serate spensierate vissute intensamente nella Milano dei sindaci Pillitteri, Formentini e  Albertini, una città profondamente diversa da quella attuale.
 
Nonostante le sue brevi infatuazioni per il tennis, per la mountain bike e per lo sci alpino, gli anni del calcetto per Max sembravano destinati a durare per sempre.  E così probabilmente sarebbe andata  se non fosse stato per una specie di sfida a cui si era prestato all’inizio dell’anno 2013.  Un collega, con cui lui era solito praticare jogging al Parco di Trenno, gli aveva proposto di allungare un po’ il giro che abitualmente percorrevano e di provare a coprire un tragitto nuovo di 12 km. Quella insolita sfida lo  aveva stuzzicato,  e così nel giro di qualche tempo il traguardo era stato raggiunto e la sfida vinta da entrambi,  con enorme fatica, ma anche tanta inattesa e stupefacente soddisfazione. Nel mese seguente Max aveva iniziato ad allenarsi al Parco del Ticino con le scarpe da running comprate da Decathlon, a 20 euro. La preparazione era finalizzata alla 10 km della Stramilano del marzo 2013, che poi corse in un tempo che lui definisce “accettabile” e durante la quale venne letteralmente stregato e rapito  dall’atmosfera e dall’entusiasmo di quella manifestazione.
 
 Il vero salto di qualità l’aveva fatto l’estate dello stesso anno, a Sanremo,  dove la sua famiglia d’origine possedeva  una casa di villeggiatura. Lì si era allenato sul lungomare con l’ausilio dell’applicazione Runtastic e aveva imparato ad apprezzare la corsa favorito dai bellissimi panorami e dalla brezza marina. Max amava particolarmente sentirsi la salsedine sulla pelle. Complice un clima ideale , lì per la prima volta aveva anche percepito distintamente l’effetto inebriante delle endorfine prodotte dall’intenso allenamento ed era riuscito a percorrere 21 km in poco più di 2 ore. Abbronzato dal sole agostano e tirato a lucido dalla nuova tabella di allenamento, Max si pavoneggiava mostrando con orgoglio l’abbigliamento da professionista, il suo primo equipaggiamento da runner duro e puro.
 
Da quell’estate in poi era diventato un runner da mezza maratona, anche se non disdegnava le cosiddette tapasciate, le campestri alle quali partecipava nei weekend con amici e amiche  con i quali aveva costituito un gruppo molto affiatato.
Qualche anno dopo, quando  i 21 km sembravano calzargli a pennello,  si era messo in testa di correre una maratona vera e propria, da 42,195 km. Così, grazie ai preziosi consigli dell’amico Francesco, aveva deciso di prepararsi per la Maratona di Roma, in programma il 2 aprile del 2017. Max ricorda ancora distintamente i giorni della preparazione di quella gara,  che lui ingenuamente pensava di poter correre subito in meno di 4 ore.  Ricorda bene il mese di potenziamento, quello dedicato alla resistenza e il terzo in cui aveva forzato un po’ sulla velocità. Ricorda bene anche il  viaggio con gli amici nel Freccia Rossa di quella mattina del primo aprile 2017 in direzione della Capitale. Purtroppo ricorda anche la febbre da stress che lo aveva colpito in hotel la notte prima della maratona e l’ansia da prestazione che gli attanagliava la gola. Le notti dei maratoneti sono infatti spesso popolate di incubi. Lo stress fisico della preparazione ha forti ripercussioni anche a livello psicologico , e le sue sembianze sono quelle di fantasmi che ciascuno si porta dentro. Sono lì quegli spettri. Accompagnano il runner metro dopo metro, e sono le ingiustizie subite, i fallimenti, i lutti e le sconfitte , le occasioni perse e quelle che non si sono mai presentate. Ogni corsa è anche un’arma per far fronte a questi fantasmi.
 
Max era partito  fortissimo alla sua prima maratona e aveva seminato i compagni di avventura. Racconta però che al trentesimo chilometro aveva incontrato e conosciuto il famoso “muro” . Racconta che i muscoli delle gambe si erano bloccati, induriti come una vecchia gomma da masticare. Capacità di resistenza ne aveva ancora e anche la respirazione era regolare. Semplicemente le gambe non gli ubbidivano più. Lui voleva ancora correre, loro no. Si era dovuto fermare e aveva finito la corsa camminando. Aveva commesso insomma tutti gli errori tipici dell’amatore che, in quanto innamorato ma un  po’ sprovveduto, tende sempre a sbagliare per eccesso di generosità. Nonostante questo, oggi Max ricorda la felicità dopo quella prima maratona e la soddisfazione di aver potuto comunque vedere di persona  cosa c’è dietro al  famoso “muro” dei maratoneti, anche se in realtà in quell’occasione ci era andato a sbattere contro.
 
Dopo anni di gavetta, oggi Massimiliano è un runner  fatto e finito. L’occupazione non gli lascia molto tempo libero, ma riesce comunque ad allenarsi almeno tre volte alla settimana. Lavora in un ufficio che supporta  la produzione artistica in un teatro di Milano. Vive a Vigevano con la compagna Simona. Avremo comunque modo di conoscerlo meglio nei prossimi articoli dove cercheremo di tracciare un profilo sia del runner che dell’uomo, dei suoi segreti, vizi e virtù. Per ora possiamo anticiparvi che di lui si parla un gran bene e non solo nel mondo del running, ma diciamo in generale, come persona a tutto tondo. Dicono di lui che sia intelligente, brillante, leale, altruista e coraggioso. Qualcuno sostiene addirittura che  non abbia difetti. Le fonti che ci dicono questo però sono in “conflitto di amicizia”,  per cui vanno prese un po’ con le pinze. Alcune malelingue sostengono che sia un tipo pignolo e igienista, assolutamente fissato con le pulizie e con l’ordine della casa. Noi non sappiamo come stiano effettivamente  le cose e per questo motivo cercheremo di investigare a fondo per scoprire la verità.
Un’altra anticipazione che possiamo darvi è che nel corso delle festività natalizie pare abbia sforato un po’ con la dieta. Si teme infatti che alla prossima maratona possa non farcela a stare sotto il tempo delle 4 ore.
 
… Max non avere paura di non scendere sotto le 4 ore
Non è mica da questi particolari
Che si giudica un corridore
Un corridore lo vedi dal coraggio
D’all’altruismo e dalla fantasia …
 
 
Aris Baraviera, Milano, 18 gennaio 2020.