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il mondo di Carlo

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IL TREKKING STORIOGRAFICO

Carlo sul Pasubio -- il 19 settembre -- guidato dall’AMM Veronica Compagnoni

 

Il Monte Pasubio è un massiccio delle Alpi orientali, tra le province di Vicenza e Trento, nel gruppo delle “Piccole Dolomiti”. E’uno dei luoghi simbolo della Grande Guerra che cominciò nella sua forma devastante soltanto nella primavera del 1916 dopo la Strafexpedition austro -ungarica che l’esercito italiano arrestò in quei luoghi.

Il percorso della Strada delle 52 Gallerie ha uno svolgimento di circa 6,5 km, di cui 2,3 in galleria. Si parte da Bocchetta Campiglia -- m. 1216 -- per arrivare al rifugio Achille Papa a m. 1934, dopo aver toccato anche quota 2020. La strada è una mulattiera che venne realizzata dall’esercito italiano nel 1917, da febbraio a novembre, con lo scopo di offrire un passaggio protetto ai militari per i rifornimenti delle truppe, dato che l’altra strada esistente -- degli Scarrubbi-- esponeva i soldati al fuoco nemico. La larghezza media del percorso è di circa 2,5 metri, La pendenza media è del 12% con una massima del 22%. A ciascuna delle 52 gallerie è stato assegnato un numero progressivo ed una denominazione. La maggior parte delle gallerie misura poche decine di metri, la più lunga però misura 320 metri.

 

Dopo l’escursione ci siamo messi in contatto con Carlo e Veronica.

 

AB: “A che ora siete partiti?”

Veronica: “Alle 6,50 da Arco”.

Carlo: “Io dalla casa di Garda alle 6,00. Da Macherio sono arrivato lì la sera prima”.

 

AB: “E a che ora vi siete messi in cammino?”  

Veronica: “Credo fossero le nove”.

Carlo: “Le nove precise”.

 

AB: “Che tipo di difficoltà presentava il percorso?”

Veronica: “Il CAI indica che il sentiero è per esperti, la sigla è EE, quindi non è considerato un sentiero banale. Il tracciato di per sé è largo, il fondo è sconnesso con la presenza di ciottoli. Dentro la galleria c’è la roccia spaccata e simil scaloni piuttosto bagnati per l’umidità della montagna, con una visibilità che ovviamente non è quella dell’esterno, per cui bisogna fare attenzione. Tenendo conto del dislivello, che è di 784 metri, e della lunghezza del percorso che è di circa 7 km, lo sviluppo in salita è di 7 Km e in discesa è di 9. Io la considero una gita di media difficoltà.”.

Carlo: “Piuttosto impegnativo … ma per fortuna sono allenato e ce l’ho fatta bene. Inoltre, lungo la strada, Veronica mi ha dato alcuni preziosi consigli sulle tecniche della camminata”.

 

AB: “Ho saputo che un incidente ha visto coinvolto un ragazzo qualche ora dopo il vostro passaggio. Lì ci sono dei punti a strapiombo o particolarmente pericolosi? Ho letto che il sentiero non è accessibile alle bici”.

Veronica: “Beh, ci sono parecchie pareti verticali lungo la strada, e all’uscita delle gallerie trovi i cosiddetti ‘Vai’, cioè discese piuttosto repentine. Quindi bisogna prestare attenzione, soprattutto nei punti panoramici, dove ho notato che c’era qualche toppa d’erba cedevole. Poi quando c’è tanta gente bisogna anche stare attenti anche ai sorpassi, evitando quindi di sporgersi sul ciglio del sentiero”.

Carlo: “Io soffro di vertigini, ma non ho avuto particolari problemi, perché comunque il sentiero non è stretto. Però è chiaro che devi stare attento perché le pareti verticali non ammettono distrazioni”.

 

AB: “Quale galleria vi è piaciuta di più?”  

Veronica: “Premetto che non è la prima volta che faccio questa escursione. La galleria più bella secondo me è la numero 19, che è elicoidale, cioè fa un paio di giri su se stessa -- tipo scala a chiocciola – ed esce più in alto con una pendenza non banale. Tieni presente che è una galleria piuttosto buia con una sola apertura. Quando esci da lì fai un tratto all’esterno e, prima di entrare nella numero 20, ti volti e puoi vedere un torrione di roccia molto suggestivo”.

Carlo: “Faccio fatica ad identificarle con i numeri … comunque sottoscrivo tutto quello che ha detto Veronica!”. (RIDE)

 

AB: “Avete qualche aneddoto simpatico da raccontare?”

Veronica: “Beh abbiamo incontrato due piccoli camosci con la loro mamma …che meraviglia!”.

Carlo: “Aggiungo anche che, quando eravamo ancora in macchina, un camoscio aveva appena attraversato la strada che stavamo percorrendo. E sono cose che noti perché non capitano tutti i giorni”.

 

AB: “C’è qualcosa che non vi è piaciuto?”  

Veronica: “Beh, abbiamo trovato troppa gente. Questi posti e la rievocazione della memoria dei soldati che cento anni fa hanno combattuto lì meriterebbero più silenzio”.

Carlo: “Direi, complice una bellissima giornata di fine estate, abbiamo trovato tantissime persone che hanno avuto la nostra stessa idea”.

 

AB: “Quanto è durata l’escursione?”  

Veronica: “Mmh … allora, la salita con le visite alle gallerie è durata circa tre ore”.

Carlo: “Ecco, alle 12 eravamo al rifugio e alle 13 siamo ripartiti da lì. Durante la discesa abbiamo fatto tappa in una malga e siamo arrivati al posto auto poco dopo le 16. Da lì, poi, due ore per arrivare a Torbole e un’altra ora per me che dovevo fare ritorno a Garda”.

 

AB: “Soddisfatti della giornata?”  

Veronica: “La presenza di tantissime persone ha complicato un po' le cose: questi sono posti di valore storico dove senti il bisogno di nutrire lo spirito, preservandoti anche momenti per la riflessione su ciò che ha rappresentato questa strada … Da una parte mi rende felice constatare come questa montagna sia così apprezzata, dall'altra però rilevo che il sovraffollamento diventa un limite pratico all'escursione e rappresenta un elemento di ostacolo nel contatto tra individuo e natura. La prossima volta la riproporrò in un periodo con meno frequentazione. Spero che Carlo abbia colto comunque tutta la bellezza della montagna e il fascino di questi posti …”.

Carlo: “Mi è piaciuta tantissimo la giornata anche se devo ammettere che quando c’è troppa gente lungo il sentiero si perde qualcosa. Ringrazio Veronica che ha saputo trasmettermi delle informazioni interessanti con molta leggerezza, senza caricarmi di nozioni. Inoltre sono felice di essere stato in questi luoghi che conservano intatto il loro grande fascino.

Aggiungo anche che sono contento di aver mangiato lo yogurt presso la malga che abbiamo incontrato e non vedo l’ora di gustarmi i formaggi che ho comprato lì …(RIDE)

In fondo non è solo lo spirito che ha bisogno di nutrimento!”. (RIDE ANCORA E SALUTA)

 

 

Aris Baraviera, Milano, 25 settembre 2020.

 

 

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…NE E’ PASSATA DI ACQUA SOTTO I PONTI!

Carlo alle prese con la gara di nuoto in preparazione al Triathlon

 

 

Sono passate da poco le 16,00 di sabato 5 settembre: Carlo fa qualche passo sulla spiaggetta del lungolago Diaz, raggiunge la pedana e si poi tuffa nel lago dove muove le prime bracciate. Oggi le partenze sono scaglionate per motivi di sicurezza. I 250 atleti che gareggiano hanno almeno un metro di distanza tra loro.

 

A Sirmione (Brescia) è arrivato con moglie e figlia. Sono partiti da casa, da Macherio, alle 13,00 e sono arrivati qui alle 14,30. E’ una bella giornata di fine estate e il piccolo paese è davvero super affollato. Per motivi legati al Covid sono state cancellate le gare sui 100, 200 e 400 metri, oltre alla staffetta.  Le altre restano confermate, compresa quella a cui è iscritto Carlo, che è la “Short” da 1800 metri.

 

Dopo qualche decina di bracciate, passa di fianco alla prima boa e gira a destra, poi si avvia verso il Porto Castello, un porticciolo turistico adiacente alla Darsena del Castello Scaligero.

 

Il bellissimo Castello Scaligero del XIII secolo è un’opera completa e ben conservata, ed è anche un esempio di fortificazione lacustre. Le mura e le torri sono caratterizzate dalle merlature a “coda di rondine”, tipico delle costruzioni scaligere. I Della Scala, detti anche Scaligeri, furono una dinastia che governò la città di Verona per 125 anni, dal 1262 al 1387. Il castello venne realizzato per ordine di Mastino Della Scala, da non confondere con Cangrande Della Scala, l’esponente più famoso della dinastia e amico e protettore di Dante Alighieri.

 

Carlo non ha studiato il tracciato preparato dagli organizzatori e, lanciando un’occhiata mentre fa la respirazione, ha come la sensazione di essere appena entrato nel letto di un fiume che taglia trasversalmente la penisola di Sirmione e qualcosa non gli torna.

Passato il porto canale, raggiunge velocemente la boa numero 2 e lì gira a sinistra. Ora nuota nel lago aperto e sembra aver trovato il ritmo giusto e una buona sincronia tra respirazione e bracciata. E’ contento di poter indossare la muta che migliora il galleggiamento nell’acqua dolce e oggi spera di non perdere il palloncino galleggiante che si sta trascinando dietro. Non sarebbe la prima volta che gli succede.

 

Una distanza come quella odierna è piuttosto ostica per uno come lui, che in acque libere l’ha percorsa davvero poche volte. E’ successo qualche settimana fa (tempo realizzato 49 minuti) ed a metà agosto, quando ha attraversato il laghetto alpino di Levico Terme: 900 metri da sponda a sponda, andata e ritorno. Poi alcune altre volte a Garda, sempre nello stesso mese. Stavolta comunque è davvero fiducioso e sente di potercela fare grazie al lavoro svolto durante l’ultimo anno ai master di nuoto, dove con la coach Luana ha potuto affinare la tecnica della respirazione legandola con più fluidità alla bracciata.

 

In prossimità della boa direzionale, Carlo viene richiamato dai giudici di gara perché sta andando fuori rotta: purtroppo ha già allungato il percorso di quasi 100 metri!  Lui non si scompone, nonostante abbia anche appena ingurgitato più volte l’acqua del lago a causa delle onde.  E’ che non aveva previsto che nel lago ci fossero le onde …  in effetti in genere le onde ci sono solo al mare o quando tira vento!
Ora è alla boa 3 ed ecco che gira a sinistra e con la coda dell’occhio, pur essendo controsole, scorge le Grotte di Catullo.

 

Con il termine Grotte di Catullo si intende i resti di una antica villa romana che copre l’area di due ettari. La costruzione risale tra il primo secolo a.c. e il primo d.c.  L’ingresso principale della villa era a sud, verso la terraferma, e dava accesso al piano superiore residenziale e dotato anche di un settore termale. Allo stesso livello, lungo i lati , si sviluppavano, affiancati, loggiati e terrazze scoperte fino al belvedere proteso sull’acqua. Il settore centrale della residenza era invece occupato da un grande spazio aperto rettangolare. Qui c’era il giardino, circondato sui lati da un porticato e suddiviso internamente da vialetti ed aiuole. Pitture parietali ci restituiscono l'immagine di simili aree a verde, mantenute ben curate e con vegetazione rigogliosa. La villa è stata attribuita a Catullo perché nelle sue liriche c’è un riferimento “all’amata casa di Sirmione”.  Pur tuttavia non vi è la certezza che sia davvero riconducibile al poeta.

 

Alla boa 4, Carlo gira a sinistra e viaggia in parallelo alla costa, direzione sud. La bracciata è sempre piuttosto fluida, cosi come il movimento delle gambe. In prossimità della boa 5 chiede ad una ragazza in canoa la conferma di non essere fuori percorso. La ragazza è dello staff dell’organizzazione e prontamente gli indica che la boa è distante solo poche decine di metri.  Carlo sollevato riprende a nuotare, poi svolta a destra e s’invola verso la Spiaggia del Prete, dove c’è l’arrivo.

 

La moglie e la figlia, che lo avevano accompagnato sul lungolago Diaz per la partenza, stanno dirigendosi verso la Spiaggia del Prete. La camminata per le vie del paese nei mesi estivi e nei giorni festivi è sempre piuttosto affollata. Sirmione offre ai suoi turisti negozi di ogni genere. Oltre a quelli di souvenirs, non mancano negozi di prodotti enogastronomici, come olio, limoni, vino lugana e boutique di abbigliamento, scarpe e accessori. Sara e Ilaria, che si sono fermate solo il tempo di consumare un gelato, ora camminano lentamente gustandosi il panorama.

 

Carlo taglia il traguardo con la consapevolezza che avrebbe potuto coprire una distanza ancor maggiore. Ha percorso 1899 metri in 50’ e 18’’ ad una velocità media di 2’39’’/100 metri (24 bracciate /minuto).

E’ felicissimo per avercela fatta e non gli importa che la classifica odierna non gli sorrida più di tanto (non sono poi tantissimi i nuotatori che gli sono arrivati dietro). Bacia la moglie e la figlia. Dopo essersi asciugato frettolosamente si collega ai social mentre sgranocchia delle patatine e beve birra: vuole subito comunicare che ce l’ha fatta e ringraziare Marta (coach di Triathlon) e Luana (coach di Nuoto) per tutto il supporto tecnico e morale, senza il quale non sarebbe mai riuscito a coprire gli odierni 1800 metri.

 

La redazione si congratula con Carlo, sapendo bene che è da pochi anni che lui pratica questo sport. Noi tutti, ricordiamo la sua delusione dopo la gara di Cernobbio (23 luglio 2018), in cui aveva dovuto abbandonare la competizione per le difficoltà incontrate in acqua. Un ritiro che aveva suscitato delusione e amarezza e che avrebbe potuto sancire l’addio alle sue speranze di diventare un triatleta.

Per fortuna e carattere, Carlo ha saputo convertire la delusione in sfida e voglia di rivalsa. Sembra ieri, ma tante cose sono cambiate da allora: ne è passata di acqua sotto i ponti!

 

 

Aris Baraviera, Milano, 6 settembre 2020.

 

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AGOSTO, RIPOSO MIO NON TI CONOSCO

Carlo a Garda: vacanze, allenamenti e trekking


 

Incontro Carlo a Garda mentre faccio ritorno dalle montagne del Trentino. Ci siamo dati appuntamento vicino all’imbarcadero, nel primo bar dopo la fontana e il giardinetto. Lui ordina una birra, io un cocktail analcolico.

Garda oggi è un paesino affollato di turisti, soprattutto tedeschi, che passeggiano sul lungolago e nei vicoli, molti dei quali stanno godendosi un gelato.

Mi racconta che si sta allenando tutti i giorni e che corre da Garda a Bardolino, sul lungolago, percorrendo quasi sempre 11 chilometri in direzione Lazise. Qui, con questi scorci e panorami, non sente la mancanza dei parchi dove è solito allenarsi. Monza e Macherio possono quindi attendere, anzi attenderlo.

 

Carlo conosce bene questi luoghi perché è diversi anni che viene qui in vacanza e le gite super classiche le ha già fatte tutte: Sirmione, Peschiera, Gardone, Malcesine, Il Parco Natura Viva di Bussolengo, il Parco Giardino Sigurtà che è tappa fissa, la funivia per il Monte Baldo. Pertanto quest’anno le nuove escursioni con la famiglia le ha fatte in Trentino, in particolare vicino al lago di Levico.

Quello che non conosceva del Lago, e che quest’anno ha iniziando invece ad apprezzare, sono le montagne che circondano quest’acqua, in alcuni punti così pulita e cristallina e in altri un po’ limacciosa, come quella di certi canali, che devi guardare con attenzione per vedere se si muove oppure è ferma e morta come sembra.

 

Nell’articolo precedente vi avevamo parlato dell’escursione sul Monte Altissimo con Veronica Compagnoni. Oggi scopriamo che Carlo ha partecipato ad una nuova gita di Trekking sulla cima del Monte Parì, nella zona del Lago di Ledro, non lontano da Riva del Garda. L’escursione, come la precedente, era guidata dal medesimo AMM (Accompagnatore di Media Montagna). La piccola spedizione era composta da Veronica, Carlo e altre due ragazze e la camminata si è rivelata molto impegnativa, data la pendenza e la lunghezza del sentiero. Purtroppo, arrivati in cima, i quattro escursionisti non hanno potuto godersi il meritato panorama, dato che tutte le nuvole della zona si erano nel frattempo addensate lì, tutt’ attorno alla croce della cima.  

Sul Monte Parì Carlo ha comunque potuto ammirare un ospedale in pietra costruito dagli austriaci durante la prima guerra mondiale e si è trovato, a distanza di una settimana dalla gita sul Monte Altissimo, sul fronte opposto rispetto ai cunicoli scavati dagli Italiani.

 

Mentre sorseggia le ultime gocce di birra rimasta nel bicchiere, Carlo mi parla con molta enfasi dell’esperienza recente del Trekking. Io faccio appena in tempo a constatare quanto Veronica (la AMM) sia stata capace di generare in Carlo il desiderio di conoscere meglio questi luoghi e queste montagne, che lui mi parla dell’evento di settembre al quale vuole partecipare e per il quale si sta già informando. Si tratta del cammino nella “Strada delle 52 gallerie” del massiccio del Pasubio, in pratica di un percorso di 6555 metri, dei quali 2335 nelle gallerie scavate nella roccia durante la prima guerra mondiale.  E’ lì con me, ma con la testa non vede l’ora di essere all’uscita della 47ma galleria, dove si raggiunge il punto più altro della strada (2000 metri) e dal quale si può vedere un panorama grandioso.

 

Ordiniamo ancora da bere, stavolta Carlo prende anche lui un analcolico.

Ora mi mostra sulla cartina i percorsi che ha completato nei giorni scorsi con la bici.  Uno è facile e lineare e prevede una puntatina nella città di Verona; l’altro molto difficile, ma altrettanto affascinante: è partito da Garda ed è salito per 40 km fino a raggiungere lo Chalet Novezza e la Bocca di Navene a 1400 metri, per poi arrivare al Rifugio Graziani a 1600 metri, nei pressi della cima del Monte Baldo.

Dopo la salita è sceso fino ad arrivare in riva al lago, un po’ più a nord di Malcesine e precisamente a Torbole. Da Torbole poi ha percorso quasi 80 km per raggiungere Garda. Alla fine i km sono stati 120,3.

 

Ci portano il conto come a farci capire che il nostro tavolo è ambito da altri avventori.

Ora Carlo mi indica con la mano il tratto di lago in cui si sta allenando a nuoto in questi giorni. Mi fa segno che in genere lui parte dalla bella spiaggetta che c’è più a nord e arriva fino a Punta San Vigilio. E’ un tracciato che ripete più volte, dato che si sta preparando alla gara in programma a settembre a Sirmione, che prevede una distanza di 1800 metri. La tabella di allenamento in acque libere è stata preparata da Marta (all. Triathlon). A fine mese però, Carlo, dovrà completare anche il carico assegnatogli da Luana (all. Nuoto) per il lavoro in vasca.

 

Stiamo per pagare il conto quando Carlo si ricorda di non avermi parlato di Martina Dogana.

Il 13 agosto proprio nella spiaggetta che lui mi ha appena indicato, si è allenato con i ragazzi del “Martina Dogana Triathlon Team” e dopo l’allenamento sono andati tutti in pizzeria. Carlo è felice quando ha la possibilità di allenarsi con Martina, che lui considera un’amica oltre che una grande campionessa.

 

Ci alziamo e ci allontaniamo dal bar, ma Carlo è ancora carico di aneddoti e di racconti. Qui in vacanza non ci si annoia.

 

 

Aris Baraviera, Milano, 24 agosto 2020.

 

 

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IL MONTE ALTISSIMO

 In attesa del ritorno alle gare podistiche, Carlo si dedica al Trekking nell’Alto Garda


AB: “Ben ritrovato Carlo, quindi ti sei dato al Trekking?”

Carlo: “Beh, saltuariamente l’ho sempre praticato. Pensa che prima ancora di dedicarmi al Running e al Triathlon, era il solo sport che praticavo”.

 

AB: “Come mai l’Alto Garda?”

Carlo: “Sto trascorrendo le mie vacanze con la famiglia a Garda ed ero affascinato dall’idea di conoscere meglio queste vette che non mi sono troppo familiari … e ho fatto una bellissima escursione!”.

 

AB: “Dove sei stato?”

Carlo: “Sul Monte Altissimo, che è la vetta più alta della parte trentina della catena del Monte Baldo”.

 

AB: “Con chi sei andato?”

Carlo: “Eravamo solo io e la guida”.

 

AB: “Come mai solo voi?”

Carlo: “Perché fino a poco tempo fa lei svolgeva anche altre attività, se non sbaglio tipo consulente forestale o cose del genere, ora si è messa in proprio come guida, ma è solo all’inizio … inoltre la faccenda del Covid 19 e il fatto che ci siano pochi turisti da queste parti non aiuta a trovare gente che si voglia aggregare”.

 

AB: “Da dove siete partiti?”

Carlo: “Ci siamo trovati al rifugio Graziani, se non ricordo male quindi a 1581 metri di altezza. Io sono partito da Garda in auto e per salire su al Graziani ci ho messo poco più di 1 ora. Da Garda mi sono diretto verso l’entroterra, per intenderci sono andato verso Affi e Cavaion Veronese, anzi precisamente Caprino Veronese, che è un po’ più su. Poi ho preso la Strada Provinciale 3 che va a nord e da lì sono salito per circa 50 km. Si va su piano piano perché sono tutte curve e si passa da Ferrara di Baldo, che è un posto che conosco dove c’è lo Chalet Novezza in cui sono stato a mangiare la settimana scorsa con amici”. 

 

AB: “E da lì poi?”

Carlo: “Abbiamo iniziato a camminare sul Sentiero dei Cirmoli, costellato di tantissime aghifoglie del genere Pinus e ci siamo diretti verso quota 2.100, che era il nostro obiettivo. Tieni presente che la catena del Monte Baldo divide il lago di Garda dalla valle dell’Adige, dove si trova l’autostrada A22 del Brennero. Salendo quindi s’inizia a vedere il lago, per cui la salita è rallentata da bellissimi punti d’osservazione dove si è quasi obbligati a fermarsi per godersi il panorama”.

 

AB: “E’ stata faticosa la salita?”

Carlo: “No, ma non è banale come sentiero ...”.  

 

AB: “Il passo era piuttosto sostenuto?”

Carlo: “No dai, la ragazza ha avuto pietà di me e non ha forzato troppo”. (Ride)

 

AB: “Cosa hai apprezzato particolarmente?”

Carlo: “Il panorama, la chiesetta che c’è in cima e soprattutto il fascino dei cunicoli scavati nella roccia che si possono anche visitare e che costituirono l’ultimo baluardo italiano prima del confine austriaco nel corso della Prima Guerra Mondiale”.

 

AB: “Sì infatti, perché nel corso della Grande Guerra, le province di Trento e Trieste erano sotto l’impero Austro-Ungarico. Te l’ha ricordato anche la guida?”

Carlo: “Sì, mi ha mostrato grossomodo la linea di confine e mi ha raccontato appunto che Riva del Garda, essendo in provincia di Trento, era in territorio austriaco”.

 

AB: “Che effetto ti ha fatto pensare che 100 anni prima in quello stesso posto in cui ti trovavi tu si combatteva una dura guerra?”

Carlo: “Beh, sì una certa emozione l’ho provata …”.

 

AB: “Il 24 maggio 1915, dopo quasi dieci mesi di neutralità, il Regno d’Italia metteva fine alla Triplice Alleanza con gli Imperi di Germania e Austria-Ungheria ed entrava in guerra al fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia, che costituivano la Triplice Intesa. Fino ad allora, nonostante l’irredentismo italiano, gli austriaci erano stati comunque nostri alleati per più di 30 anni. Il nuovo scenario venutosi a creare spostava tutta la tensione internazionale sul confine tra Italia e Austria”.

Carlo: “In vetta mi è venuto in mente il film di Monicelli con Sordi e Gassman, “La Grande Guerra”.  E’ un connubio di tragedia e commedia. I due protagonisti sono due soldati italiani che vengono catturati dagli austriaci proprio sulla linea del fronte. Pur non essendo due soldati modello, che pensavano solo ad uscire indenni dalla guerra, poi morirono comunque in circostanze eroiche”.

 

 AB: “Tornato alla contemporaneità, mi dici dove avete mangiato?”

Carlo: “Beh ci siamo fermati in un rifugio, io però a dire la verità mi ero portato un panino…”.

 

AB: “Visto che hai avuto la fortuna di avere una guida tutta per te, posso chiederti cosa ti è costata?”

Carlo: “La quota era fissa, niente di che, 30 euro”.

 

AB: “E’ stata brava la guida, sei contento?”

Carlo: “Veramente una persona preparata: sentieri, luoghi, botanica, storia. Mi sono trovato benissimo e la consiglio vivamente!  Si chiama Veronica Compagnoni. Mi ha anche dato consigli sui percorsi che ho intenzione di fare in bici nei prossimi giorni”.

 

AB: “Cos’altro ci dici di Veronica, come l’hai conosciuta?”

Carlo: “Beh, il contatto l’ho avuto su internet e quindi l’ho trovata perché cercavo una guida per l’Alto Garda. Per essere precisi, lei è un AMM, cioè un Accompagnatore di Media Montagna, dal 2017. E’ una figura professionale abilitata a condurre singoli o gruppi su terreni escursionistici senza limiti altitudinali. Sono però esclusi i terreni dove sia necessario l’impiego di attrezzature alpinistiche quali corde, imbraghi, piccozze etc. E’una ragazza di circa trent’anni che abita ad Arco in Trentino ed è originaria della Valtellina”.

 

AB: “La prossima meta di Trekking?”

Carlo: “La settimana prossima, con la stessa guida sulle montagne attorno al Lago di Ledro…”.

 

AB: “Grazie Carlo, è stato un piacere ritrovarti!”

Carlo: “Il piacere è mio. Ciao ci si becca!“.

 

Aris Baraviera, Milano, 17 agosto 2020.

 

 

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LA MIA PRIMA QUARANTENA

AB: “Ben ritrovato caro Carlo!”
Carlo: “Ciao a voi e ai vostri lettori”.  
 
AB: “L’ultimo articolo che ti riguardava era di fine 2019, come hai iniziato il 2020 e cosa stavi facendo prima del lockdown?”
Carlo: “L’ultima gara del 2019 l’ho fatta a novembre, a Riva del Garda. Poi avrei dovuto ricominciare a marzo dell’anno nuovo, dopo lo stop forzato che mi ero auto-imposto. Poi le cose sono andate come sapete e cioè che oggi non sta correndo nessuno. Nei primi mesi del 2020 mi sono allenato bene: correvo, andavo in bici e nuotavo con piacere, facevo almeno quattro attività settimanali”.
 
AB: “Hai detto che avresti ricominciato a marzo con le gare, ci puoi spiegare che cosa avevi in programma?”
Carlo: “Avrei dovuto riprendere le gare il primo di marzo, a Vimercate, con la formula del Triathlon Indor. La gara è stata annullata qualche giorno prima. La successiva uscita importante sarebbe stata poi in Liguria, ad Andora, il 26 aprile, con il Triathlon Sprint, per poi passare al Triathlon Olimpico dopo l’estate, almeno così ero rimasto d’accordo con la personal trainer Marta”.
 
AB: “Durante il lockdown hai lavorato da casa?”
Carlo: “Sì, sto lavorando in smart working dal 10 marzo, da quando mi sono reso conto che non era più il caso di girare per farmacisti con i quali lavoro sempre a stretto contatto.  Ormai era arrivato il momento di dover stare a casa e provare a gestire il tutto, come possibile, via telefono e pc. Già a fine febbraio molti clienti si rapportavano a me come se fossi un untore”. (Ride, scuotendo la testa)
 
AB: “Come è andata la convivenza forzata con moglie e figlia?”
Carlo: Bene dai, anche mia moglie ha lavorato in smart working dato che fa l’insegnante. Posso dire che è stata positiva la convivenza a tre; prima del lockdown, mia figlia la vedevo poco, a volte solo la mattina quando la accompagnavo all’asilo. Ecco, quando tutto ritornerà come prima mi mancherà il contatto e il rapporto che ho avuto con lei in questo periodo”. 
 
AB: “Ci sono stati anche momenti difficili a livello psicologico?”
Carlo: No, per fortuna non ci sono stati momenti di particolare crisi. Durante i weekend ho avvertito un po’ di senso di vuoto e poi ho sofferto di insonnia, questo sì purtroppo. Credo sia dovuto al fatto che ora mi muovo e mi stanco meno di quanto non facessi prima. Penso invece che mia figlia abbia un po’ sofferto la mancanza del contatto con i coetanei. Credo che a 5 anni stare tutto il giorno con mamma e papà sia un po’ una forzatura, forse lei è quella che ne ha risentito di più in senso negativo”.
 
AB: “A parte lavorare, cos’altro hai fatto in questo periodo?”
Carlo: Ho guardato poco la TV perché c’erano virologi e politici dappertutto. Ho letto parecchio, tre libri, uno dietro a l’altro: ‘I promessi sposi di Manzoni’, un grande classico che ho apprezzato come non avevo fatto a scuola, ‘L’Eterno marito’ di Dostoevskij e ‘I Vicerè’ di Federico De Roberto. Leggevo soprattutto di sera, ma anche nei tempi morti del lavoro durante il giorno”.
 
AB: “Sei riuscito ad allenarti? Hai le tabelle preparate da Marta?  
Carlo: Mi sto allenando tutti i giorni, circa un’oretta al giorno. Quattro volte alla settimana faccio i rulli, che simulano la pedalata vera e propria. Gli altri tre giorni faccio ginnastica a corpo libero con esercizi preparati da Marta, che posso anche visualizzare tramite video su whapp oppure direttamente su You Tube.  Gli esercizi a corpo libero prevedono soprattutto addominali, flessioni e squat. Per i rulli uso una APP che con l’ausilio della corrente elettrica applica una resistenza che simula le salite e le discese, così l’allenamento risulta anche più divertente, oltre che efficace”. 
 
AB: “Cosa ti è mancato di più durante questo periodo?” 
Carlo: “Beh, mi sono mancati gli affetti più cari, mamma e fratello in primis e i rapporti umani in genere, anche con i miei clienti.  Ho proprio evitato di andare a trovare mia madre perché temevo di poter essere in qualche modo contagioso, anche se non ho mai avuto sintomi che me lo facessero credere veramente. Con lei mi sono comportato come se fossi stato in quarantena.  Durante questo periodo mi è mancata tantissimo la corsa e sono contento che dal 4 maggio si possa riprendere a frequentare il parco e  fare running. Mi è mancata soprattutto la “spensieratezza” della corsa che spero di poter ritrovare appena possibile (fa un sospiro di sollievo).  So che c’è gente che ha corso in cortile, poi ho sentito di uno che ha fatto 50 km in balcone (ride a crepapelle) … ma non penso che stia benissimo”. (Riesce a stento a concludere la frase)
 
AB: “Cosa cambia per te dal 4 maggio?” 
Carlo: “Beh, potrò andare a correre e questo non è poco e poi andrò a trovare i ‘congiunti’, in particolare mia mamma. Mentre a livello lavorativo non cambia nulla, forse potrò riprendere a muovermi, e ad incontrare i clienti, magari dal 18 maggio. Per ora gli obiettivi li ho raggiunti lo stesso, da casa, per cui anche se aspetto ancora un po’ … va bene lo stesso. Tornando alle corse spero che dopo l’estate l’incubo sia già finito. Vorrei tanto poter fare un Triathlon Sprint a settembre e sogno la Maratona di Venezia a ottobre”.
 
AB: “Non sarà mai più come prima?” 
Carlo: “Mi sto toccando scaramanticamente. No, dai, io spero che in autunno torneremo alla normalità. Ma non saremo più buoni di prima come dicono, anzi, forse saremo anche più str..zi!”. (Ride di gusto)  
 
Aris Baraviera, Milano, 3 maggio 2020.

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ANNO CHE VA … ANNO CHE VIENE

Ricorderemo il 2019 che si sta chiudendo per l’impresa di Eliud Kipchoge, che ad ottobre ha terminato al Prater di Vienna una maratona in meno di due ore. Ci aveva già provato nel 2017 a Monza, ma aveva fallito per soli 26 secondi. Nonostante il suo non sia un tempo ufficiale valido per i record (per svariate ragioni, tra cui le lepri che si sono alternate), vedere Kipchoge fissare il tempo di 1h 59’40’’ ci fa capire che tutte le barriere possono essere battute prima o poi e che bisogna sempre sognare in grande. Del resto un vecchio adagio dice che “Bisogna volere l’impossibile, perché l’impossibile accada.”
L’atletica è in continuo e costante avanzamento come la tecnologia, a differenza del progresso civile che invece, come ben sappiamo, è caratterizzato da fasi di lineare procedere che si alternano alle  interruzioni e agli  arretramenti di civiltà.  E ultimamente,  proprio gli arretramenti di civiltà sono sotto gli occhi di tutti …
 
Dal punto di vista dell’attualità e della politica, ricorderemo il 2019 per le telefonate di Donald Trump in Ucraina che hanno spalancato le porte dell'impeachment, per le limitazioni imposte a Hong Kong da Carrie Lam, per lo slogan  “Get Brexit Done” ripetuto ossessivamente da Boris Johnson, per l’uccisione del Califfo Abu Bakr Al-Baghdadi, per i primi scricchiolii del potere imposto dal “sultano” Erdogan,  e per la lotta politica in Venezuela tra Maduro e Guaidò. Il 2019 verrà ricordato anche per Greta Thumberg, persona dell’anno secondo il Times, nonostante il Nobel mancato.  
Ricorderemo l’anno anche per le vicende politiche italiane che hanno portato al cambio della guardia tra il Governo gialloverde e il Governo giallorosso.  E proprio tali nostrane vicende hanno colpito particolarmente Carlo,  come lui stesso ha spiegato alla nostra redazione: “La scorsa estate sono rimasto molto sorpreso da Salvini: non mi aspettavo che  facesse saltare  il Governo. Inizialmente credevo fosse un atto impulsivo, un colpo di caldo agostano … Ora, anche vedendo come si stanno mettendo le cose,  ritengo che lui avesse calcolato il rischio.  Il rischio era quello che  potesse nascere un qualcosa senza di lui, una coalizione che comunque non avrebbe potuto  durare a lungo, almeno secondo i suoi calcoli.”
 
Il 2019 che sta per finire sarà ricordato da Carlo come l’anno in cui è finalmente riuscito a diventare un vero triatleta dopo tanto allenamento in vasca, come è lui stesso a raccontarci al telefono: “In effetti, come soddisfazione personale non ho dubbi nel dire che portare a termine le gare di Triathlon è stata la gioia più grande … Tanta gioia, ma anche tanta fatica! Tieni presente che il 23 dicembre, mentre voi eravate in giro per comprare gli ultimi regali, io ero nella piscina di  Limbiate che mi allenavo per i Master …”
Un anno, il 2019,  che ha visto il nostro runner  fare scelte importanti per preservarsi dallo stress e dal mal di testa. Una decisione che ha trovato molto spazio in questa rubrica è stata quella di non partecipare alla gara di Venezia, come lui stesso ci ricorda:  “Raga, non so se l’avete letto:  proprio quest’anno che io non sono andato alla Maratona di Venezia … c’è stato un clima atmosferico fantastico! Ecco, io sono il solito fortunello!”
 
La scelta di preservarsi e di continuare ad allenarsi senza lo stress dell’agonismo continua tutt’ora. Questo non significa che Carlo si sia adagiato in una zona di confort, dove la comodità di non cambiare niente vince su tutto il resto, e dove le cose non sono come vengono desiderate senza che si faccia  nulla per trovare una soluzione di svolta. Carlo infatti si allena assiduamente anche ai cambi di ritmo, di intensità, di carichi di lavoro, senza però cedere alla tentazione di iscriversi alle affascinanti gare che caratterizzano questo periodo dell’anno, come ad esempio la Maratona di Reggio Emilia, la Christmas Run di Roma, la Podistica di Santo Stefano in provincia di Bologna e la Scarpadoro di Capodanno a Vigevano. Al telefono ci ha raccontato qualcosa della sua recente quotidianità sportiva : “Mi sto allenando bene, cinque giorni a settimana, e nonostante le feste non sono ancora caduto nella tentazione di rimanere tra le mura domestiche al calduccio. Con la stagione fredda faccio attenzione a cambiarmi subito dopo l’allenamento, a non farmi sorprendere dalla pioggia, a riscaldarmi bene prima di correre ed a vestirmi con maniche lunghe, calzamaglia e giacchino antivento. Non mi copro troppo però, perché temo di sudare e preferisco quindi patire un po’ di freddo durante i primi chilometri. Ho da poco pianificato la mia prima uscita del 2020: correrò il Trindoor di Vimercate del 26 gennaio, che in pratica è un allenamento indoor pianificato e curato nei minimi dettagli. La prova consiste in 20 minuti di Swim in piscina, 30 minuti di Bike Spinning e 20 minuti di Running sul tapis roulant. Credo che sia una formula sperimentale molto molto divertente, o almeno è quello che mi auguro. A febbraio sarò invece a Pordenone per uno stage con Martina Dogana.”
 
Dato che sugli impegni agonistici Carlo ci è sembrato piuttosto evasivo, lo abbiamo provocato un po’ chiedendogli esplicitamente se nel 2020 ritornerà a correre e a quali gare abbia intenzione di iscriversi –  a parte gli allenamenti di Vimercate e Pordenone.  Gli abbiamo anche riferito che l’oroscopo di Runner Word Italia per il 2020, per il segno della Vergine, che è il suo segno, prevede pochissimi cambiamenti e  solo a livello di abbigliamento, in particolare delle scarpe. Questa la sua risposta immediata e piuttosto sibillina: ”Al giorno d’oggi ci sono tantissimi tipi di corse e gare adatte a tutte le tipologie di atleti. Uscire dalla propria area di sicurezza e provare qualcosa di nuovo potrebbe aprire le porte di un mondo completamente diverso, fatto di avventura, viaggi e divertimento. Se non provo, non saprò mai cosa mi sto perdendo. Io comunque non credo agli oroscopi, anche se scritti  da giornali autorevoli.  Allora buon anno nuovo  raga, ci becchiamo nel 2020!”

NDR  dalla foto il "Carlo" appare sempre un pò...perplesso dunque ,noi che lo conosciamo, al di là dei proclami ,ci immaginiamo per il 2020 il solito.. Carlo! 

  
Aris Baraviera, Milano, 29 dicembre 2019.

 

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IL LATO UMANO DELLE TABELLE

AB: “Ben ritrovata Marta Carradore, come va?”
Marta: (Sorride)“Bene dai non mi lamento, anche se questo è un periodo molto impegnativo”.
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AB: “Sei stata molto impegnata con le gare?”
Marta: “No, le gare le ho praticamente finite a fine settembre, anche se poi ne ho fatta ancora una un po’ particolare con la mountain bike. Sono stata impegnata perché novembre è stato un periodo di progettazione. Come Outdoor Training abbiamo lanciato il progetto ‘360 Run’, che in pratica è la corsa vista da specialisti diversi”.
 
AB: “Cioè? Spiegaci in che cosa consiste.”
Marta: “Abbiamo affrontato l’aspetto della Biomeccanica e Tecnica della corsa, la Propriocettività & Core Stability, che è la percezione del corpo in movimento, il Mental Training, cioè la psicologia della corsa e infine l’aspetto fisioterapico della Prevenzione infortuni e auto-trattamento”.
 
AB: “Infatti, mi avevano riferito che curi molto la tecnica, poi ricordo personalmente che già tempo fa eri affascinata dal  Mental Training ... è ancora così?”
Marta: (Ride) “Verissimo, la tecnica è il mio lavoro … mentre la psicologia è il sogno nel cassetto. Un cassetto che per il momento deve restare chiuso perché una doppia laurea, stavolta in psicologia, non me la posso permettere, adesso come adesso. A me capita di dare consigli su come approcciare mentalmente la gara. I miei sono consigli dettati più che altro dall’esperienza, ma senza la presunzione che possano avere una valenza di carattere scientifico-psicologico”.
 
AB: “Cosa ci puoi dire della Tecnica della corsa?”
Marta: La tecnica è una, ma bisogna adattarla alle caratteristiche di ognuno. A me piace molto lavorare sulle sensazioni, sugli stimoli individuali. L’analisi è di tipo funzionale sui singoli segmenti corporei e su come lavorano in rapporto alla dinamicità. Il focus sul movimento è finalizzato a far crescere la consapevolezza, che non è poi così scontata come si è portati a credere dal fatto che la corsa è naturale e ovviamente una pratica antica. La cosa importante è lavorare sulla percezione del proprio corpo quando si corre”.
 
AB: “Come procede la tua collaborazione con Martina Dogana nel settore giovanile? Quanto ti ha arricchito questo rapporto?”
Marta: ”Martina si pone alla pari nonostante sia una campionessa così affermata. E’ una ragazza semplice che si fa in quattro per gli altri e non è piena di sé come ti aspetteresti da una persona che ha una certa fama. Io con lei sono migliorata molto negli allenamenti ed è in questo che ritengo lei sia davvero trainante”.
 
AB: “Nuovi progetti per Outdoor Training?”
Marta: “Ci sono tanti progetti e idee interessanti, ma per il momento non vorrei parlarne perché è ancora prematuro. Posso solo confermarti che qualcosa di bello sta già bollendo in pentola”.
 
 AB:“Cosa ci dici di Carlo lontano dalle corse? Cosa ne pensi di questa scelta? L’hai condivisa con lui?”
Marta: “E’ una decisione che sicuramente abbiamo preso assieme, quando Carlo aveva spesso mal di testa. Ho avuto l’impressione che  le gare iniziassero a pesargli un po’, non tanto da un punto di vista fisico ma mentale. Ho colto un po’ di stanchezza, forse anche un po’ di stress. L’opportunità di differire l’iscrizione a Venezia gli ha permesso di spostare la gara al 2020. Credo che il mal di testa non gli desse l’opportunità di prepararsi bene, o perlomeno come desiderava farlo,  e questa cosa lo irritava parecchio. Ora credo vada meglio.  Appoggio totalmente questa scelta” .
 
AB: “Carlo ha già delle gare in agenda per il 2020? Quando sarà la prima? “
Marta: (Ride) “Ne abbiamo già parlato … e qualcosa è già in calendario, ma è ancora tutto top secret, prossimamente potremo dire qualcosa di più”.
 
AB: “Continua ad esserci un ottimo feeling tra te e Carlo, e considerando che lui non è un tipo troppo malleabile, secondo me questo mette in evidenza la tua sensibilità nel curare i rapporti umani e sintonizzarti sugli  obiettivi dei tuoi atleti. Cosa mi dici in proposito?”
Marta: “Un aspetto che a me piace tanto del mio lavoro è il contatto con le persone. Cerco sempre, per quanto mi sia possibile, di curare l’empatia e di far emergere dagli atleti il meglio, sia dal punto di vista fisico che da quello caratteriale-motivazionale. La buona relazione va curata giorno per giorno e deve sempre rimanere accettabile anche nelle giornate no, cioè nei giorni in cui le cose  non girano per il verso giusto. Per me la cosa più importante è capire sempre le esigenze dei miei atleti, perché non esiste una tabella perfetta che possa andare bene per tutti. Il lavoro che io do loro da fare deve sempre rispondere anche al profilo caratteriale della persona ed è cucito su misura”.
 
AB: “Marta, su questa rubrica abbiamo trattato il tema di come sviluppare i cinque sensi per migliorare le prestazioni del runner. Tu che ne pensi?”
Marta: (Si prende una piccola pausa prima di rispondere) “Io personalmente non ho mai sviluppato tale sensibilità, però non metto in dubbio che altri l’abbiano fatto perché la cosa è soggettiva. Io curo molto la respirazione e in questo modo cerco anche di stabilizzare e abbassare il battito cardiaco”.
 
AB: “Sempre qui, in questa testata on-line, abbiamo chiesto a Carlo di parlarci dei suoi romanzi preferiti. Qual è il primo libro che a te viene in mente, o meglio ancora,  quello che ti è piaciuto di più in assoluto?”
Marta: (Sorride) ”Un libro che mi è rimasto molto impresso è ‘Le parole che non ti ho detto’, di Nicholas Sparks”.
 
AB: “Concludendo, mi dici quanto ti piace la battaglia ambientalista di Greta e cosa ne pensi dei giovani che la seguono sempre più diffusamente?”
Marta: “Oddio, io credo che tutti nel nostro piccolo dobbiamo fare delle cose concrete per la salvaguardia dell’ambiente. Bisogna fare attenzione però, perché molta gente segue le mode ambientaliste senza la convinzione e la competenza che una battaglia di questo tipo richiederebbe“.
  
Aris Baraviera, Milano, 9 dicembre 2019.
 
 

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RUNNER IN TUTTI I SENSI

 

AB: “Carlo, su Runner’s World Italia on-line di qualche giorno fa abbiamo letto un articolo sull’importanza dei cinque sensi nel migliorare la performance del runner (‘Attiva i 5 sensi per migliorare le tue prestazioni’,di Cassie Shortsleeve, 27 novembre 2019). Tu  hai mai pensato ad affinare i sensi?”
Carlo: (Ride) “Mah dai…. ma cosa mi state chiedendo?”
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AB: “Dunque, hai mai sentito parlare di corsa sensoriale?”
Carlo: (Ride un po’ sorpreso) “No, sinceramente mai”.
 
AB: “Ti spiego … ad esempio pare che  sia molto utile procedere per obiettivi visivi durante la corsa. Ecco, tu sei uno che presta attenzione a quello che vedi? Noti e decodifichi quello che guardi, e osservi bene le persone che incroci?”
Carlo: “Beh, non dico che corro bendato … ma spesso sono solo concentrato sulla corsa. Quando poi corro di sera vicino a casa mia … c’è poco da vedere oltre a condomini, strade e macchine. Idem quando corro al Parco di Monza, dato che il posto lo conosco come le mie tasche. Cambia tutto d’estate, quando invece mi alleno al Lago, perché lì istintivamente sono attratto dai panorami … Questo però non significa che io faccia leva sul senso della vista. (Ride)  In riferimento a tale senso posso dirti che in gara, qualche volta, sento battute sessiste di apprezzamento su qualche fondoschiena femminile. Non credo però che sia l’obiettivo visivo che intenti tu”. (Ride singhiozzando)
 
AB: “Dicono che l’olfatto aiuti molto a sviluppare l’adattamento su percorsi sconosciuti. Tu riesci a riconoscere l’odore del lago, del mare, del sottobosco e della città? Che capacità di adattamento hai?”
Carlo: (Ride ancora e scuote la testa) “No, no …. Io sono un po’ un bruto: faccio l’allenamento il più in fretta possibile e non sto lì ad annusare le cose …  No, no. Io con l’olfatto proprio non ci sono.  A me ‘sta roba qui di annusare le cose sembra molto naturista … e credo che solo chi fa Jogging da passeggio e da meditazione possa permetterselo. Non i corridori che devono performare e che devono concentrarsi solo sull’allenamento”. 
 
AB: “Presti mai attenzione al gusto, al sapore della saliva per capire quando è il momento giusto per  idratarti? Ti accorgi se la saliva diminuisce o diventa biancastra?”
Carlo: Macché … io mi fermo ad idratarmi quando posso permettermelo e quando credo sia il momento giusto di farlo, anche in base ai chilometri macinati. Comunque non sono una statua di sale (Ride) … talvolta mi capita di sentire la bocca un po’ secca”.
 
AB: “L’udito aiuta a migliorare la percezione dell’ambiente circostante e quindi della propria sicurezza, specie se lo si usa molto in città. Tu sei un runner che presta attenzione ai suoni e ai rumori intorno a te?”
Carlo: Appena posso ascolto la musica,  nove volte su dieci in allenamento ho la mia play-list. In gara invece non lo faccio mai , ma questo non significa che io abbia  tempo e capacità per affinare l’udito”. 
 
AB: “Carlo,  ma lo sai che c’è gente che ha anche la capacità di analizzare il  sudore, mentre corre, e di cogliere indicazioni al tatto in base alla ruvidità della propria pelle?”
Carlo: “Confesso che sono abbastanza scettico … ma siamo sicuri che questa sia gente che corre?”
 
 AB: “Mi sembra di capire che i sensi non ti garbino molto. Dimmi allora qualcosa sulla respirazione: ti concentri mai sul respiro cercando di farlo in modo lento e profondo al fine di dominare l’ansia e abbassare la frequenza cardiaca?”
Carlo: “Si dai, questo lo faccio nelle gare di nuoto. Trattengo un po’ il respiro e butto fuori l’aria per abbassare il battito e gestire l’ansia. Ecco, cerco di lavorare sulla respirazione diaframmatica perché la respirazione normale non aiuta, anzi tende un po’ ad aumentare la frequenza del battito.
Comunque, a proposito di sensi … io credo che il nuoto aiuti molto la persona a sentirsi parte del dell’Universo, del Tutto. Quando nuoto da una parte mi sento nella dimensione liquida, dall’altra, quando esco a respirare, in quella terrena. Diciamo che mentre nuoto percepisco bene l’alternanza di queste due cose e avverto il sublime, cioè quel concetto estetico di sproporzione tra l’immensità dell’Universo e la limitatezza dell’Uomo …” .
 
AB: “Oh, ma sei un filosofo Carlo! Senti, ora però andiamo sulla chimica. Mi dici se hai mai percepito il flusso  di dopamina ed endorfina, che come sappiamo aiutano a vincere il dolore e a motivare positivamente il runner?“
Carlo: “Mah, secondo me queste cose le senti molto quando ti mancano. Come per ogni droga che si rispetti …. è l’astinenza che ti devasta!”.(Ride di gusto)
  
Aris Baraviera, Milano, 2 dicembre 2019.

 

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CORRENDO SOTTO LA PIOGGIA …

Nella tarda primavera del 1992, quando Carlo stava per diventare maggiorenne e frequentava il liceo classico a Monza, si tenne a Rio de Janeiro il Summit della Terra. La grande conferenza sull’ambiente era indetta dalle Nazioni unite e portò all’approvazione della Convenzione quadro sul cambiamento del clima. Il trattato inizialmente non poneva limiti obbligatori per le emissioni di gas serra alle singole nazioni era quindi legalmente non vincolante. Esso però includeva la possibilità che le parti firmatarie adottassero, in apposite conferenze, atti ulteriori (denominati "protocolli") che avrebbero posto limiti obbligatori di emissioni. Il principale di questi è il protocollo di Kyōto, diventato noto a partire dal 1997.
Carlo ricorda che in quei giorni del 1992, a scuola, si era discusso molto di quella  conferenza e che  in quell’occasione, per la prima volta,  aveva sentito parlare di gas serra e di problemi demografici.
 
Ventisette anni dopo quel Summit, proprio mentre Venezia è allagata e i fiumi di mezza penisola stanno esondando, Carlo sta per uscire ad allenarsi sotto la pioggia battente  con il pensiero fisso alla salvaguardia dell’ambiente: come e da chi viene misurato il riscaldamento climatico? Quali sono le prove dell’origine umana di questa fase di aumento delle temperature? E cosa sta succedendo ai ghiacciai  e agli oceani in relazione alle dinamiche che determinano il clima?  Carlo si fa un sacco di domande e sa bene di non avere la competenza scientifica sufficiente per arrivare a conclusioni certe …
 
L’allenamento odierno prevede delle ripetute di corsa ed il programma non viene cambiato nonostante la pioggia copiosa. Solitamente, quando piove così tanto, Carlo annulla le uscite in bici. Lo fa per ragioni di sicurezza, perché le scivolate sono sempre in agguato con tali situazioni atmosferiche. Non annulla mai  invece le uscite di running. Infatti lui ha sempre corso sotto la pioggia e la cosa non gli ha mai creato   problemi, tranne forse un po’ di fastidio momentaneo agli occhi e la necessità di dover gestire più scarpe di ricambio, per far sì che si asciughino tra un allenamento e l’altro. Comunque  non si è mai cercato alternative, come ad esempio il tapis roulant della palestra o la cara e vecchia corda da saltare in ambiente domestico. Ecco, lui non si è proprio mai posto il problema.
Indossa il giubbottino traspirante ed esce di casa senza prendere le cuffie per la musica, che rimangono nel casetto. Oggi si allena al Parco di Monza, in prossimità dell’autodromo dove ci sono anche diverse  salite. La Villa Reale e i suoi laghetti con i cigni, tendenzialmente non rientrano nei percorsi del runner. Oggi deve fare 10 serie in salita da 150 metri. Il lavoro di velocità per un maratoneta/triatleta come lui serve per uscire dall’area di confort, che a sua volta lo costringe a correre in maniera più efficace, nel senso che  impara a recuperare e gestire la scarica di adrenalina del giorno della gara. I lavori di velocità insegnano al corpo a consumare più ossigeno, e la cosa che conta di più in questa tipologia di allenamenti è il movimento rapido delle gambe.
Carlo inizia a correre cercando di stare attento alla postura del corpo per  respirare bene ed evitare infortuni. Tra una ripetuta e l’altra sotto la pioggia battente, Carlo pensa che i fatti climatici recenti dovrebbero mettere a tacere il negazionismo di chi sostiene che l’aumento della temperatura sia ciclico per il nostro pianeta, e va affermando che l’anidride carbonica prodotta dalle attività dell’uomo c’entri poco o nulla con tale fenomeno. Invece il negazionismo, forse infastidito dal successo della ragazzina svedese  Greta Thunberg , animatrice di cortei di milioni di studenti, è risorto più aggressivo  che mai, spalleggiato da un presidente americano che ritiene il riscaldamento globale un complotto ordito dai cinesi. Carlo stima Greta per la battaglia che ha intrapreso, ma è convinto che tra i suoi seguaci si celino molti ipocriti. Così come non mancano i politici pronti a dichiarare la loro totale adesione agli ideali green, ma senza la minima intenzione di supportarne i costi, quando si rendono necessarie misure impopolari o sgradite ai grandi gruppi industriali.
Purtroppo dal summit del 1992 dell’allora ragazzino Carlo, non si è fatto molto per la sostenibilità. Oggi ci sarebbe bisogno di incentivi all’auto elettrica, di case senza gas, di premi a chi risparmia, di divieti di pesca, di piani antispreco, di contatori intelligenti, di ecotasse. Soprattutto sarebbe auspicabile preparare quanto prima l’addio al petrolio e al carbone.
 
L’allenamento di oggi è finito. Adesso Carlo procede verso la macchina con passo pesante e con le scarpe che fanno un rumore che sembra il gracidare delle rane. Per sua fortuna durante le gare non gli è mai capitato di inzupparsi in questo modo. Sorride felice e speranzoso, immaginando, con un po’ di autoironia, di farsi crescere le treccine come quelle di  Greta.
  
Aris Baraviera, Milano, 24 novembre 2019.


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BACKSTAGE

A Garda c’ero stato l’anno scorso, a Luglio,  con la famiglia, e avevo soggiornato in un piccolo albergo tra la statale e il lungolago. Ed è li che io e il tecnico Gaetano Lobuono prenotiamo per la sera che precede la gara di Riva del Garda. Appena arriviamo sul posto, saluto Luigi, il gestore dell’hotel, che ricambia calorosamente.  Ora si ricorda di me e mi confessa che al telefono non mi aveva riconosciuto.  Gli spieghiamo  della gara e del ritiro del pettorale e ci consiglia di partire entro le 7 di domani mattina per non arrivare tardi a Riva del Garda.
 
Usciamo sul lungolago e aspettiamo Carlo per cenare con lui. Mentre lo attendiamo, io mi guardo intorno e noto che ci sono pochissimi locali aperti e questo mi fa una certa impressione, perché mi vengono in mente le stesse vie affollate di luglio. Carlo si fa attendere e decidiamo di chiamarlo al telefono. E’ occupato e pertanto andiamo sotto il suo appartamento di Garda per suonare al suo citofono. Risponde e ci dice che scende subito. Mentre aspettiamo, esce il portinaio che ci invita a salire spiegandoci in dialetto veneto che: “El dixe sempre che il riva, ma non vien mai basso. Ve compagno mi de sora … sennò qui fora vegnì veci” (Dice sempre che arriva, ma non scende mai. Vi accompagno su io … perché altrimenti diventate vecchi qui). Quando entriamo in casa, quasi spinti dentro dalla gentilezza asfissiante del portinaio, scopriamo che Carlo è alle prese con la caldaia che fino a pochi minuti prima non ne voleva sapere di accendersi. Ora è tutto a posto e quindi possiamo andare a ristorante.
 
Il tepore del ristorante vicino all’imbarcadero ci riscalda subito le ossa, infreddolite dall’umidità e dal vento.  Carlo e Gaetano si sono coperti bene, io invece indosso una felpa di cotone che si è già rivelata inadeguata. Dopo un giro di antipasti di mare, io e Gaetano ordiniamo una paella di pesce e la innaffiamo con dei calici di bianco. Carlo si limita ad una pizza margherita, anche se ci confessa che si mangerebbe anche le gambe del tavolo.  Beve acqua minerale, ma accetta di assaggiare un po’ di vino, giusto per fare un brindisi con noi. E’ molto attento all’alimentazione pre-gara e teme di non digerire bene e di conseguenza di non poter riposare correttamente. Adesso ci racconta degli allenamenti della scorsa estate e ci dice che si è innamorato di Garda. Non stentiamo a credergli perché gli brillano gli occhi. Ci racconta anche delle escursioni a Malcesine, sul Monte Baldo e a Sirmione e ci dice che presto vorrebbe andare a Limone. Ci confessa che stasera è particolarmente felice, perché nell’ultima settimana il mal di testa non si è fatto vivo e ci spiega dettagliatamente la cura che ha appena iniziato a seguire. S’interrompe quando squilla il telefono. La moglie lo saluta e gli passa la figlia che lo riempie di baci con la videochiamata della buonanotte.
 
Fuori dal ristorante fa un freddo cane, ma a gelarci ancora di più è l’orario che Carlo ci propone per il ritrovo della mattina seguente: sveglia alle 5,45 e partenza per Riva alle 6,15!  Accettiamo senza fare storie perché temiamo il traffico e non conosciamo la situazione dei parcheggi. Carlo ci saluta e va a casa, mentre io e Gaetano proviamo a fare una passeggiata tra le vie quasi deserte. Vorremmo girovagare per i pochi locali notturni aperti, ma dopo una tisana calda torniamo in hotel senza troppi rimorsi. 
 
Domenica mattina partiamo da Garda con la macchina di Carlo quando fa ancora buio. Procediamo sulla sponda est in direzione nord. Ci troviamo sulla carreggiata che costeggia il lago e ci sono circa 80 km che ci separano da Riva del Garda. Siamo in provincia di Verona, tra un po’ passeremo sotto  a quella di Trento. Gaetano è nel sedile di dietro, si gode l’alba e il profilo del lago senza partecipare alla conversazione. Il panorama è decisamente suggestivo: il bacino del primo tratto di strada è ampio e semicircolare, il secondo è di forma stretta e allungata. Mentre albeggia, improvvisamente vediamo brillare la sponda bresciana illuminata dal sole. Quando siamo nei pressi di Malcesine iniziamo a vedere le prime cime innevate e ipotizziamo possano essere la Presanella e l’Adamello. Il Monte Baldo, che vediamo a stento, non sembra invece coperto dalla neve. Ad un certo punto Carlo soffre il pressing di un’auto dietro di noi che non rispetta la distanza di sicurezza: ci sta tallonando, non potendoci superare a causa della striscia continua. Ora sbuffa, scuote la testa e arriva al turpiloquio prima di fermarsi e di farla passare. Dice che lo ha fatto  “per non averla attaccata come una mosca al fondoschiena”.
 
Siamo quasi a Riva del Garda e ci fermiamo a fare colazione. Ripartiamo dopo 10 minuti e alle  7,45  siamo già nel parcheggio del Palafiere. Nel sottobosco del Palafiere, tra gli stand di articoli sportivi,  Carlo sembra essere a suo agio e si muove con una certa dimestichezza. Io e Gaetano, storditi dallo sbalzo di temperatura (fa piuttosto caldo nella struttura), facciamo fatica a seguirlo e più volte rischiamo di perderlo.  Due ore passano così piuttosto in fretta e ci ritroviamo a ridosso dell’imminente inizio gara. Salutiamo Carlo quando lui ha già iniziato a fare stretching e subito piazziamo cavalletto e microfono vicino al punto della partenza. Lui ora sembra molto concentrato e non vede l’ora di iniziare a correre. Già da mezz’ora si è calato in un religioso silenzio e non risponde più al nostro futile chiacchiericcio.
 
Il Palafiere dopo la gara è davvero una bolgia. Decidiamo così di avviarci  verso casa, ma poco dopo siamo già fermi in un bar-ristorante. Mentre cerchiamo un tavolo per ordinare qualcosa da sgranocchiare, una ragazza in tenuta sportiva si avvicina a Carlo e lo saluta. Chiacchierano allegramente e poi si fanno scattare qualche foto assieme da quello che pare essere il fidanzato di lei.  Nel frattempo io e Gaetano ci siamo posizionati con le gambe sotto il tavolo. Quando Carlo torna da noi, si siede e inizia a mangiare il dolce che aveva ordinato, mentre noi stiamo già mangiando dei panini senza proferire parola. Più tardi la ragazza ripassa a salutare Carlo quando sta  per uscire dal locale. Carlo ce la presenta e ci dice che si tratta di Martina Dogana, nota campionessa di Triathlon.  Mi alzo imbarazzato e probabilmente paonazzo e cerco di bofonchiare qualcosa mentre sto per finire il panino, che si è rivelato più stopposo del previsto. Le dico che l’anno scorso ho letto un suo libro sul Triathlon (Triathlon, Martina Dogana, Hoepli, Milano 2014) e le faccio i complimenti per la sua carriera sportiva. Lei risponde con cortesia, sorride e mi ringrazia. Quando si allontana, Carlo commenta raggiante: “ Martina oltre ad essere simpatica e brava,  non se la tira per niente. E’ una rarità”.
  
Aris Baraviera, Milano, 17 novembre 2019.

 

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QUANDO ARRIVA A RIVA

 

La trasferta di Carlo per la Mezza Maratona di Riva del Garda, in programma domenica 10 novembre, inizia il giorno prima, con un pernottamento nella località di Garda  per evitare la levataccia della mattina. Il regolamento della corsa prevede infatti che bisogna ritirare il pettorale dalle 7,00 alle 9,00. 
Alle 7,30 è già sul posto in compagnia della nostra redazione composta dal  sottoscritto e dal tecnico Gaetano Lobuono.
 
Oggi fa piuttosto freddo, ci sono solo 5 gradi, ma non si vede una nuvola. Gli alberi intorno al Palafiere hanno perso molte foglie e i rami più sottili, mossi dal vento, urtandosi producono un rumore di ossa secche. Il Palafiere di Riva è una grossa struttura luminosa e ben riscaldata, dotata di ampi spazi interni e parcheggi esterni e nella quale è stato preparato tutto:  gli spogliatoi, la segreteria per il ritiro dei pettorali, il punto sanitario, il deposito borse, gli stand dei prodotti tecnici, l’enorme sala degustazioni e ristoro, il baby parking , e il servizio di navette per i collegamenti con il punto d’arrivo.  
Le competizioni in programma nel weekend sono tre: la 21 K (21.097 km), la 10 K (10 km) e la Kid Run. In totale ci sono più di 5302 iscritti: tanta roba per una città di 17.000 persone! 
Carlo esce a riscaldarsi alle 9,30, e dato che il vento è appena cessato, decide di togliersi sia il maglione di lana che la felpa leggera. Ed è a questo punto che  sfoggia il pettorale blu ufficiale e la maglietta verde dell’Outdoor Training di Arzignano.  Si prepara a correre  la 21 K partendo  in seconda fascia ( ce ne sono 5).
 
Lo speaker dà il via alle 9,59 e il primo tratto della gara punta dritto dritto verso il centro città. I primi chilometri risultano un po’ lenti a causa dell’eccessivo imbottigliamento. Carlo oggi corre in solitaria  ma non sembra scoraggiato. In molte competizioni i corridori si trovano in gran numero alla partenza, talvolta tagliano il traguardo a distanza ravvicinata, ma lungo il percorso si è fondamentalmente soli. Si può chiedere supporto, ci si può appoggiare al fair play degli avversari, ma la  vittoria o la sconfitta, la felicità o la delusione, dipendono solo da se stessi, da quanto si è stati capaci di dare.
 
Il secondo tratto della gara si snoda dal centro città verso Forte del Garda, la fortezza austroungarica di fine Ottocento, per poi proseguire lungo la strada parallela ai lidi situati tra Riva e Torbole. Non appena Carlo si abbandona al flusso del proprio movimento, comincia come d’incanto il dialogo a due voci: una è la voce del corpo, l’altra della mente. E’ tutto un susseguirsi di suggerimenti, d’incoraggiamenti di “dai forza, bene così, vai!” Più spesso la mente deve spronare il corpo … ma capita anche che accada l’inverso, specie quando un pensiero negativo rischia di frenare il passo. In questo dialogo il nostro runner è come sdoppiato, perché non solo agisce, ma si guarda anche agire.
 
La corsa prosegue passando da Linfano verso Arco e viceversa. Si ritorna percorrendo una strada parallela a quella dell’andata e vicina al fiume Sarca. Quando Carlo si rende conto che può aumentare la velocità, cerca di alzare il ritmo e inizia a canticchiare ripetendo le parole della sua coach: “La morale è sempre quella …non correre a Graziella ! Parti forte, a metà acceleri e alla fine … dai tutto!”
 
L’ultimo tratto della corsa si corre sul lungolago da Torbole fino al traguardo, previsto a Riva del Garda in Piazza III Novembre.  L’arrivo è suggestivo perché i corridori, prima di tagliare il traguardo, passano accanto alla torre Apponale che s’innalza per 34 metri sul lato est della piazza.
Carlo finita la gara prende fiato e sorride appena si rende conto di aver migliorato il suo primato personale di quasi un minuto. Infatti ha corso ad una media di 4 minuti e 38 secondi al km, realizzando un tempo totale di  1 h, 38’ e 25”. Adesso è felice e ci dice che vuole postare delle foto sui social, per comunicare la sua gioia agli amici e ringraziare la personal trainer Marta.
 
Più tardi lo vediamo soddisfatto e famelico in coda per il piatto di pasta offerto dagli organizzatori. E’ talmente felice che mostra di apprezzare la musica, nonostante l’acustica del Palafiere sia davvero pessima. Non  si accorge nemmeno  che la cantante ha già steccato più volte. La giornata di gioia si completa quando Carlo incontra Martina Dogana in un bar in direzione dell’autostrada. Si salutano come se fossero vecchi amici ed è anche da questi particolari che si capisce che Carlo è in giornata di grazia.
La gioia piena quando arriva arriva, anche a Riva.  
 
Aris Baraviera, Milano, 10 novembre 2019.
 
                                     

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TRIATHLON BROTHERS

Come nel caso dei più blasonati fratelli e campioni di triathlon gli inglesi Brownlee (in immagine), abbiamo intervistato il fratello di Carlo (Marco) per capire la singolare passione comune in versione “italica”.
 
AB: “Marco, sei un runner che sta affrontando un delicato momento post- infortunio, è così?”
Marco: (Prende fiato come dovesse raccontare una lunga storia)
“Sì, sono reduce da una forte distorsione alla caviglia subita questa estate che mi è costata la rottura dei tre malleoli. Nell’occasione ho scoperto che la caviglia si compone di tre malleoli, cosa che prima ignoravo ...” (Sorride)  “Ecco, poi sono stato operato: mi hanno messo chiodi e viti e ho convissuto per un po’ con un gambaletto di gesso”.
 
AB: “Usi ancora le stampelle ? Hai già ripreso ad allenarti in piscina?”
Marco: “Sto gradualmente dismettendo la singola stampella con la quale girovago in pieno stile Dr House. Come mi aveva predetto la fisioterapista, sto iniziando a dimenticare l’attrezzo qua e là e questo credo sia positivo, significa che sto guarendo ... Per quanto riguarda il nuoto, sfrutto la piscina come riabilitazione e cedo alla tentazione di farmi qualche vasca piano piano, ritrovando le piacevolissime sensazioni della continuità del gesto. Diciamo che sto assaporando lentamente il gustosissimo sapore della rinascita”.
 
AB: “Qual è la corsa a cui sei più legato?”
Marco: “Beh, io sono cresciuto a Villasanta e già negli anni Ottanta seguivo con passione da spettatore l’avvenimento sportivo della Monza-Resegone. Allora non immaginavo che sarei diventato un runner e soprattutto non immaginavo che avrei corso dieci volte di fila questa gara innamorandomene così perdutamente!”
 
AB: “A quanti anni sei diventato runner?”
Marco: “Da piccolo ho giocato a calcio nelle giovanili fino all’età di 16 anni. Poi mi sono dedicato al calcetto con gli amici fino ai 28. Dai 28 ai 33 mi sono messo all’ingrasso, nel senso che non ho fatto praticamente nulla …”  (Ride) “Poi ho cominciato a fare jogging nel parco di Monza e un giorno, quasi per caso, mi sono iscritto alla ‘Stramilano’ del 2005. Lì ho provato delle sensazioni bellissime e sorprendenti, nonostante l’immane fatica. Da lì in poi ho iniziato a correre gettando anche il cuore oltre l’ostacolo,  perché mi sono sempre posto obiettivi folli anche quando ero poco allenato: una volta ho corso una 100 chilometri senza averne mai fatti più di 40!
 
AB: “Ma prima dell’infortunio eri ben allenato?”
Marco: ( Annuisce mostrando un pizzico di rammarico)
Sì ero piuttosto allenato. Come tutti gli anni, anche lo scorso agosto mi sono allenato bene in Norvegia. Mia moglie è norvegese e lì secondo me c’è il paradiso dello sport: ci sono  sentieri bellissimi, sia per la corsa che per la bici,  e nuotare negli innumerevoli laghi che quella terra offre  è davvero stupendo. In Norvegia faccio sempre  la preparazione pre-agonistica, sostenuto da figlia, moglie e suocera … che evidentemente mi incoraggiano anche a stare un po’ fuori casa …” (Ride) “Ecco, qualche volta si allena con me mia figlia, che pur essendo una ginnasta sta diventando sempre più forte sia a nuotare che in bici”.
 
AB: “Durante l’anno ti alleni tutti i giorni?”
Marco: ” Da quattro cinque anni faccio Triathlon e questo presuppone la necessità di allenamenti eterogenei che faccio quasi tutti i giorni. Diciamo almeno 5-6 volte alla settimana”.
 
AB: “Sei seguito da un preparatore?”
Marco: “No, a differenza di mio fratello preferisco fare l’autodidatta. Mi stuzzica molto l’idea di preparare delle tabelle e personalizzarle, per tale ragione tendo sempre ad informarmi molto, anche leggendo testi sia sulla corsa che sul Triathlon. Forse Carlo non te l’ha detto … ma io sono stato il suo primo coach. Poi del tutto legittimamente se n’è scelto uno vero!” (Sorride)
 
 AB: “In quanto tempo corri una maratona?”
Marco: “Beh, direi che sto intorno alle 3 ore e 30. Qualche volta arrivo alle 3 ore e 15, altre volte scivolo alle 3 ore e 45. Tieni presente però che la Maratona non è il mio obiettivo stagionale, dato che il mio focus è sul Triathlon. Corro la Maratona in sostanza per preparare il Triathlon oppure l’Ironman… Se non ci fosse stato l’infortunio alla caviglia, proprio oggi (3 novembre, n.d.r.) avrei corso la Maratona del Lago Maggiore...”.
 
AB: “A parte la Monza-Resegone , qual è la corsa a cui non rinunceresti mai?”
Marco: “Non ho mai fatto più di due volte la stessa Maratona, a parte la Monza-Resegone. Amo cambiare e fare spesso cose nuove. C’è solo una corsa che ho fatto per 12-13 volte consecutive: è la Mezza Maratona dei Tre Campanili della Valsabbia, in provincia di Brescia. E’ una gara che presenta diversi scenari,  percorsi davvero suggestivi ed eterogenei”.
 
AB: “Perché la corsa sta acquistando sempre più popolarità?” Questione di moda social, di troppa dipendenza dalle endorfine o di fuga dallo stress della modernità?”
Marco: “Io quando corro sto bene e mi sento in assenza di pensiero. Dopo  l’allenamento ho dolori qua e là, ma sono sereno e rigenerato. Credo che questo sport possa favorire il contatto con se stessi e migliorare la spiritualità dell’individuo; ci sono addirittura decisioni che evito di prendere se non dopo una corsa. Penso che quello che vale per me possa valere un po’ per tutti, anche se non metto in dubbio che nella diffusione di tale pratica ci sia una componente relativa alla moda: i social si prestano molto al racconto delle performance, alla diffusione di immagini dell’allenamento o della gara. Gli influencer come Aldo Rock e Linus sono sicuramente i capostipiti di questa tendenza”.
 
AB: “Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?”
Marco: “Aspetto scaramanticamente la visita di controllo prevista per il prossimo dicembre, poi vedrò quello che è possibile fare e quanto tempo mi ci vorrà per riprendere a pieno regime. Qualche impegno l’ho già comunque programmato: sono iscritto per il prossimo agosto ad un Ironman in Svezia, perché l’iscrizione l’ho fatta pochi giorni prima dell’infortunio”.
   
AB: “L’ultima domanda è su tuo fratello: che tipo di runner è Carlo?”
Marco: “Abbiamo iniziato quasi assieme e con lui ho corso anche delle gare di coppia. E anche io come lui ho fatto molta fatica con la disciplina del nuoto!  Carlo comunque è un esempio da tanti punti di vista: di testardaggine, di tenacia, di costanza. Talvolta può sfociare in eccessi … ma sono molto orgoglioso di lui. Quando capita che ci alleniamo assieme, passo sempre dei bellissimi momenti, sia dal punto di vista sportivo che soprattutto umano. Ci confrontiamo spesso in totale fiducia e mi sento molto fortunato ad avere un fratello così!”. (Adesso sorride un po’ imbarazzato)
  
Aris Baraviera, Milano, 03 Novembre 2019.

 

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GENIO E REGOLATEZZA

 

Quando corriamo non siamo altro che corpi in movimento e menti libere che inseguono un punto qualunque dell’orizzonte. Tutto però viene amplificato: il suono del respiro, il battito del cuore, il sentiero del parco che stiamo percorrendo e più in generale le nostre percezioni.  Ogni cosa diventa più significativa, più dilatata, tutto si trasfigura e ci sembra come di avere la stessa capacità di guardare il mondo che solo gli artisti possiedono. La corsa insomma amplifica le nostre abilità sensoriali, le emozioni strettamente fisiche, quanto quello psichiche. Si corre per sentire più degli altri.
 
Sabato 26 ottobre Carlo si allena al Parco di Villa Cusani Tittoni Traversi di Desio, in provincia di Monza e Brianza. E’ venuto qui perché attratto dall’esposizione  che è in corso nella villa in onore di Leonardo da Vinci, in occasione dei 500 anni dalla scomparsa. La mostra si compone di  30 riproduzioni delle macchine del Genio, alcune in grandezza naturale e funzionanti, tutte comunque complete di cartelle informative. Ci sono anche stampe, e una riproduzione certificata del disegno di Leonardo proveniente da una collezione di Londra. Al piano superiore ci sono invece dei quadri tematici su Leonardo realizzati da artisti locali.
Prima di iniziare la corsa, butta un occhio sulla torre del Palagi;  identifica  il  monumento funebre Traversi e si sofferma qualche minuto di fronte alla bella fontana con la statua di Nettuno. Quando inizia a muoversi, sente subito che il terreno è leggermente sconnesso e un po’ rimane sorpreso perché aveva letto che qui, nell’Ottocento, c’erano dei giardini incantevoli frequentati da gente come il compositore Bellini e dallo scrittore Stendhal. Adesso sorride … perché pensa che da allora ne è passata di acqua sotto i ponti!
Prima di venire qui, la cosa che aveva più incuriosito Carlo era stato il nome del parco, anzi per l’esattezza quello della villa, dalla quale poi prende il nome il parco: Villa Cusani  Tittoni Traversi.  Aveva letto che Cusani era il marchese che l’aveva fatta costruire a fine del Settecento. Traversi era l’avvocato creditore che poi gliel’aveva “mangiata”. Infine Tittoni era un parlamentare del Regno d’Italia che l’aveva ereditata ai primi del Novecento, ai tempi della Bella Epoque.  Dalle  foto su internet aveva potuto anche riscontrare una forte somiglianza con la facciata della Villa Reale di Monza.
Dalle prime falcate di Carlo, che inizia a sgambettare sull’erba, si capisce che i 16 km di oggi verranno macinati a velocità assolutamente regolare. Infatti, dopo pochi minuti, lui ha già trovato un ritmo costante che si mantiene da solo, senza bisogno di starci troppo a pensare. La testa gli si svuota e si riempie di immagini che non hanno nulla a che fare con il movimento. Entra in un territorio franco in cui i pensieri viaggiano liberi e le gambe procedono senza freni.
 
Ora Carlo procede con ritmo regolare come un metronomo ad un passo medio di 5,00 minuti/Km. Intanto pensa a ciò che ricorda di Leonardo da Vinci, partendo dalle nozioni scolastiche, passando alle informazioni apprese dai programmi TV di divulgazione scientifica e arrivando fino alle cose imparate da turista nei musei delle capitali europee. A scuola se l’era immaginato come un inventore ossessionato dalla volontà di dare valore all’automazione. Automazione intesa come sforzo per liberare l’uomo dalle fatiche e dal lavoro manuale, usando sorgenti naturali di movimento, che nel Rinascimento non erano poi molte, se si esclude l’acqua e gli animali. Ricorda in particolare che il Genio toscano cercava di studiare i moti circolari e tentava, tramite ingranaggi e ruote dentate, di adeguarli alle più svariate esigenze. Carlo ricorda bene una bozza di quello che poi sarebbe diventato il moderno elicottero. Tramite un programma TV aveva poi appreso che Leonardo era anche un grande scenografo di corte. Le qualità pittoriche il nostro runner le aveva apprezzate invece di persona, soprattutto quando aveva visitato il museo Louvre, dove  era rimasto incantato dalla Gioconda.
 
Adesso Carlo ha appena finito l’ennesimo giro che segna il 14mo Km e si avvia verso la fine dell’allenamento.  Promette a se stesso di tornare qui ad allenarsi la prossima estate, quando potrà godere appieno dell’ombra offerta dalle tante piante secolari che caratterizzano il parco.  Ora procede con una media appena superiore ai 5 minuti/Km e non ha ancora smesso di pensare al Genio. E’ talmente in vena di buoni propositi che vorrebbe andare subito all’Ippodromo di Milano per vedere la statua del cavallo in bronzo, realizzato negli USA su progetto originario di Leonardo da Vinci.  E mentre  pensa a quello che si dice sulla “Dama con l’Ermellino” , e cioè che l’animale fosse in realtà un furetto, vorrebbe anche sapere se è vero che la “Vergine delle Rocce” è stata realizzata e ambientata lungo il fiume Adige, dove più volte Carlo si è allenato.
 
Intanto l’allenamento è finito. Carlo ha corso 16 Km in 1 ora 20 minuti e 36 secondi, con una media di 5,02 minuti/Km.  E non importa che la corsa sia un’arte che non adopera nessuna tela, o una scrittura che non necessita di alcuna parola. Il corpo dell’uomo in movimento tesse comunque la sua rete di parole e riesce a dire tutto quello che c’è da dire.
  
Aris Baraviera, Milano, 27 ottobre 2019.

 

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RESTIAMO UMANI

 

AB: “Carlo, cosa ne pensa Marta della tua scelta di stoppare momentaneamente l’agonismo?”
Carlo:  
“Lei dice che per un amatore della corsa come me non ha senso strapazzarsi. In sostanza ha appoggiato la mia scelta”.
 
AB: “E Luana?”
Carlo: “Beh, Luana è il mio riferimento per il nuoto e non si interessa delle corse. Ne ho parlato anche con lei, comunque, e mi ha detto che ho fatto bene”.
 
AB: “Tu come stai adesso, sei ancora tormentato dal mal di testa?”
Carlo: “Sto meglio, grazie. E’ da una settimana che non ho mal di testa anche perché sono stato da una naturopata che mi ha consigliato alcune cose. Adesso sto prendendo della melatonina per favorire il sonno, il magnesio per rilassare i muscoli e delle vitamine del gruppo B che aiutano il sistema nervoso”.
 
AB: “Carlo, ho saputo che ti sei lamentato del fatto che non abbiamo riportato correttamente la notizia della cancellazione della Maratona di Venezia. Come stanno  davvero le cose?
Carlo:  “Beh … sì, io non ho cancellato l’iscrizione … l’ho solo spostata all’anno prossimo, pagando 15 euro di diritti di iscrizione.
 
AB: "Cosa ti hanno detto gli organizzatori della Maratona quando l’hai spostata, ti hanno detto che sei il primo iscritto per l’edizione 2020? "
Carlo: ( Ride)
“Non ho telefonato, ho fatto tutto on-line: ci sono diverse opzioni come quella  ‘sposta l’ iscrizione ad un altro atleta’ oppure quella ‘sposta l’iscrizione tra un anno’ e io ho scelto la seconda. Mi sembrava brutto cancellare l’iscrizione o cercare qualcuno che mi sostituisse … non si fa così nel nostro mondo”.
 
 AB: “Per il resto l’articolo di settimana scorsa rispecchiava fedelmente le motivazioni  che ti hanno portato a sospendere l’agonismo?”
Carlo: Sì in effetti non ho nulla da aggiungere, tutto correttoDiciamo che mi sarebbe piaciuto togliermi ancora qualche soddisfazione. Ad esempio avrei voluto migliorare il tempo dello scorso anno della stessa Maratona di Venezia, di cui abbiamo appena parlato. Però non voglio strafare per poi  avere problemi nella vita di tutti i giorni. Se possibile vorrei restare umano!”
 
AB: “Carlo, ricordo bene la Maratona di Venezia dell’anno scorso, che noi abbiamo ribattezzato ‘Ranatona’ a causa dell’acqua alta che aveva  caratterizzato tutta la giornata. Tu eri contrariato soprattutto per colpa del vento e della pioggia che ti avevano tagliato le gambe sul ponte di Mestre. Dopo un anno così positivo, come è stato l’ultimo che hai trascorso, avresti potuto sicuramente migliorare  il tempo del 2018 , quando per una manciata di  secondi non eri sceso sotto le 4 ore. Sei consapevole di questo?”
Carlo: (Allarga le braccia) “Boh, il primo obiettivo sarebbe stato appunto quello di scendere sotto le 4 ore. Poi forse di arrivare attorno alle 3 h e 45 minuti”.
 
AB: “Il 9 novembre sarai alla Mezza Maratona di Riva del Garda, poi stop alle gare. Ma quando ricomincerai?”
Carlo: “Il primo scoglio sarà passare la visita medica a dicembre. Qualche anno fa mi trovavano sempre le extrasistole benigne, poi per fortuna non le ho più avute. Per quanto riguarda le gare conto di riprenderle ad aprile quando ricominciano i Triathlon. Con Marta abbiamo già abbozzato una sorta di  programma per la stagione 2020 … e non è escluso che a gennaio ci possa scappare qualche mezza maratona, come  per esempio quella di Novara. Boh, poi ci pensiamo …”.
 
AB: “Hai intenzione di allenarti ancora sei o sette giorni la settimana, oppure rallenterai?”
Carlo: “Da sei - sette giorni di prima ora sono passato a cinque: martedì, giovedì e domenica dedicati alla corsa, mercoledì e venerdì al nuoto. Quindi lunedì e sabato c’è il meritato riposo”.
 
AB: “Ma lunedì non hai più il Master? Non devi obbligatoriamente frequentare la piscina tre volte la settimana?”
Carlo: Sì,  in effetti dovrei frequentare anche di lunedì, però adesso ho scelto di fare solo due giorni … Non  sono un professionista e non mi sento obbligato a fare pure il terzo giorno. E non penso che Luana verrà di persona a casa a obbligarmi!”.

Aris Baraviera, Milano, 21 ottobre 2019.

 

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CARLO AFFONDA VENEZIA

Se ci facciamo caso, molte locuzioni legate alla corsa nella vita di tutti i giorni hanno assunto un carattere negativo e sono associate alla fretta: “andare di corsa”, “correre sempre”, “fare le cose di corsa”.  Si tende a confondere, in sostanza, la corsa con la fretta.  Il corridore però non ha mai fretta e sa che questa porta solo guai e stress. Molti runner corrono proprio per combattere lo stress e per questo sanno bene che la corsa non è mai sinonimo di fretta, anzi pensano che sia il suo contrario, che abbia il significato opposto.
 
Sabato sera 12 ottobre, Carlo è spiaggiato sul divano di casa in compagnia della solita emicrania.  E’ da un po’ che non gli dà tregua. Forse è arrivata la resa dei conti. L’innamoramento per il running, come tutte le passioni tardive, gli ha fatto perdere la testa. Forse il corpo dopo quindici anni di attività sportiva gli sta presentando il conto. Non che il suo corpo sia appesantito dalla dissolutezza e devastato dal vizio, ma il cerchio alla testa è sempre lì, più invadente che mai, soprattutto in concomitanza con le gare e specie quando aumentano gli impegni familiari, i ritmi di lavoro.
 
Carlo ne ha già parlato con Marta, la personal trainer. Una maratona non comincia con lo sparo della partenza ma molti mesi prima: con l’allenamento finalizzato alla gara, le diete, l’iscrizione, il regolamento da conoscere, il percorso da studiare e se possibile da testare. Poi ci sono i sacrifici del sabato sera prima delle gare: il ritiro e le rinunce alla socialità, gli amici da frequentare solo via WhatsApp. Ecco allora che Carlo vorrebbe togliersi lo stress dell’agonismo, della gara. Vorrebbe dedicarsi alla corsa come gesto libertario, come conquista propria personale e morale, come godimento e fusione con il paesaggio.  Vorrebbe spezzare la catena di necessità che lo stringe: senza scopo, senza traguardo. Correndo a zonzo gli sembrerà di evadere dalla concezione utilitaristica del vivere e forse si libererà dal mal di testa.
 
Nell’ultimo anno si è tolto parecchie soddisfazioni agonistiche e ha sempre cercato di individuare l’avversario da battere nel se stesso del giorno prima. Ha vinto anche senza tagliare il traguardo per primo, perché la vittoria più bella è quella dello scegliersi da soli la propria strada, e lui l’ha fatto.  Ora ritiene di non essere obbligato a misurarsi continuamente con le gare. La cosa che più desidera è forse quella di dedicarsi all’allenamento “a km zero”, al Master di nuoto di Luana, all’amata bicicletta senza l’assillo del cronometro. Alle gare tornerà poi con l’arrivo della prossima primavera, quando sarà il momento di testare nuovamente i progressi ottenuti e di rimettersi in gioco.
 
Il dado ormai sembra tratto: udite udite, Carlo ha già cancellato l’iscrizione alla Maratona di Venezia in programma il prossimo 27 ottobre! Ha spiazzato tutti anche noi che lo seguiamo con assiduità.
 
Quella di Carlo è una scelta forte che senza dubbio ha un preciso significato. Una decisione che forse meditava da tempo e che noi non siamo riusciti a cogliere in anticipo, al di là dei mal di testa che andavano e venivano. Per lui rinunciare a Venezia è indubbiamente “tanta roba”!  
Ora la moglie esulta perché pensa che il marito per un po’ sarà molto più sereno e presente. Alcuni amici sono rimasti invece sbigottiti e increduli. Marta e Luana l’avevano capito da tempo e aspettavano solo l’ufficialità della notizia, per commentarla e per dichiararsi sostanzialmente favorevoli alla scelta.
Ora Carlo sta valutando se partecipare alla Mezza di Riva del Garda del 10 di novembre. Probabilmente questa la farà perché non è poi così impegnativa e anche perché la location del Lago di Garda lo stimola particolarmente dal punto di vista paesaggistico ….  Poi le altre gare sono destinate a saltare una ad una,  come birilli. Ormai ne siamo certi anche noi della redazione.
 
Per Carlo quindi la corsa non è mai sinonimo di fretta e non deve generare stress. La fretta deve restare estranea a chi corre senza scopo, per il piacere di farlo. Il runner deve avere l’unico obiettivo di spazzare via con la forza delle proprie gambe le nevrosi della vita di tutti i giorni. La corsa così declinata diventa quindi per Carlo  sinonimo di fuga dalle costrizioni del corpo, dello spirito, della volontà.
Al di là del mal di testa, forse,  vuole  riscoprire il valore più profondo del correre, il significato più autentico di una pratica così antica.
Bye, bye Venice!
  
Aris Baraviera, Milano, 13 ottobre 2019.
 
 

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INTELLECTUAL. RUNNER.


AB“Carlo, che tipo di lettore sei?”
Carlo“Sono un lettore accanito, ma prevalentemente estivo. Sono un letterato alla Gatto Isidoro: occhiali scuri, spiaggia, sdraio, bibita con cannuccia … (Ride). A parte gli scherzi, leggo sempre libri molto corposi e lo faccio quando ho più tempo, cioè in estate. Anche la scelta della vacanza risente del fatto che io associo il riposo alla lettura. Prediligo pertanto vacanze non troppo itineranti e con pochi sbattimenti. Qualche anno fa sono andato in un agriturismo e mi sono barricato lì dentro a leggere ‘Delitto e Castigo’ di Dostoevskij. Mi guardavano perplessi. Si saranno chiesti come mai non avevo un cavolo di meglio da fare. (Ride) Comunque, avendo fatto il Liceo Classico, io ho sempre letto libri per obbligo, poi da adulto ho iniziato a leggerli per diletto. E anche in questo campo, come nel running, ho iniziato tardi a coltivare la passione”.
 
AB: “Qual è stato il primo libro che hai letto quando eri bambino o ragazzo?” 
Carlo“Ricordo che, durante l’ora di religione al liceo, leggevo sotto il banco ‘Anna Karenina’ di Tolstoj, libro che ho riletto due anni fa. Poi ricordo un libro dal titolo ‘Scappa Bouc, scappa!’. Non so, però,  se il protagonista era un cane o altro (Ride) … beh, mmh … anzi, forse era uno stambecco”.
 
AB: “E l’ultimo libro che hai letto?”
Carlo“Dunque, è un libro che mi ha consigliato mio cognato: ‘Il nostro comune amico’ di Charles Dickens”.
 
AB: “Come riesci a conciliare l’hobby della lettura  con la vita di tutti i giorni e soprattutto con il running?”
Carlo: “Beh, c’è stato un momento in cui ho dovuto fare delle scelte. Credo fosse il 2011 quando ho deciso di smettere di suonare il saxofono: infatti running e musica sono attività che necessitano di un allenamento quotidiano, per cui ho dovuto scegliere solo una delle due … e ho scelto il running. Non ho mai dovuto rinunciare, invece, ai miei momenti preziosi che dedico alla lettura. Per fortuna!”
 
AB: “Che genere di libri leggi?”
Carlo Mi piacciono i libri di ambientazione storica che trattano il realismo dei bassifondi sociali. Amo in particolare Dostoevskij e Victor Hugo. Sono libri che ti fanno male dentro, che raccontano il dramma della povera gente e la loro vita quotidiana. Mi garbano le situazioni descritte in maniera realistica e senza troppi eufemismi: il poveraccio, la prostituta, l’alcolista e tutte le situazioni di meschinità della vita. Di romanzi di altro genere leggo poco o niente, a parte forse Agatha Christie di cui ho letto quasi tutto”.
 
AB: “Se ti piacciono i libri che parlano degli alcolisti, probabilmente allora avrai letto qualcosa di Bukowski !?”
Carlo: “Non mi piace Bukowski perché è troppo autobiografico, i suoi scritti non sono romanzi. Ricordo di aver letto qualcosa, come ad esempio ‘Factotum’, ma non è il mio genere. Mi piacciono i libri ambientati per intenderci nei contesti come quelli del neorealismo italiano, non a caso mi è piaciuto il film ‘Ladri di Biciclette’, di De Sica. Vedi Aris, io sono un proletario e amo questi contesti, io mi sento così … sono uno che ha sempre lavorato. Per farti capire ancora meglio cosa intendo dire, mi piacciono i libri che assomigliano ai testi delle canzoni scritte da Fabrizio De André. Se prendi  per esempio ‘Il Testamento di Tito’ qui il testo dice che (Ora Carlo inizia a canticchiare):  ‘…Il quinto dice non devi rubare e forse io l’ho rispettato, vuotando in silenzio le tasche già gonfie di quelli che avevan rubato: ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio. Ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio’. (Ora prende fiato) Rubare per sopravvivere è certamente diverso dal rubare per arricchirsi…” .
 
AB: “Se non ricordo male tu non leggi libri di running o di sport. Possibile che tu non abbia  mai letto nulla di Haruki Murakami, famoso scrittore e runner giapponese?” 
Carlo“Mi hanno prestato un suo libro che parlava di una tribù del centro america, ma io non amo leggere libri che in qualche modo si ricollegano alla corsa o parlano solo di essa”.
 
 AB: “Riesci a dirmi qual è il tuo libro preferito in assoluto?”
Carlo“No, difficile dirne uno solo. Adesso mi verrebbe da dire ‘I Miserabili’ di Victor Hugo’, ma penso anche a  ‘I fratelli Karamazov’  di Dostoevskij e boh … e tanti altri ancora”. 
 
AB: “Non leggi romanzi contemporanei o di autori italiani che sono sulla cresta dell’onda?” 
Carlo: (Sorride come se stesse aspettando questo tipo di domanda) “Mi hanno regalato un libro di Fabio Volo e l’ho ri-regalato in biblioteca, mi fa schifo. E’ un autore che usa un linguaggio da ragazzino ….e  se non sbaglio si era addirittura paragonato a Tolstoj: ma che vada a quel paese!   Non ho nulla contro gli italiani, è forse la contemporaneità che non mi ispira più di tanto. Per esempio avevo letto qualcosa di Pirandello, ‘Uno nessuno e centomila’ e mi era piaciuto parecchio. Camilleri invece non mi piace perché è dialettale, ho provato a leggerlo così  come avevo letto anche Pasolini, ricordo ‘Ragazzi di vita’, ma entrambi non mi hanno conquistato. Pasolini pensavo potesse essere il mio genere, invece è molto provocatorio e ha un modo di scrivere troppo particolare. 
Non è questione di italiani o stranieri, forse è  il best seller contemporaneo che non fa per me, infatti  non ho mai letto roba di Wilbur Smith, né di Stephen King …”.
 
AB“Visto che spesso vai a correre dalle parti di Lecco, cosa mi dici dei Promessi Sposi?”
Carlo: “E’ uno di quei libri che vorrei rileggere. L’ho studiato al liceo con l’assillo dell’interrogazione e sono convinto che ora me lo gusterei al meglio. (Ride). Io  amo il genere storico, questo romanzo fa sicuramente parte della mia white- list”.
 
AB“Ti capita di voler vedere un film tratto dal  romanzo che hai già letto?”
Carlo: “L’ultima esperienza è stata positiva: ho visto ‘Amleto’ di Shakespeare che avevo letto prima di andare a Copenaghen e mi è piaciuto. In genere però i film sono molto deludenti rispetto al romanzo. Oltre a condensare i fatti, talvolta ne stravolgono addirittura la trama o il finale. Nel romanzo ‘Notre-Dame de Paris’,per esempio, Esmeralda col cavolo che sposa il Gobbo! Una volta raggiunto il corpo esanime dell'amata, lui si sdraia al suo fianco e si lascia morire, in un eterno ultimo abbraccio … non c’è un lieto fine come nel film!”
 
AB: “Chi non legge avrà vissuto una vita sola: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni. Carlo, come commenti queste parole di Umberto Eco?”
Carlo“Credo di poter condividere tale affermazione. Ma io leggo semplicemente perché mi piace, non perché sento di vivere più vite o vite altrui. (Ride) No … è che adesso mi viene da sorridere perché un mio collega,  vedendomi leggere 'I miserabili’,  mi ha detto che nella sua vita non ha mai letto un libro che sia uno … mai ! E me l’ha detto quasi vantandosi!“
 
AB: “Buoni propositi  per il futuro? Quale sarà il tuo prossimo libro?”
Carlo: “Il fratello di Ilaria mi ha fatto scoprire Charles Dickens. Lo trovo  fantastico dal punto di vista narrativo, però mi sto rendendo conto che le sue storie  finiscono sempre  troppo bene per i miei gusti, un lieto fine direi quasi scontato.  Il mio sogno sarebbe leggere ‘Ulisse’ di James Joyce. Ce l’ho lì sul comodino ma non ho ancora avuto il coraggio di iniziarlo ... Vorrei anche approfondire autori come  Honoré de Balzac, ma non escludo nemmeno che il prossimo libro possa essere ‘Il Nome della Rosa ’ di Umberto Eco.  Anzi, ho deciso in questo momento:  io leggerò ‘Papa Goriot’ di Honoré Balzac !”
 
AB: “Per concludere, mi dici il titolo del libro più strano che hai mai letto?”
Carlo: "Horcynus Orca, un romanzo di D’Arrigo … mi ha mandato fuori di testa!" . (Ride a crepapelle e si allontana, salutandomi con la mano)
 
Aris Baraviera, Milano, 05 ottobre 2019.

 

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COME UN DIESEL SULLA PISTA DELL’AUTODROMO

 

Alle 8,20 della mattina la nostra redazione è già all’Autodromo di Monza davanti allo stand Affari e Sport. E’ lì che incontriamo Carlo che arriva da Macherio con la sua bicicletta pieghevole. La lega alla cancellata del Security Point e ci saluta sorridendo. In programma c’è la “Monza 21”, una corsa che si rinnova da sedici anni e che è ormai diventata un appuntamento irrinunciabile per molti corridori. Gli organizzatori dichiarano circa 4000 partecipanti. La gara ricca di opportunità prevede 4 differenti percorsi: la 5 km, la 10 km, la Mezza Maratona e la 30 Km. Le due gara più brevi si svolgono interamente sull’asfalto dell’autodromo, la Mezza Maratona e la 30 Km prevedono invece anche un corposo tratto nel parco di Monza.
Carlo oggi sembra meno concentrato del solito, è qui per affrontare il percorso della 30 chilometri.  Ci racconta che la sera prima è stato in un Pub con una amico. Hanno visto Sampdoria- Inter  sbevazzando birra e masticando hot dog in stile “all you can it” fino a tarda sera.  Evidentemente l’uscita è stata scarsamente propedeutica alla gara.  Ci parla infatti di Conte, di Sanchez e di Lukaku e non accenna a fare stretching: sembra più preoccupato dei prossimi impegni calcistici (Barcellona e Juventus) della sua squadra del cuore piuttosto che dell’imminente partenza della gara di running. Probabilmente Carlo vive la gara odierna come un semplice allenamento,  non come un obiettivo agonistico stagionale.
 
Alle 9,15 gli organizzatori invitano i corridori a prendere posizione sulle griglie dello start line del mitico circuito. Ci sono cinque griglie colorate: la 1 è azzurra, la 2 gialla, la 3 rossa, la 4 bianca, la 5 verde. Carlo è nella bianca, in quarta fila. Il via alla gara viene dato alle 9,40 con l’accensione del semaforo verde che è lo stesso usato per il Gran Premio. La partenza vista dalla tribuna è molto suggestiva, colorata e direi anche emozionante e viene salutata da un lungo applauso dei tifosi assiepati in tribuna. Noi purtroppo non riusciamo ad individuare Carlo tra la folla che si propaga come un’onda allo scattare del verde. La temperatura è buona, ci sono 18 gradi, il sole inizia però ad essere piuttosto caldo.
 
Dopo l’avvio della corsa riusciamo ad intercettare Carlo verso il quinto chilometro.  Lo vediamo che chiacchiera con un altro runner che gli corre a fianco in prossimità di una curva poco distante dall’autodromo.  Lo seguiamo mentre si allontana dalla nostra postazione, si guarda intorno come se cercasse qualcuno tra il pubblico.
La nostra redazione fatica  poi  a incrociarlo nuovamente.  Le informazioni degli steward e hostess  presenti lungo il tracciato non ci aiutano, anzi ci confondono ancor di più le idee. Regna un po’ di confusione generale e gli spettatori non sanno bene dove devono posizionarsi per veder passare i corridori. Sembra di rivivere parafrasando il film de “Il Secondo Tragico Fantozzi”, quando durante la proiezione della Corrazzata Potemkin, in concomitanza con Inghilterra-Italia, giravano voci di tutti i tipi circa il risultato e lo svolgimento della gara.
 
Rivediamo Carlo solo in prossimità del 26mo chilometro e ci appare più concentrato rispetto al 5° chilometro,  si vede che è un diesel ! Vediamo bene che la sua falcata è diventata regolare, che ha trovato un ritmo costante, la sua area di “comfort”. 
 
L’epilogo della gara ci mostra Carlo sul rettilineo dell’autodromo. Lo vediamo apparire sulla linea dell’orizzonte dove il finito e l’infinito sembrano toccarsi. Si avvicina senza alterare il ritmo, poi taglia il traguardo con il tempo di  2h  e 39 minuti
Ora sorride, mostra il pollice della mano verso l’alto, è  pienamente soddisfatto della sua performance. Lo vorremmo intervistare ma ci dice che fa troppo caldo e che deve bere.  in effetti la temperatura è salita a  25 gradi adesso. Lo vediamo che beve come non ci fosse un domani, poi recupera sacca e bicicletta e si avvia verso casa per la meritata doccia.
Pure questa è fatta.
  
Aris Baraviera, Milano, 29 settembre 2019.

 

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DI CORSA, COME SE LUCIA FOSSE ANCORA LI’

Sabato 21 settembre, Carlo si presenta a Vercurago in provincia di Lecco per la 6^ edizione della Corsa a Coppie dell’Innominato, gara che per le caratteristiche del percorso è diventata un appuntamento   irrinunciabile per i runners che vogliono testare i cambi di marcia  e i tratti impegnativi, sia in salita che in discesa. La corsa della lunghezza di 10 chilometri si svolge quasi interamente nel comune di Vercurago (LC) e costeggia il lago nella prima fase, poi tocca le frazioni collinari fino ad arrivare al panoramico passaggio dentro le mura del rinomato Castello dell’Innominato e del Santuario di San Girolamo, luogo di culto piuttosto famoso. E’ una bella giornata di fine estate, anzi la prima d’autunno.
 
Carlo si presenta alla gara in compagnia dell’amica Daniela, ragazza tenace conosciuta tramite il fratello, che ama particolarmente le corse di montagna e i terreni misti come quelli che propone questa gara: asfalto, sterrato, mulattiere, sentieri, scalinate. Il regolamento prevede che ai fini della classifica i componenti della coppia debbano tagliare il traguardo a distanza ravvicinata e che la posizione sulla linea di arrivo e il relativo tempo debbano essere rilevati sul componente che arriva secondo. La partenza, fissata alle 16,45, vede la presenza di 297 coppie per un totale di quasi 600 atleti. Tra loro anche un indomabile runner di 84 anni, di Lierna (LC). Carlo soffre ai nastri di partenza, un po’ soffocato dalla folla di corridori che cercano di farsi spazio con i gomiti alti. Appena comincia a correre però non è più in prigione. Spezza vincoli, rompe le barriere del tempo e dello spazio. Trasforma lo stress in energia positiva grazie al suo atteggiamento mentale e al suo carattere volitivo. Anche Daniela è molto concentrata. Per entrambi ora non contano le circostanze esterne, esistono solo le gambe che chiedono di andare.
 
I primi due chilometri sono la fase di lancio della corsa, la parte più veloce. Prevedono un tratto di discesa con strada piuttosto ampia fino a raggiungere il lungolago. Il terzo chilometro è in centro al paese e prevede anche una scalinata e una strada in porfido. Carlo e Daniela iniziano ad avere  un atteggiamento prudente perché non si fidano della tipologia di percorso e hanno quindi paura di scivolare e di farsi male. Partecipare a una gara “moderatamente”, senza forzare troppo, non è però una cosa semplice. Quando ci si trova in mezzo a tante persone, senza accorgersene si finisce col fare sul serio, anche se non si aveva l’intenzione di rischiare. Infatti, adesso l’istinto competitivo di Carlo e Daniela, più o meno inconsciamente, inizia a sollevare la testa e si mette in contrasto con la loro razionalità.
 
Dal quarto chilometro la gara continua su un sentiero sconnesso, trai i muri in sasso e leggermente in salita, via che porta alla Basilica di Somasco. Il quinto km è un ripido sentiero sassoso che sbuca su una strada sterrata e prosegue tra i castagneti, pianeggiante prima, in salita poi. Il sesto km inizia invece con una ripida scalinata e termina sulla famosa “Via dei Sassi”. In mezzo c’è una discesa sulla quale è presente il punto di ristoro, vicino a quello che forse è il tratto più delicato del tracciato, dove molti runners finiscono per terra. Carlo e Daniela vedono alcuni atleti che già si stanno facendo medicare dai sanitari. Il settimo km continua nella famosa spacca gambe “Via dei Sassi”. Carlo e Daniela si arrampicano, mettendo a dura prova i polpacci, ma senza riuscire a correre. L’ottavo km è perlopiù in un fitto sottobosco immerso nella natura, fatto di saliscendi con discesa piuttosto ripida e dal fondo irregolare per la presenza di radici e rocce, un nuovo tratto decisamente impegnativo dove Carlo trattiene a stento i primi  turpiloqui. E poi  ancora una salita nel sottobosco verso il punto più alto del percorso, dove Carlo ora annaspa e si lamenta del tratto così irregolare, mentre Daniela lo incoraggia e lo sprona a non mollare. Come già sappiamo, Carlo non ama questo genere di gara perché non trova il ritmo, l’armonia, la regolarità ….
 
La parte finale del percorso prevede una ripida salita cementata che porta in prossimità del Castello dell’Innominato. Carlo e Daniela ammirano il cortile della struttura che attraversano rallentando e si gustano  in particolare la vista mozzafiato che il panorama offre sulla Valle di San Martino. Siamo ad una altezza di 420 metri. Il castello è una rocca di pietra di epoca carolingia che Manzoni descrive dettagliatamente nel romanzo dei Promessi Sposi e dove ambienta il rapimento di Lucia e la dimora  dell’Innominato, la figura malvagia a cui si era rivolto Don Rodrigo. Usciti dal cortile, Daniela e Carlo  imboccano una scalinata in discesa che li porta dritti dritti al Santuario di San Girolamo, dedicato al Santo che nel 1537 morì dopo aver contratto la peste. Poi ancora una scalinata in discesa che li porta nel centro di Vercurago. L’arrivo è lì a due passi , lui sembra stanco, lei ha ancora “birra” in corpo …
 
Carlo e Daniela speravano di stare sotto l’ora ma non ce l’hanno fatta. Il tempo che ottengono e il posto in graduatoria sono però di secondaria importanza. Ciò che conta per loro è aver tagliato il traguardo con le proprie  gambe, aver  usato tutte le forze necessarie, aver completato una corsa spacca gambe. E come sempre aver imparato qualcosa di concreto, gara dopo gara, anno dopo anno.
 
Aris Baraviera, Milano, 22 settembre 2019.
 
 

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MONZA, STOP AND GO

Se osserviamo i parchi cittadini o le strade a qualunque ora del giorno, ci rendiamo conto che corrono un po’ tutti. Ciascuno a suo modo, con le proprie ambizioni,  ritmo e intensità che si prestano alle più svariate esigenze, con scopi spesso difficili da definire. Sotto l’etichetta generica di “corsa” troviamo stili e pratiche spesso assai diverse classificate come running, jogging, footing, podismo, endurance, trail e ultratrail. Ogni corsa di fatto traccia i contorni di un significato personale, di valori che ciascuno si sente cuciti addosso su misura.
Lo spazio della corsa non è mai uno spazio a sé, se escludiamo le piste di atletica. E’ soprattutto  lo spazio del parco, del bosco, della strada, della spiaggia, tra i lavoratori e gli studenti, le famiglie e gli amici. e’ lo spazio della vita di tutti i giorni, della vita comune, nel quale gli atteggiamenti che comuni non sono affatto portano con sé il proprio spirito di differenza. Una differenza che si fa via via sempre più inclusiva, considerando che la diffusione di corridori amatoriali non mostra segni di cedimento. Una rapida occhiata a “Runner’s Word Italia” ci dice che si possono trovare  gare di ogni tipo tutti i weekend, con tipologie di corse e attività che si evolvono in continuazione per plasmarsi sempre più alle esigenze delle migliaia di persone che vi prendono parte.
 
Tra le tante persone che amano la corsa c’è Carlo, che nel tardo pomeriggio di giovedì 12 settembre si sta allenando al Parco di Monza. E’ tanti anni che va lì a correre e ha ben chiaro in testa ogni particolare del percorso. Ne conosce a memoria ogni sporgenza, ogni differenza di livello, di varietà di terreno. Quindi per allenarsi è perfetto, perché gli consente di concentrarsi solo sulla tecnica.
Carlo è reduce da un insolito riposo forzato di ben tre giorni. Non gli accadeva da un po’ una cosa del genere, da mesi non saltava nemmeno un giorno. Riprende oggi, perché lunedì-martedì e mercoledì è stato ai box per un leggero affaticamento muscolare e per il solito mal di testa che di tanto in tanto lo infastidisce un po’. L’ultimo allenamento lo aveva fatto, sempre lì, domenica 8 settembre in concomitanza con il Gran Premio Automobilistico d’Italia e subito dopo aver rilasciato l’intervista alla nostra redazione (vedi articolo Carlito’s way) . Quel giorno al Parco di Monza aveva dovuto fare lo slalom tra i tifosi che andavano verso l’autodromo. In compenso si era però “guadagnato” una bibita “Red Bull”, che gli era stata offerta da una avvenente hostess che lui descrive come “devastata dalla cellulite” per sottolinearne -- in senso ironico -- proprio l’esatto contrario, ovvero la magnifica silhouette. Si tratta di giochi linguistici e figure retoriche grazie alle quali Carlo è popolare tra gli amici.
 
Oggi il parco non è affollato e Carlo non disdegna un po’ di solitudine. La solitudine è soprattutto questo silenzio. Un silenzio desiderato, cercato e conquistato. Il silenzio di una falcata che non deve far altro che adeguarsi a se stessa; il silenzio che mette a tacere il rumore di fondo costante che accompagna la frenesia di ogni giorno e che le orecchie ormai non avvertono nemmeno più. E’ un silenzio che torna a imporsi. Un silenzio che rigenera e che nutre lo spirito.
Mentre corre, ai lati di una porzione di parco dall’erba molto consumata, vede dei ragazzini che giocano a pallone. Complice l’affaticamento fisico e mentale di questi giorni, Carlo ha come uno scollamento dalla realtà. Il tempo si distorce e lui si sorprende a osservare i ragazzini alla ricerca di qualcuno che conosce, qualche suo amico, qualche compagno di classe, qualcuno cui chiedere “se può’ giocare anche lui”.
Ora sorride e riprende il suo passo, divertito da questo episodio che lo ha fatto tornare indietro di quasi trent’anni. Inspira ed espira e l’affanno sparisce gradualmente. L’aria entra dolcemente nel petto e poi esce. Il cuore si espande e si contrae silenziosamente a velocità regolare. I polmoni, come due mantici instancabili, portano nel suo corpo ossigeno. A lui sembra di vederli lavorare, di sentirne distintamente il fruscio. Tutto sembra funzionare alla perfezione: ora l’affaticamento sembra scomparso, il mal di testa è come se fosse volato via.
Ora anche i pensieri riprendono a fluttuare, Carlo sembra ripetere mentalmente alcuni discorsi, e senza volere mette espressione al suo viso. Vorrebbe iniziare addirittura a gesticolare, poi si trattiene temendo che quelli che vengono dalla parte opposta lo guardino come se fosse pazzo.
Ad un tratto, Carlo incrocia un corridore che indossa delle scarpe avveniristiche piene di luci che lampeggiano. Sorride perché ricorda una celebre battuta di Forrest Gump, nell’omonimo film, in cui il protagonista afferma: “Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose, dove va, cosa fa,  e dove è stata”.  Adesso ride pensando che il tizio possa essere il gestore di una giostra ...
 
Come dicevamo prima, la corsa è lo spazio della vita di tutti i giorni, della vita comune, nel quale gli atteggiamenti che comuni non sono affatto portano con sé il proprio spirito di differenza. Anche il folclore, naturalmente, è parte integrante di questo spirito di differenza.
 
Ora Carlo è stanco e sudato, l’allenamento volge al termine. E’ sudato anche se oggi non c’è l’umidità che si incolla alla pelle e che ti dà la sensazione di indossare un vestito bagnato, come gli succedeva a Garda nelle giornate più afose con il vapore che si sollevava dal Lago.
Dopo la doccia Carlo riferisce al sottoscritto che l’allenamento non è stato molto performante. Lo dice aggiungendo che però poteva andare anche peggio, col tono vagamente filosofico di chi sa come va il mondo.
 
Aris Baraviera, Milano, 16 settembre 2019.
 
 

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CARLITO’S WAY

AB: “Carlo, hai finito le vacanze? Raccontaci un po’ come sono andate”.
Carlo: (Prende fiato e comincia a raccontare)
“Siamo partiti per Garda l’ultimo venerdì di luglio, credo fosse il 26 e lì abbiamo passato settimane davvero rilassanti . Moglie e figlia si sono divertite e riposate, io mi sono anche allenato. Oltre ai normali allenamenti ho fatto anche lo stage di Triathlon a Lavarone del 2 agosto, di cui avete già scritto, poi la gara dei 1500 metri di nuoto a Caldonazzo e il Triathlon Sprint Trofeo delle Cave a Brescia. La vacanza comunque è stata davvero molto positiva”.
 
AB: “Ti sei allenato tutti i giorni?”
Carlo: “Sì, alternavo corsa, bici e nuoto. Correvo sul lungolago che va da Garda fino a Bardolino, mentre con la bici percorrevo le strade più interne, tra uliveti e vigne con salite anche abbastanza ripide e utilizzando un rapporto di cambio duro. La  finalità era quella di potenziare i muscoli delle gambe. Per quanto riguarda il nuoto andavo dalla parte opposta di Bardolino: dal centro di Garda  arrivavo fino a Punta San Vigilio”.
 
AB: “Al di là degli allenamenti, sei riuscito a fare qualche escursione con la famiglia?”
Carlo: “Siamo andati a vedere le Cascate del Varone, poi siamo stati a Tenno, sempre in provincia di Trento. Lì mi sono mangiato le mani per non essermi portato la muta, perché sarebbe stato bellissimo nuotare. Abbiamo preso anche la funivia sopra Malcesine per arrivare sul belvedere del Monte Baldo…e che spettacolo!”
 
AB: “Come si spiega la scelta di gareggiare nel Lago di Caldonazzo?”
Carlo:  “Beh, come sai il mio Tallone d’Achille è il nuoto in acque libere, per cui ho scelto di fare questa prova generale prima di avventurarmi di nuovo nella competizione del Triathlon. La gara in programma sabato 24 agosto si svolgeva su un percorso triangolare di 1500 metri delimitato da boe nautiche, da effettuare in senso antiorario. Sono partito piano perché temevo di non farcela, ma devo dire che è andata più che bene e non ho avuto nessun momento di crisi … mi sono gestito al meglio e la muta che ho potuto indossare mi ha aiutato parecchio".
 
AB: “E cosa ci racconti del Triathlon Sprint Trofeo Parco delle Cave di Brescia?”
Carlo: ( Sprizza gioia da tutti i pori già prima di rispondere)
Sono orgoglioso della mia gara e di averla portata a termine senza particolari problemi in acque libere e senza muta. Come sai dopo il funesto Cernobbio del luglio 2018,io avevo fatto solo il Triathlon Sprint ad Asola, dove però la parte acquatica era stata nella piscina olimpionica. Finalmente ora posso dire di essere diventato un triatleta: non ho più quel blocco psicologico che mi aveva così pesantemente condizionato! Ringrazio le persone che mi hanno aiutato, come Marta e in particolare Luana, con cui ho lavorato molto in acqua, anche sulla parte psicologica. Tornando alla gara, posso dirti che il mio tempo non è stato un granché, perché ci ho messo circa 90 minuti a portare a termine le tre prove. Per me l’importante era riuscirci. La mia vittoria è appunto quella di aver dimostrato di poter essere un triatleta …. ce l’ho fatta”.
 
AB: “E come hai gestito la gara, in particolare nella sessione di nuoto?”
Carlo: Non ho problemi a dirti che ho lasciato partire tutti e poi mi sono tuffato in acqua. E’ che nella mischia temevo di trovarmi in difficoltà come mi era successo a Cernobbio, dove infatti nel bel mezzo della cosiddetta “tonnara”  non ero riuscito a gestire correttamente la respirazione, né tantomeno il ritmo delle bracciate. Stavolta ho fatto la scelta giusta, anche se poi ho faticato parecchio a risalire la classifica durante la gara. Per me era importante  terminare indenne  il percorso di nuoto. Poi nessun problema con la bici -- anzi mi sentivo tonico -- né tantomeno con la corsa”.
 
AB: “Cosa ti hanno detto Marta e Luana, cioè le donne che ti hanno aiutato a diventare un vero triatleta?”
Carlo: “Sono contente per me, per gli sforzi che ho fatto da un anno a questa parte. A loro ho raccontato dettagliatamente la mia performance dopo la gara. Marta sapeva già tutto perché mia moglie l’aveva già contattata. Finita la sessione di nuoto, infatti, nel momento in cui io ero spuntato fuori dalle acque della cava e stavo per prendere la bici, Ilaria le aveva mandato un messaggio tramite WhatsApp”.
 
 AB: “Archiviata positivamente l’estate, cosa ti aspetti dalla nuova stagione che sta per iniziare?”
Carlo: “Che dire?! Innanzitutto domani riprendo il Master da Luana, poi il 21 settembre sarò a Lecco per la Corsa dell’Innominato, il 29 settembre farò la Mezza Maratona di Monza, poi a fine ottobre sarò a Venezia per la Maratona. Dai, gli impegni non mancano, la voglia nemmeno. Comunque navigo a vista e spero di prendermi qualche bella soddisfazione”. 
(Sorride con evidente entusiasmo preoccupandosi forse di non eccedere)
 
AB: “Oggi, 8 settembre, se non erro è il tuo compleanno. Ne approfitto allora per farti sia gli auguri di compleanno che quelli per la nuova stagione sportiva. Te li faccio da parte di tutta la nostra Redazione!
Carlo: ( Bofonchia imbarazzato qualcosa di incomprensibile prima di schiarirsi la voce)
 “Grazie raga siete molto gentili. Stasera se passate a trovarmi vi faccio assaggiare la torta che ha preparato Ilaria. Diglielo per favore al tecnico Lobuono e anche al Direttore, c’è n’è una mega fetta  per lui! Dai venite però che almeno  stiamo un po’ insieme!
Oh, se io aspetto di mangiare la torta al vostro compleanno … finisce che schiatto dalla fame!”.
(Ride di gusto e mi saluta con una pacca sulla spalla)
 
Aris Baraviera, Milano, 08 settembre 2019.

 

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I MUSCOLI NON VANNO MAI IN VACANZA

E’ il 2 agosto, Carlo in vacanza a Garda sta sprofondando nella poltrona di casa. Pensa che gli piace la sensazione di non dover fare nulla. Sa che se si annoia potrà prendere il suo libro, ma per ora ha solo voglia di ascoltare questo lievissimo e sano rigurgito di pigrizia, sensazione che aveva quasi dimenticato da quando è diventato runner.
La fase di ozio non sarà prolungata, perché domani parteciperà allo stage di Lavarone organizzato dalla sua personal trainer Marta. Carlo sa che con l'arrivo dell'estate si può anche diminuire la quantità di esercizio, ma non bisogna mai riposare troppi giorni di seguito. I muscoli, come gli animali da soma, hanno buona memoria. Se vengono abituati gradualmente a faticare, vi si adattano con facilità. Se li si convince dandogli ogni giorno un compito concreto, si fanno coraggio e rispondono alle aspettative usando a poco a poco sempre più energia. Occorre del tempo. Se li si forza non si ottiene nulla. Ma se si impiega il tempo necessario diventeranno più docili, più pazienti e non protesteranno. Insomma, Carlo vuole fare assimilare ai suoi muscoli, a forza di ripeterlo, il concetto che c'è una certa quantità di lavoro da fare con costanza e ritiene che se, al contrario, non farà portar loro alcun carico per diversi giorni, automaticamente diventeranno ribelli e pigri.  Lui sa che i muscoli funzionano così e che, piaccia o meno, bisogna solo prenderne atto.
 
Sabato 3 agosto Carlo parte da Garda alle 7.15, accompagnato da moglie e figlia. Incontra il traffico del primo weekend da bollino nero. Per fortuna riesce comunque ad arrivare a Lavarone, in provincia di Trento, poco prima che inizi lo stage, in programma alle 9.30.
Ad attendere lui e altri cinque atleti (Claudio, Massimiliano, Piero, Stefano, Federico) c'è una giornata di full immersion di sport, di Triathlon, di formazione e anche di divertimento. Il tutto è  organizzato da Marta Carradore, la personal trainer di Carlo. Gli atleti partecipanti non sono molti a causa del precedente rinvio di una settimana dovuto al maltempo. Sul posto c’è anche Martina Dogana, campionessa di Triathlon. Anche lei ha scelto l'altopiano di Lavarone per organizzare un camp con i suoi ragazzi.
Il Lago di Lavarone è un piccolo e bellissimo specchio d’acqua, la cui foto sembra un poster di quelli che si utilizzavano per abbellire le pareti domestiche negli anni Ottanta. Il lago copre una superficie di 64.000 metri quadrati e ha una profondità massima di 17 metri. La temperatura dell'acqua è in genere gradevole e per questo si presta all'esercizio estivo di molti atleti.
 
L'allenamento inizia con un combinato bici-corsa e per tre volte i partecipanti percorrono un giro intorno al lago: in totale 4,5 chilometri di corsa, a ridosso del lago,  e 21 chilometri di bike con un tragitto un po' più largo. Prosegue poi con un training specifico sulla tecnica e biomeccanica della corsa finalizzato a scoprire qualche segreto in più per correre in modo sempre più efficiente e naturale. Si conclude nel lago con degli esercizi di nuoto per la durata di circa mezz'ora. Nelle intenzioni di Marta l’allenamento in acqua sarebbe dovuto durare di più, ma l'acqua oggi è più fredda del solito e non tutti indossano la muta. Marta non trascura mai l'aspetto mentale dell'allenamento. Oggi sembra voler omaggiare la memoria di Sigmunt Freud che qui a Lavarone amava trascorrere le sue vacanze.
 
Dopo tanta fatica gli atleti mangiano qualcosa e si divorano i muffin preparati da Ilaria, moglie di Carlo. Ridono e chiacchierano di gusto raccontandosi aneddoti che diventano dei tormentoni per l'estate,  scambiandosi preziosi consigli.
Un allenatore come Marta è un riferimento prezioso non tanto perché è  capace di dare la tabella giusta; né perché sa insegnare come rendere più economica l’azione della corsa o intelligente la strategia della gara. Marta è colei che gli atleti riconoscono essere più competente di loro,  alla quale sanno affidarsi e nelle cui mani hanno l'umiltà di mettersi davvero, perché riconoscono in lei la figura capace di guidarli meglio di quanto saprebbero fare da soli. L’allenamento infatti si conferma positivo. Tutti gli atleti tengono il ritmo e sono soddisfatti. Carlo è entusiasta e promette a se stesso di ripetere l'esperienza in futuro.
La giornata volge al termine. Marta ringrazia i partecipanti e raccomanda loro di rimanere in forma e ben allenati per tutta la durata delle vacanze estive.
 
La sera stessa Carlo sprofonda nuovamente sul divano della casa di Garda. Osserva la figlia che gioca sul tappeto e si riposa, lasciando che i pensieri scivolino, senza aderire.
 
Aris Baraviera, Milano, 12 agosto 2019.


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AL DI LA' DELLA PROVA COSTUME

E’ una mattina di mezza estate, una mattina come tante altre. Io e il tecnico di redazione Gaetano Lobuono stiamo andando ad intervistare Luana Pizzi, l’istruttrice di nuoto di Carlo. Lei è la titolare dello Sport Line Varedo, un negozio specializzato in Nuoto, Running, Calcio, Ginnastica artistica e Volley.
Durante il tragitto in auto Gaetano ne approfitta per farmi delle domande sull’ultima performance di Carlo, che il 21 luglio scorso ha partecipato alla 4^ edizione de Il MIGLIO  IdroSwim, una gara di nuoto sul Lago di Idro, in provincia di Brescia. Gli spiego che è andata bene e che Carlo è felicissimo. Finalmente posso anche affermare che ormai l’esperienza negativa di Cernobbio 2018 è definitivamente alle spalle. C’è voluto un anno, gli spiego, un lungo anno di allenamenti in vasca.  E mentre parlo, mi torna in mente la telefonata di Carlo dello scorso anno da Cernobbio:
“Mi tuffo di testa e inizio a battere l’acqua con le braccia e con le gambe. Scaccio dalla mente i pensieri superflui, e concentro la mia attenzione più sull’espirare l’aria che sull’inspirarla. Il cuore mi batte forte. Non riesco a trovare il ritmo giusto. Mi irrigidisco un po’. Come al solito qualcuno mi tira un calcio alla bocca dello stomaco. Un altro da dietro mi viene addosso, come una tartaruga che sale sul guscio di un’altra. Con il risultato che bevo. Non tanto, però. Cerco di non agitarmi, di non farmi prendere dal panico. Vorrei mantenere un respiro regolare ma non ce la faccio. Purtroppo devo ritirarmi perché sono già stra-ultimo…”
“…E’ che di fronte alla difficoltà di respirare, la paura mi ha paralizzato, bloccandomi i  muscoli. Braccia e gambe non mi ubbidivano più. Mettere la faccia nell’acqua mi era impossibile. Insomma ero nel panico”.
 
Gaetano ed il sottoscritto non vediamo l’ora di conoscere la ragazza che quasi prodigiosamente, in meno di un anno, ha donato a Carlo una nuova ed entusiasmante “dimensione anfibia.”
 
AB: “Luana, finalmente ci conosciamo! Carlo ci ha parlato tantissimo di te. Ti va di raccontarci chi sei?”
Luana: (Sorride imbarazzata) “Che dire!? Ho 27 anni, sono praticamente nata e cresciuta in piscina …  ho sempre fatto nuoto agonistico nella mia vita. Nel 2012  ho aperto il negozio con mio padre e… cosa potevo vendere se non articoli sportivi?! All’epoca facevo l’allenatore  e seguivo i corsi di nuoto. Poi è andato in pensione l’allenatore dei Master, ed è lui che ha fatto il mio nome  …. Sono stata coach sempre a Limbiate, è lì che alleno ancora".

AB: “Ma cosa sono i Master?”
Luana: “Sono corsi di livello avanzato riconosciuti dalla Federazione Italiana Nuoto. Distinguiamo i Master da attraversata rispetto ai Master di vasca. Per dirtela semplice, con l’attraversata lavori sulla resistenza, in vasca curi invece la velocità. Nei Master per accumulare punti devi avere più di 25 anni, ma non c’è un limite massimo di età. Nei Master potresti trovare anche il novantenne che vuole tenersi in forma”.
(Ride)
 
AB: “Raccontaci qualcosa del tuo negozio!  Che articoli vendete?”
Luana: “ Mio padre ed io abbiamo iniziato questa attività facendoci guidare dalla passione e senza pensare troppo alla crisi che già nel 2012 incombeva sul settore. Lui segue il calcio, io il nuoto. Poi ci abbiamo aggiunto un po’ di Volley, il  Triathlon, il Running … Su Calcio e Running sentiamo un po’ la concorrenza dei grandi magazzini, sul nuoto no. Il nuoto che trattano i grandi centri, infatti, non c’entra niente con quello che sono i nostri prodotti. Alcuni nostri clienti  vengono qui da lontano perché solo da noi possono trovare dei costumi da gara così professionali, così specifici e di dettaglio. Abbiamo costumi da gara che vanno anche dalle 150 alle 400 euro. Prima per produrli si usava un materiale cosiddetto ‘carta’. Poi siamo passati ai ‘gommati’, che però sono stati vietati dalla federazione per via dell’eccessivo galleggiamento. Ora siamo ritornati alla ‘carta’ con filamenti di carbonio e termosaldature. Sono costumi molto compressi soprattutto sull’addome per alzare le gambe e favorire la velocità. Attenzione però, perché l’eccessiva compressione sulle distanze lunghe aumenta la produzione di acido lattico. Sono costumi che fungono da seconda pelle, che non passano dal fianco e che per indossarli ci si mette  almeno mezz’ora …ma dipende dal singolo tipo di costume. Una volta una cliente ci ha messo un’ ora e quaranta minuti … Sono costumi che,però, non posso far provare continuamente perché prendono troppo la forma del corpo. Con i clienti purtroppo devo essere un po’ rigida in questo”.
 
AB: “Ci puoi raccontare dove hai conosciuto Carlo? Ed è vero che con lui hai lavorato molto sull’aspetto mentale?”
Luana: “L’ho conosciuto qui in negozio. Beh, Carlo ha avuto un approccio molto timido con il mondo del nuoto. Credo che sia una persona abbastanza timida in generale, anche se poi mi dicono che non lo è affatto in alcuni ambiti come quello del Running, dove immagino possa sentirsi molto più sicuro e a suo agio di quanto non si senta in vasca. Credo che Carlo sia sempre da  incoraggiare, mai da rimproverare… Sorrido perché ho provato una volta a dirgli le cose in maniera un po’ cruda e ricordo ancora bene il suo sguardo …ecco, ora con lui vado più morbida…”
(Ride divertita)
 
AB: “Cosa ci puoi dire di Carlo dal punto di vista tecnico? Quali sono i suoi punti deboli?”
Luana: Anche se Carlo ha fatto grandi miglioramenti, ho notato che lui è un po’ duro di gambe, che non ha la mobilità esatta per spingere in acqua. Credo che possa essere dovuto alla corsa. Corridori e calciatori hanno la gamba più pesante dei nuotatori. Comunque per Carlo è molto più importante l’aspetto psicologico che quello tecnico-fisico, perché si è lamentato tutto l’anno dicendo che non ce l’avrebbe fatta a portare a termine il Master… Ora con le gare di Omegna e di Idro ha fatto un salto di qualità in termini di consapevolezza. Adesso ha più fiducia nei suoi mezzi. Lui continua a ringraziarmi, ma in verità è soprattutto merito della sua tenacia e del suo sacrificio.  Se posso dire la mia, credo addirittura che Carlo dovrebbe allenarsi di meno. Penso che l’emicrania di cui ciclicamente soffre possa in qualche modo dipendere dal troppo allenamento…”.
 
AB: “E’ vero che è più difficile correggere un errore tecnico su chi sa già nuotare piuttosto che insegnare a nuotare a chi galleggia a malapena?”
Luana: (Risponde con piglio deciso mostrando personalità) Beh no dai, a mio parere non è vero. Passare dal galleggiamento alla nuotata non è una cosa semplice…ci vogliono almeno due o tre mesi. Io credo che dipenda molto dal tipo di persona. Diciamo che non c’è una regola uguale per tutti, anche se in linea generale posso dirti che è più facile insegnare ai bambini che agli adulti. Gli  adulti che non sanno nuotare hanno paura”.
 
AB: “Sei abbonata a riviste o giornali sportivi”?
Luana: “Mi arriva qualcosa in negozio, ma non sono abbonata. Leggo tre o quattro testate sportive anche su Facebook, ma niente di particolare. Leggo solo quando mi capita”.
 
AB: “Cosa ti aspetti dal futuro e che sogni hai nel cassetto?”
Luana: “Difficile dirlo perché la mia vita è molto condizionata dalle esigenze di mia figlia che ha 16 mesi. Ad esempio, quest’anno ho allenato … ma non sono mai scesa in vasca. Non sono riuscita a ritagliare tempo per me. Comunque, per rispondere alla tua domanda, per quanto riguarda la mia vita lavorativa vorrei che continuasse così,  perché mi piace quello che faccio. Per quanto riguarda, invece, le passioni sportive … ecco, vorrei continuare con i Master perché mi divertono molto. Se dipendesse solo da me continuerei per sempre...”.
(Ora tace … arrossisce un  po’ e sembra emozionata)
  
Aris Baraviera, Milano, 02 agosto 2019.

 

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MAMMA SON TANTO FELICE (MA NON LO DO A VEDERE)

Come sappiamo, il Triathlon si compone di tre prove: nuoto, ciclismo e corsa a piedi. Fondamentalmente Carlo è un maratoneta e quando si tratta di correre non ha problemi, ma nelle altre due attività, per riuscire a padroneggiare la tecnica, ha dovuto allenarsi duramente. Acquisire lo stile giusto nel nuoto a partire dagli elementi di base, nel suo caso  praticamente da zero. Imparare a pedalare in modo efficace su una bici da corsa, farsi i muscoli necessari. Un processo che ha richiesto tempo e fatica e che non è ancora terminato, specie se si considera il nuoto.

Carlo lavora sodo, la moglie riferisce che è un mastino, che non molla mai. E come ha dichiarato la sua personal trainer Marta, sappiamo anche che Carlo lavora soprattutto sui suoi punti deboli, perché è così che si migliora, sia fisicamente che mentalmente, ed è  così che forgia la sua durezza,  tempra la sua fibra. Ma sappiamo pure che il suo tallone d'Achille rimane il nuoto, come ha avuto modo di confermarlo, di recente,  alla nostra redazione, la triatleta Rachel Rabissoni.

Insomma, tante testimonianze, tanti giri di parole e tante perifrasi, forse solo per dire che Carlo è un cocciuto, un testardo che ha deciso di farsi piacere il nuoto, di vincere la più privata e personale delle battaglie contro i suoi limiti e contro il suo passato, che non prevedeva certo la modalità anfibia.

 

Lo scorso 30 giugno Carlo arriva a Omegna, sul lago d'Orta, alle 9,00 circa, per partecipare alla gara di nuoto denominata “L'antica via del legname”. È la seconda volta, quest'anno, che viene su questo lago. Arriva in compagnia della mamma, con la quale dopo la gara parteciperà ad un pic-nic sulla spiaggia. La borsa dei viveri preparata dalla mamma è stracolma e quando Carlo la solleva dal portabagagli  si rende conto che oggi, ineluttabilmente,  farà il pieno di calorie. Ride, perché nella borsa c'è talmente tanta roba che gli vengono in mente i pic-nic calabresi narrati da Franco Neri ( il Franco oh Franco della trasmissione tv “Zelig”) : pentole, barattoli di salsa, soffritto di cipolle, teglie di melanzane e tanto tanto peperoncino di Soverato. La mamma lo fulmina con lo sguardo e gli spiega che il peso eccessivo è dovuto ai contenitori termici e che essendoci 40 gradi non si sarebbe potuto fare altrimenti. Carlo si scusa, ma continua a singhiozzare con le lacrime agli occhi.

La gara è quella da 750 metri e la partenza è fissata alle 11. Oltre a questa sono in programma altre tre gare con differenti distanze.  Il percorso da 750 metri è  un tracciato antistante il Lido di Bagnella. Oltre alla cuffia in lattice, Carlo indossa la muta che gli organizzatori ammettono facoltativamente. Ai nuotatori vengono dati anche una chip con braccialetto identificativo e una boa pallone di sicurezza numerata, con due metri di cordino.

 

Carlo parte bene e sembra concentrato, vorrebbe evitare di arrivare ultimo, ma nello stesso tempo non vuole farsi ossessionare dall'idea che ciò possa succedere. Nella sessione da 750 metri sono in gara circa 40 nuotatori. Dopo 50 metri purtroppo Carlo perde la boa, un episodio sfortunato che diventa una spada di Damocle che pende sulla sua testa: ora rischia seriamente di essere squalificato!

Lui prosegue sforzandosi di non pensarci e cercando di prestare attenzione alla tecnica della bracciata, alla qualità della respirazione e all'eventualità, purtroppo remota, di poter incrociare qualche pesciolino d’acqua dolce nelle quasi torbide acque di questo pur grazioso lago.

 

Dopo meno di venti minuti (19' 40”), Carlo taglia il traguardo e non è affatto stanco. Forse ha dosato anche troppo le forze per il timore di crollare a metà percorso. Forse avrebbe potuto forzare un po' di più,  ma è felice lo stesso: in primis perché non è  stato squalificato, poi perché non ha avuto difficoltà ed è arrivato 24mo su 36 classificati.

Adesso il pic-nic scorre via che è una meraviglia. Carlo è davvero felice, come un bimbo con la sua mamma.

 

Aris Baraviera, Milano, 11 luglio 2019.

 

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QUANTO E’ BELLO FAR LA MO-RE

Alla domanda “perché corri?” nessuno è in grado di fornire risposta precisa, i racconti dei corridori sono accumunati da questo dato. Qualcuno azzarda un’ipotesi banale, qualcun altro non risponde, i più affermano la loro semplice verità: “Perché mi piace”.

E’ tutto qui, si corre perché correre piace. Perché correre rende felici.

La felicità del niente, che occupa un tempo proprio, al di là del lavoro, del tempo libero, delle tabelle di marcia. La felicità del non avere nessuna risposta alla domanda, del non saper giustificare quello che si sta facendo.

Ci hanno provato runners di vari livelli a dare una spiegazione: il loro silenzio resta forse la risposta migliore. Sicuramente la più esaustiva.

Così sabato sera 22 giugno, all’Arengario di Monza, punto di ritrovo fissato dagli organizzatori della corsa, l’atmosfera che si respirava era magica e un po’ folle. La felicità e l’allegria di tanta gente che sembrava stesse andando ad una festa di paese e invece era pronta per iniziare la massacrante Monza–Resegone: 42 chilometri circa di pura fatica, dal centro di Monza fino a raggiungere lassù, sulla montagna, il Rifugio Alpinisti Monzesi (Capanna Monza), a 1170 metri di altezza.

La sera, già alle 20.00, un’ora prima dell’inizio della gara, la nostra redazione è sul posto. Cerchiamo di individuare Carlo, e lo troviamo con i suoi compagni di squadra posizionato in Piazza Roma, dalla parte del Duomo.  Se ne sta lì davanti alla vetrina di un negozio di abbigliamento che ha dei manichini in bella vista. Sta facendo stretching e il vetro gli serve da specchio. Si fa di necessità virtù. Dopo aver visto il sottoscritto e il tecnico Lobuono, Carlo ci chiama e ci viene incontro, salutandoci come al solito, “Ciao raga!”, e presentandoci subito i suoi compagni di squadra, con i quali da lì a poco dovrà affrontare la corsa.

 

La Monza-Resegone è una gara notturna a squadre, organizzata dalla Società Alpinisti Monzesi e si svolge in concomitanza con la Sagra di San Giovanni, patrono della città di Monza. Le squadre sono formate da tre atleti. Fino al 1998, la competizione era esclusivamente maschile. Nel 2015 è stato raggiunto il numero massimo di squadre iscritte, 300, con 900 atleti partecipanti tra maschi e femmine. Quest’anno le squadre iscritte sono state 262.

La gara ha un percorso di circa 42 km (così si dice ,ma in realtà l’esattezza della misurazione è un “di cui” all’interno dell’”evento”) è a tempo unico e risulta vincitrice la squadra che la percorre nel minor tempo in assoluto; il tempo viene calcolato sul terzo e ultimo concorrente di ciascuna squadra.

Lungo il percorso sono istituiti dei “cancelli orari” da cui le squadre devono transitare compatte entro limiti prestabiliti.

 

Carlo si presenta alla Monza-Resegone con Roberta e Davide. Sono questi i nomi che compongono il favoloso trio, pettorale 102, che prova ad arrampicarsi in cima al monte. In bicicletta, con lo staff di supporto, c’è Manuela a cui un brutto infortunio alla schiena ha tolto la gioia di correre questa gara.  Manuela infatti è molto coinvolta e ci tiene tantissimo a dare supporto. Soffre con i compagni ai quali vuole stare vicina. Poi ci sono anche Raul e Alessia in bicicletta, anche loro di supporto. Sono rispettivamente il marito e la cognata di Roberta.

I primi 32 chilometri, da Monza a Caloziocorte di medio impegno, passando per Villasanta, Arcore, Usmate Velate, Carnate, Osnago, Cernusco Lombardone, Merate, Calco ed Aiuruno, Olginate. Poi la grande fatica degli ultimi 10 chilometri, quando dai 237 metri di Calolziocorte si deve salire ai 1173 della Capanna Monza sul Resegone. Terribile soprattutto il tratto finale sul ripidissimo sentiero di “Pra di Ratt” che mette a dura prova tutti i concorrenti. E’ la terza volta che Carlo fa la Mo-Re. Questa forse è la corsa che più ama e che vorrebbe ripetere anche nei prossimi anni.

Alle 21 inizia la gara, le squadre partono distanziate l’una dall’altra di circa 20-30 secondi, forse qualcosa di più. Le ambulanze sul posto sono 10 e partono una ogni 70 corridori. Il fratello di Carlo ha il pettorale 185. Gli organizzatori strappano una breve intervista, o solo un saluto, agli atleti ai nastri di partenza. Il clima è davvero di festa, è una corsa speciale questa, in cui l’aspetto della socialità conta più di ogni altra cosa. Non è importante la prova del singolo ma conta quella della squadra. Conta il tifo della gente lungo il percorso, quello che ti carica e ti ripaga di tante fatiche.

Roberta, Carlo e Davide partono alle 21,45. Sembrano molto tonici. Sono in ottima forma fisica e corrono fendendo l’aria mentre i loro piedi calpestano con forza il terreno…Visti da dietro sembrano gente inseguita da un manipolo di rapinatori. Li osservo percorrere con molta fierezza Via Vittorio Emanuele in direzione di Via Lecco.

Quando il trio passa per Villasanta c’è la mamma di Carlo ad attenderlo. Lei è lì sulla piazza della chiesa e non vede l’ora di dare un “cinque” al figlio che le sorride, fiero di avere una mamma così ganza. I tre ragazzi over 40 viaggiano spediti verso Lecco, è Roberta che trascina gli altri due. Il tempo è ottimo, non fa caldo. Carlo e Davide tengono il passo pur con qualche sofferenza di troppo.  Le ore passano e i chilometri scorrono via. I pensieri si avvicendano nelle menti dei tre, che parlano poco e lo fanno solo per incoraggiarsi a vicenda.  Quando corrono semplicemente corrono, nel vuoto. In quella sospensione spazio-temporale, pensieri ogni volta diversi si insinuano nelle loro menti. Si formano e ruotano attorno al nulla. Sono pensieri leggeri come le nuvole che vagano nel cielo.  

Trascinati da un pubblico che incita con entusiasmo tutti i partecipanti della Mo-Re, Carlo e compagni arrivano al “cancello” di Erve rispettando le tempistiche previste e si preparano al terribile sentiero “Pra di Ratt”, dopo aver salutato Manuela, Raul e Alessia che si devono fermare lì. Il sentiero è uno spettacolo, perché è illuminato dalle torce degli atleti che lo stanno scalando. Durante la salita ripidissima, Carlo annaspa e viene spronato e aiutato dai compagni. Davide, che poco prima sembrava affaticato, si arrampica ora con incredibile vigore verso la vetta. Roberta sembra bionica, asfalto o sentiero per lei sono la stessa cosa: procede veloce senza battere ciglio come se non ci fosse un domani.  A metà del “Pra de Ratt” Carlo sente un atleta che fa un commento sul tatuaggio dei Blues Brothers raffigurato sul suo polpaccio. Il tempo di girarsi e Carlo vede suo fratello con i due compagni di squadra: nel trio c’è anche il tatuatore di Carlo, che scherzosamente stava commentando la sua “creatura”. 

Dopo 5 ore e 12 minuti, quando manca pochissimo alle 3 di notte, il favoloso trio taglia il traguardo della Capanna Monza. La CaRoDa (Carlo, Roberta e Davide) ha raggiunto l’obiettivo, cioè la vetta. I tre si abbracciano felici, anche questa è fatta!

 

Ora scendono verso valle e si fermano per un caffè dagli alpini, alla fonte San Carlo. Poi proseguono verso la macchina e tornano a Monza. Quando Carlo arriva a casa, praticamente sono già le 8 di mattina. Sara si è appena svegliata, vuole giocare con lui. Giusto il tempo di una doccia e Carlo corre dalla figlia.  

Prova sollievo quando si rende conto di avere ancora un po’ di energia da spendere per trascorrere del tempo con il suo bene più prezioso, prima del meritato riposo. La gara notturna non lo ha sfiancato, anzi, gli ha regalato adrenalina ed entusiasmo. E pensa che continuerà a correre. Sì, correre, perché correre piace. Perché correre rende felici

 

Aris Baraviera, 4 luglio 2019, Milano.

 

 

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I’M A RUNNER’S WIFE

AB: “Ilaria, per la nostra redazione le donne dei runners sono delle eleganti tifose, quelle che permettono la crescita sportiva dell’atleta, che si occupano del suo benessere psicologico, quelle che non mollano mai … Tu ti senti così?”
Ilaria: (Ride) “Ecco diciamo che io un po’ lo ‘supporto’ e un po’ lo ‘sopporto’ … nel senso che sono abbastanza accomodante, perché so che lui ha proprio bisogno di fare la vita del runner. Prima lo seguivo di più durante le gare, ma da quando è nata Sara raramente ho la possibilità di accompagnarlo nelle trasferte e quindi lo lascio andare.  Siamo una coppia molto tollerante: lui lascia spazio ai miei hobbies e io rispetto i suoi tempi di allenamento e di gara. Certo, capita che ci siano serate, o fine settimana, in cui vorrei che lui fosse più presente. Ma è comunque un padre amorevole e non posso chiedergli di rinunciare alle sue passioni per stare sempre a casa con noi".
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AB: “Carlo è la metà della tua mela, lui quella che corre sempre. E’ difficile stare accanto ad una metà che è in continuo movimento?”
Ilaria: (Ride) “Rido perché più che l’altra metà della mela, noi ci sentiamo su mondi diversi: come il sole e la luna, come la notte e il giorno, come poli opposti. Il nostro rapporto si basa sulla complementarietà, sull’eterogeneità. Io non gli chiedo di accompagnarmi ai laboratori creativi, né al centro di giardinaggio o, peggio, all’Ikea, ma nello stesso tempo non gli dico che è un pirla se si alza alle 4, 00 del mattino per allenarsi. Siamo diversi, ed è bello così, nel rispetto delle specificità di ciascuno”.
 
AB: “Le donne dei runners hanno spesso l’arduo compito di immedesimarsi nei momenti positivi e negativi dei loro compagni, con la difficile incombenza di doverli sostenere quando c’è da elaborare un post-gara pesante o un fastidioso infortunio. Carlo ti racconta quello che gli succede o tiene tutto dentro?”
Ilaria: “Ci confrontiamo spesso, ma a volte faccio fatica a tirargli fuori le parole di bocca. Quando è nervoso lo capisco da come si relaziona con me,  da come mi tratta. A volte mi usa come punching- ball... (Ridacchia)
Ecco, non che io sia la sua vittima, ma quando lui è così allora io capisco che è arrivato il momento di farmi raccontare il motivo di tanto nervosismo. (Ora fa una pausa e resta in silenzio)
Io fortunatamente sono una che non cerca lo scontro … sono una tipa pacifica che non provoca. Sono aspetti caratteriali che emergono in taluni momenti, ma poi non lasciano strascichi e questo credo sia molto importante. Nulla di grave quindi”.
 
AB: “Pranzi e cene alla medesima maniera: pasta in bianco o al pomodoro, petti di pollo o bresaola, insalata o pomodori, oppure verdure varie condite con una lacrima di olio. Tranne la sera dopo la gara. E’ davvero così a casa? E’ difficile la convivenza con un runner?”
Ilaria: “Beh, mi pesava alzarmi alle sei del mattino per fargli la pasta, ma da quando è nata Sara lui si è reso conto che non può più pretendere da me cose di questo genere. Ora Carlo si fa seguire da una nutrizionista e io mi diverto a sperimentare le ricette che gli dà, perché in fondo a me piace cucinare, specialmente piatti salutari e ipocalorici, soprattutto da quando io ho scoperto di essere intollerante al lattosio e allo zucchero”.
 
 
AB: “Gambali o pinocchietti oppure pantaloni lunghi? Intimo o non intimo? Bandana o fascia? E le spille da balia? Il pettorale? Le creme per piedi, glutei e petto? Ilaria, partecipi anche tu alla vestizione del runner Carlo?”
Ilaria: (Risponde subito praticamente senza farmi terminare la domanda) Allora, prima lo aiutavo su tutto, spille comprese. Cioè lo aiutavo molto di più di quanto io non faccia ora. Praticamente lo viziavo. Ora lo aiuto solo ad indossare il body che mette sotto la muta, anche perché c’è una zip che altrimenti non riuscirebbe a chiudere da solo”.
 
AB: “Quando tu e tua figlia lo vedete uscire alle 5 del mattino vestito quasi come l’uomo ragno, cosa pensate? ‘Ma chi glielo fa fare?’ oppure ‘Che forte è il nostro super eroe!’ ?”
Ilaria: Ammiro molto la sua forza di volontà. Carlo è un martello pneumatico, tu pensa che è riuscito ad insegnare a Sara ad andare in bici senza rotelle, e il bello è che lei non ha ancora compiuto i 5 anni! Lui è così in tutto quello che fa. Di recente mi ha confidato che al lavoro gli hanno detto che è un mastino che non molla mai. Era tutto fiero di questo complimento. Tornando alla tua domanda, io comunque a volte penso che potrebbe prenderla con più tranquillità, che potrebbe e dovrebbe rallentare un attimo …
Nostra figlia comunque lo considera un supereroe. Recentemente era tutta felice di aver preso una medaglia per la fine del corso di nuoto: si sentiva fiera di aver portato a casa anche lei una di quelle cose che prende sempre il suo papà …”
 
AB: “Durante gli allenamenti o le gare, i runners sono irreperibili come se fossero a bordo di una stazione spaziale in orbita su Saturno: ti fa innervosire questa cosa?”
Ilaria: “Prima un po’ mi innervosivo …ora non ci faccio più caso, sono abbastanza Zen. In generale Carlo non mi dà eccessive preoccupazioni, né mi scatena stati di ansia. Comunque io in genere non lo cerco e non lo chiamo mai. Se ho proprio bisogno e lo disturbo … beh, in quel caso lui sa che deve rispondere subito perché è un’urgenza. Il nostro è un accordo tacito. E’ così!
Ecco una cosa che mi ero dimenticato di dire prima, quando abbiamo parlato di vestizione:  io lo aiuto anche ad impacchettare il telefono per evitare che si bagni, e a legarselo addosso. Lui ce l’ha sempre con sé”.
 
AB: “Quando racconti che tuo marito fa Triathlon e Running, ti è mai capitato che la gente immagini discipline olimpiche quali il Tiro al piattello o il Lancio del Disco?”
Ilaria: (Si prende un attimo di tempo prima di rispondere) “No direi di no, qualche volta le mie colleghe manifestano ammirazione per l’attività sportiva di mio marito, e frequentemente mi fanno notare che io e lui siamo molto diversi. Raramente mi viene chiesto di spiegare cosa sia il Triathlon. Morale, la gente non si sofferma sulla tipologia di sport, perché rimane meravigliata da quanto Carlo sia diverso da me”.
AB: “Mi dici qual è la più grande soddisfazione sportiva di Carlo in questi ultimi anni?”
Ilaria: “Bella domanda. Ecco, lui in generale è sempre entusiasta dopo le gare, tranne quando non si prepara a dovere. Ma … direi la Maratona di Roma di qualche anno fa. Anzi, forse, a pensarci bene, la volta che l’ho visto più contento è stata in occasione ‘del tutto e niente’ della sua prima Monza-Resegone. Era felicissimo di aver terminato la gara, ma nello stesso tempo era anche triste perché si era ritirata la ragazza del trio con il quale correva e che di fatto aveva invalidato la corsa di tutti e tre”. 
 
AB:”Ilaria, di te sappiamo che sei un’insegnante di ingIese, che hai una spiccata vena creativa, che ami la natura. Sappiamo anche che sei legata alla famiglia, sia di origine che attuale, che hai una mentalità cosmopolita e che hai un fratello che vive e lavora a Parigi, dove fa il critico cinematografico. Cos’altro ci vuoi raccontare?”
Ilaria: (Sorride con un po’ di imbarazzo) “Hai praticamente riassunto quello che sono. Oltre la passione per l’insegnamento dell’inglese c’è anche quella delle illustrazioni per  l’infanzia. In pratica colleziono libri per i quali ho una passione smisurata. Carlo talvolta non mi capisce perché siamo diversissimi … altro che metà della mela! (Ride) Lui comunque rispetta questa mia vena creativa. Sara mi assomiglia un po’, ama disegnare e si esprime già in due diverse lingue e questo mi rende felice”. 
 
AB: “La nostra redazione è venuta a sapere che la settimana scorsa, durante la festa di un matrimonio, Carlo ti ha invitato a ballare un lento. Ci vuoi raccontare l’episodio?“
Ilaria: “Carlo si era messo in testa di chiedere al saxofonista di rifare My Way, perché gli ricordava quando lui suonava il sax. Peraltro era la canzone che aveva preparato per il saggio. Così il saxofonista si è impegnato a risuonarla, a patto che noi ballassimo un lento.
Boh, è stata una cosa strana perché non avevamo mai ballato assieme prima. Eravamo nel giardino di un ristorante di Cantù e la giornata era un po’ particolare, con un cielo azzurrissimo e l’assenza pressoché totale di nuvole.  Per fartela breve, ti dico che Carlo, quando vuole, sa anche essere molto romantico …”. (Ora sorride felice e arrossisce un po’ imbarazzata)
 
Aris Baraviera, Milano, 24 giugno 2019.

 

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L’IMPORTANZA DEL MOMENTO

AB: “Rachel Rabissoni, ci parlano bene di te e ci dicono che sei una triatleta tosta. Raccontaci chi sei e dicci dove hai conosciuto il nostro Carlo”.
Rachel: (Sorride e fa una pausa come a prendere fiato) “La vita è un insieme di casualità, una serie di combinazioni che vengono a determinarsi in modo inatteso e in un dato momento. Di me posso dirti che ho sempre praticato e amato lo sport, fin da piccola, dalla danza classica al fare l’arbitro durante le partite di calcio. Vivevo in Calabria, sono di Paola della provincia di Cosenza. Mi sono trasferita in Liguria, poi ancora per esigenze lavorative ho preso casa a Monza. Ora lavoro a Genova. A Monza, tramite un amico comune, ho conosciuto il fratello di Carlo con cui ho condiviso delle uscite sportive e mi sono avvicinata a persone che hanno iniziato a parlarmi del Triathlon. Ho subito capito che mi sarei legata a questo sport che ho iniziato solo tre anni fa, quando di anni ne avevo trentasei. Come dicevo, Carlo l’ho conosciuto tramite il fratello durante un’uscita in bici e sono contenta che sia nata questa bella amicizia e sintonia sportiva. Con lui ci sentiamo e parliamo di tutto, talvolta ci alleniamo assieme e facciamo prevalentemente running. Quando ci alleniamo, Carlo sa sempre qual è il momento giusto per parlare e qual è il momento giusto per stare zitto. La sintonia sportiva per me è tutta qui”.
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AB: “Cosa ti affascina del Triathlon?”
Rachel: “Mi piace la varietà di questo sport in sé, l’opportunità che questa disciplina ti dà di allenarti sempre in modo differente. A me piace la sana competizione e il Triathlon è così, non è uno sport da competizione brutta … non è uno sport chiuso. E mi piacciono le amicizie che nascono all’interno dei gruppi di allenamento e durante le gare”.
 
AB: “Quale disciplina preferisci delle tre che caratterizzano il Triathlon?”
Rachel: “Mi vedo bene nelle discipline Endurance e preferisco la corsa. Con il nuoto vado così e così, con la bici sono migliorata molto l’anno scorso durante la preparazione dell’Ironman”.
 
AB: “Che cos’è per te la soddisfazione?”
Rachel: (Sorride entusiasta) “Beh, mi viene in mente il 2018. Lo scorso anno per me è stato molto bello. Ho coronato il sogno del mio primo Ironman, l’8 luglio a Francoforte. Avevo iniziato la preparazione dicendomi che mi sarei ‘mangiata’ quella gara e alla fine sono stata di parola: me la sono ‘mangiata’!”.
 
AB: “Come ti è andata a livello di infortuni?”
Rachel: Beh, facendo le corna non ho mai avuto problemi seri. Anche perché sono una che si sa dosare e gestire bene. Diciamo che non ho mai avuto voglia di strafare”.
 
AB: “Rachel, prima, mentre ci facevi un sunto della tua vita, ci hai detto che ti piaceva arbitrare le partite di calcio. Quindi sei un arbitro, ho capito bene?”
Rachel: Ho fatto l’arbitro per diverso tempo e  il guardalinee per quattro anni in Serie D, poi ho lasciato quando mi sono trasferita a Monza. Arbitrare è molto formativo perché ti insegna a prendere decisioni importanti in tempi brevissimi.  Io, poi, ho avuto la fortuna di avere come dirigente e responsabile capo l’arbitro internazionale Stefano Farina, grande motivatore e grande uomo, che purtroppo ci ha lasciato prematuramente nel 2017”.
 
AB: “Tornando al Triathlon, volevo sapere se ti alleni tutti i giorni e se l’allenamento ti lascia qualche spazio per la vita sociale”?
Rachel: “Mi alleno praticamente tutti i giorni, a volte anche due volte al giorno. Le mie amicizie girano attorno a questo mondo che più che privazioni mi regala soddisfazioni. Certo è un po’ impegnativo alzarsi a volte anche alle cinque per potersi allenare, ma non mi sento di fare grandi sacrifici, o meglio, io non li percepisco come tali … altrimenti avrei già smesso”.
 
 AB: “Dimmi, leggi delle riviste sportive in particolare di Running o di Triathlon?”
Rachel: “No direi di no, magari cerco qualche informazione su internet quando mi serve. Ad esempio, l’anno scorso per preparare l’Ironman ho iniziato a farmi seguire da un preparatore atletico di Reggio Emilia con il quale mi trovo benissimo. La scelta migliore che io abbia potuto fare. Di lui mi fido totalmente anche quando non capisco determinate scelte piuttosto che altre. Mi fido anche perché mi rendo conto che è bravo e che le sue tabelle mi aiutano veramente”.
 
AB: “Carlo sembra affezionato a te, ma della tua vita privata, al di là dello sport, non ha saputo dirci nulla. Un po’ come se la vostra amicizia fosse vissuta solo lungo i percorsi di allenamento o di gara. Ecco, io vorrei sapere se questa visione monotematica vale anche per te oppure se tu pensi di conoscere Carlo a tutto tondo. Voglio chiederti anche che se hai qualche aneddoto da raccontarci su di lui, per prenderlo in giro ovviamente, questa è la tua grande occasione”.
Rachel: “Sì in effetti condividiamo tantissimi temi relativi a Running e Triathlon, dei nostri ‘lunghi’, delle nostre fatiche. Adesso viviamo distanti e ci vediamo di meno, ma quando capita è sempre un grande piacere incontrarsi. C’è la regola non detta che è quella di non buttarsi addosso le cose brutte, lo stress. Ridiamo, scherziamo e parliamo con piacere soprattutto di cose tecniche sulle quali non ci scontriamo mai. Delle sue cose personali anche io so veramente poco”.
 
AB: ”Scommetto che Carlo ti punzecchia con le sue proverbiali battutine ironiche durante gli allenamenti, o sbaglio?”
Rachel: “Sì in effetti le battutine ci sono spesso. Ma quello che voglio raccontarti è che Carlo ha delle giornate in cui è carico e va fortissimo, poi altre in cui non è in forma e ti chiede continuamente scusa, perché gli dispiace farti rallentare. Io un po’ ci gioco su questa cosa: da una parte gli dico che non c’è nessun problema, dall’altra lo faccio sentire in colpa anche se a volte fa comodo pure a me rallentare. E mi diverto a fare finta che la colpa sia solo  … cavolo come mi diverto!”
(Ora ride singhiozzando)
 “… Poi, come avete scritto anche voi nell’articolo sulla maratona di Novara, a me piace ‘torturarlo’ sul nuoto che è il suo tallone d’Achille. Lo minaccio mentre corriamo: gli dico che se non accelera poi lo trascino in piscina con me. Lui ride, ma intanto aumenta l’andatura. Ecco, io credo che il suo tempo di 1 e 38 alla mezza di Novara sia anche un po’ merito mio!”
 
AB: “Rachel, che cosa ti aspetti dal futuro? “
Rachel: “Nel futuro immediato c’è il Triathlon: la gara di Lovere. Poi c’è il secondo Ironman e più avanti ancora chissà … Appunto, chissà se riuscirò a fare qualcosa come un Ultratrail o qualcosa di simile. Vedremo quando sarà il momento”.
 
Aris Baraviera, Milano, 06 giugno 2019.

 

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PRIMA VOGLIONO APPARIRE, POI RIVOGLIONO LA LORO VITA




La personal trainer di Carlo ci mette in guardia dalle facili chimere

 

 

 


AB: Marta Carradore, sei una giovanissima personal trainer, abbiamo letto infatti che sei nata ad Arzignano il 22 marzo 1989 e che grazie alla tua famiglia di sportivi hai sin da piccola praticato diverse discipline. Vorremmo sapere quali sono e conoscere quali livelli hai raggiunto".
Marta: “Allora, io fino a 19 anni ho fatto solo sci e ho praticato tutte e quattro le discipline dello Sci alpino, vincendo due volte i campionati italiani in gigante e una volta in speciale. Fino a 19 anni sciavo sette giorni su sette ed era il mio sport … insomma, la mia vita. Anche dal mio fisico si capiva, e spero lo si capisca tutt’ora, che ero una sciatrice vera”.
 
AB: “Dove ti allenavi? Qual era la tua base?”
Marta: “Mi allenavo prevalentemente a Lavarone, poi negli ultimi anni ho girato parecchio per via delle gare e mi sono allenata a Piancavallo, Cortina, San Giorgio e San Vito di Cadore”.
 
AB: “Non eri proprio vicinissima a casa, o sbaglio?”
Marta: “La stazione sciistica di Lavarone più vicina a dove abito è a 80 km, siamo a circa 80-90 minuti di macchina…”
 
AB: “Hai dovuto fermarti a causa di continui e ripetuti infortuni?”
Marta: Ho rotto sei volte il ginocchio, mi sono fatta male a un piede, poi mi sono spaccata una caviglia e infine ho subito un infortunio alla schiena. E poche volte mi è successo durante le gare, due volte con esattezza, Gli infortuni più brutti li ho subiti durante la preparazione”. 
 
AB: “Marta, sei maestra di sci dal 2011, anno in cui ti sei laureata a Verona in Scienze motorie, ma so anche che sei istruttore FIN (Nuoto), MTB (Mountan bike), di Nordic Walking, di educazione posturale, FIDAL (Atletica), FITRI (Triathlon), di pesistica e naturalmente sei anche personal trainer. Non ti sembra di incarnare il modello veneto del ‘faxo tuto mì’? La tua è solo passione oppure voglia di essere molto molto professionale?”
Marta: Beh, direi un po’ tutte e due le cose, perché mi piace tantissimo quello che faccio, ma nello stesso tempo voglio dare il giusto peso all’aspetto professionale. Ultimamente mi sto dedicando soprattutto all’Endurance, perché va bene essere polivalente, ma poi alla fine è necessario acquisire abilità specifiche e specializzazioni se si vuole fare la differenza. Dietro all’Endurance c’è un mondo, inteso come preparazione, test e allenamenti”. 
 
AB: “Hai iniziato con il Triathlon nel 2016, come hai maturato tale scelta?”
Marta: “E’ capitato un po’ per caso, quando stavo facendo la formazione a due candidati istruttori di Nordic Walking. Ecco, loro mi hanno fatto la proposta di seguire un corso FITRI per poter insegnare l’attività, ma a me sembrava brutto non praticarla, allora ho iniziato a fare anche agonistica con la GSA di Vicenza, ed è stata una svolta a livello professionale perché da poco avevo avuto un figlio. Ora gareggio per la Martina Dogana Triathlon Team".
 
AB:”Se non sbaglio stai affrontando un percorso di avvicinamento al Mental Training, un approccio quindi anche psicologico e motivazionale”.
Marta: “Diciamo che è tutta una cosa che ho studiato e ho voluto sperimentare un po’ su me stessa e un po’ su dei ragazzi che seguo, ma non posso dire che faccio Mental Training né tantomeno posso definirmi Mental coach perché non sono una psicologa".
 
AB: “Marta, che sensazioni hai circa la crescita in termini di partecipazione e popolarità di alcune discipline come il Running, la Maratona e il Triathlon? Ritieni che siano fenomeni destinati ad affermarsi sempre di più dato che rispondono ad un bisogno di modernità, intesa come libertà e fuga dallo stress? Oppure secondo te sono tendenze passeggere e legate alla moda degli ultimi anni?”
Marta: “Io purtroppo sono dell’idea che siamo in un mondo dove emerge il bisogno di apparire … La crescita esponenziale di questi sport risponde purtroppo anche all’esigenza che molti hanno di far vedere agli altri ciò che stanno facendo, al semplice desiderio di mostrarsi … appunto, alla necessità di farsi vedere".
 
AB: “Secondo te la chimica e il benessere fisico rendono fedeli molti atleti che altrimenti sarebbero destinati a lasciare l’attività?”
Marta: Sì e no, nel senso che ci sono soggetti che si fanno guidare in modo sano dalla passione per questi sport, e che riescono a mantenere un equilibrio nell’approcciarsi alle attività. Poi ci sono altre persone, che iniziano magari un po’ avanti con l’età, che si buttano corpo e anima riempiendosi a manetta le ore libere di allenamenti e di tabelle di marcia, che bruciano i tempi, magari solo per imitare i loro amici allenandosi anche sette giorni su sette. Queste persone vivono delle autentiche ‘manie’ che sono destinate a rivelarsi effimere perché non nascono dalla passione per lo sport. Sono ‘manie’ che sono destinate a finire nel giro di qualche anno, semplicemente perché le persone poi iniziano ad avere voglia di riappropriarsi della vita che facevano prima, delle cose a cui hanno dovuto rinunciare per potersi allenare”.
 
AB: “Parliamo ora del nostro Carlo. Tenendo conto della notevole stima che lui nutre per te, si ha come la sensazione, al di là delle tabelle di allenamento, che voi abbiate un ottimo dialogo e che lui ti percepisca come una persona indulgente, o perlomeno non severa nel giudicare i suoi punti deboli”.
Marta: “La premessa è che il preparatore atletico non è solo colui che ti manda le tabelle, ma è quello che deve saper dialogare con te, perché l’allenamento deve essere anche soggettivo. Al di là dei parametri fisici è importante conoscere il carattere, i punti deboli e gli obiettivi dell’atleta. Specie con gli adulti che hanno un lavoro e che fanno gli atleti nel tempo libero, io cerco prima di tutto di farli divertire. Non li preparo certo all’idea di fargli vincere le olimpiadi. Io lavoro molto sulle sensazioni e cerco di far passare il messaggio che bisogna saper ascoltare il proprio corpo e non trattarlo come una macchina da dover impostare. Carlo ha scelto uno sport figo come il Triathlon che contiene tre discipline in una, con i pro e i contro che ne derivano. Da una parte abbiamo la possibilità di poter variare allenamento settimanale, dall’altra le difficoltà, durante le gare, di dover passare dal nuoto alla bici e infine alla corsa. Carlo non nasce nuotatore per cui ha delle difficoltà che sta cercando di affrontare. Bisogna saper sfidare i propri limiti più che lavorare sulle virtù, e Carlo questo lo fa molto bene. Io personalmente amo la bici sulla quale passerei intere giornate, ma so che è sulla corsa che ho bisogno di migliorare e quindi mi alleno con questa consapevolezza”.
 
AB: “Parlaci della tua vita sociale e dei tuoi hobbies. Lavoro, allenamento e famiglia ti consentono di coltivarne? E dimmi se leggi delle riviste sportive”.
Marta: “Diciamo che sono fortunata dato che le mie amicizie ce le ho in ambito sportivo. Sono persone che alleno e con cui collaboro. Questo è il mio mondo e sto bene così. Quest’inverno in montagna mi hanno rimproverato di essere asociale, di non essere capace di stare in compagnia. Sono cose che succedono a quelli che come me  vogliono allenarsi dopo il lavoro, a quelli che come me si pongono degli obiettivi sportivi …
Per quanto riguarda la lettura, io sono abbonata a Scienze e Sport, una rivista universitaria molto tecnica e poi leggo anche Triathlete Magazine, che è la rivista di eccellenza per la disciplina del Triathlon”.
 
AB: “Progetti? ... Sogni? … Sei felice?”
Marta: “In questo momento sto lavorando con una persona ad un grande progetto che nessuno conosce e che si prefigge di concretizzare l’impegno che abbiamo profuso in questi anni. Sono felice perché faccio quello che mi piace e desidererei fare questo lavoro se già non lo facessi. Qui di sogni ce ne sono sempre tanti …”
 
Aris Baraviera, Milano, 22 maggio 2019.

 

 

 

 

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D’ASOLA

Il 28 aprile era in programma la 12ma edizione del “Triasola Schiantarelli, Memorial Anna De Vito e Fabio Vida” ad Asola, e la nostra redazione aveva promesso a Carlo che sarebbe stata sul posto per la gara del Triathlon Sprint. Lo scrivente cronista, prima di beccarsi un malanno di stagione e vedersi poi costretto a seguire la trasferta solo per corrispondenza, aveva anche ingaggiato un tecnico e pianificato un reportage fotografico da pubblicare poi sul sito della nostra associazione.   
 
Asola è un paese di 10 mila abitanti situato nella parte nord-ovest della provincia di Mantova. Il capoluogo di provincia è distante 37 chilometri. Da queste parti il dialetto è di tipo lombardo- orientale con evidenti influssi del mantovano cittadino. Carlo se ne accorge già prima della gara, scambiando qualche parola con gli organizzatori, e pensa che questa parlata sia diversa dal dialetto del basso mantovano che indiscutibilmente ha più influssi emiliani che lombardi. Infatti Cremona è a soli 36 km e Brescia a 47.
C’è molta campagna da queste parti e lo si nota a perdita d’occhio. Carlo ha sempre avuto un buon olfatto e sente distintamente sia i profumi dei campi che gli odori delle stalle e dei maiali.  Non è infatti un caso che qui il sistema agro-alimentare-zootecnico ricopra un ruolo fondamentale nell’economia della provincia, un settore dove sono occupati molti immigrati arrivati negli ultimi anni soprattutto dall’ India, dalla Romania e dal Marocco.
Alcune settimane prima della trasferta, Carlo si era già fatto un “film” che prevedeva una trama con itinerario enogastronomico post gara e degustazione dei piatti tipici del luogo: salumi mantovani, Tortelli di zucca, Risotto alla pilota (condito con salamella di maiale), Stracotto d’asino, Luccio in salsa e Sbrisolona (il dolce per eccellenza a base di mandorle) a volontà. Il tutto innaffiato rigorosamente con Lambrusco Mantovano.
Le defezioni della nostra redazione hanno fatto saltare il suo piano “segreto” che proprio nelle intenzioni di Carlo, probabilmente, avrebbe dovuto rimanere tale soprattutto nei confronti della sua dietologa …
 
Tornando alla giornata della gara, il programma prevedeva dalle 11,00 alle 12,45 la consegna dei pacchi gara (chip, pettorale con elastici, spille, numeri da appendere su bici, casco e borsa) presso il centro sportivo Schiantarelli. Carlo arriva sul posto, stavolta da solo, con un discreto anticipo.  Dopo il breafing delle 12,50 c’è subito la partenza della prima batteria, le altre a seguire ogni 15/ 20 minuti. 
 
La frazione di nuoto da 750 m si svolge nella piscina olimpionica esterna riscaldata con impianto di teleriscaldamento e quindi con acqua a temperatura termoregolata. Il nuoto è il tallone d’Achille di Carlo e lui di questo è perfettamente conscio. Parte dosando le forze e cercando di non farsi condizionare dalle bracciate degli altri nuotatori, che oggi sono partiti a razzo e sembrano particolarmente assatanati.  
La frazione Bike che segue si svolge su percorso chiuso al traffico con andata e ritorno sullo stesso per un totale di 20 km. Bisogna mantenere la destra. Le curve pericolose sono segnalate molto bene da un’organizzazione che sembra particolarmente efficiente e che presidia in modo capillare la strada.
L’elemento di disturbo è un forte vento che soffia di lato, da una parte all’andata e dall’altra al ritorno. Tutti i bikers sbandano come se fossero quasi ubriachi e spendono molte energie per controllare la stabilità delle loro bici a discapito della velocità. Ad un tratto il vento sembra sparito … ma proprio quando Carlo sta per aumentare la frequenza della pedalata (e forse per spiccare il volo …) eccolo di nuovo: una mano invisibile lo ricaccia indietro riducendo la sua velocità di crociera e accollandogli una zavorra sulla schiena che lui avverte distintamente come forma e peso di un grosso zaino.  Ora Carlo è nervoso anche perché con il forte vento aumentano le polveri in sospensione e il pulviscolo, a volte molto fastidioso, che può finire negli occhi degli atleti.  Decide di voler sdrammatizzare la situazione e allora cerca di pensare ad uno dei principali corollari alla Legge di Murphy: “Se il vento soffia, lo farà in direzione contraria alla tua. E al ritorno pure!”. Ecco che adesso ride, finalmente!
Carlo ripensa al vento che l’ha ostacolato a Mestre, durante la Maratona di Venezia. Gli viene un parallelismo tra le città di Mantova e Venezia e sorride, perché ricorda che prima di lui anche Montesquieu, nel 1729, ebbe modo di proporre il medesimo accostamento (“Mantova è la seconda Venezia”). Ora pedala ridendo e sentendosi particolarmente “illuminato”.
 
La gara continua e il vento soffia incessante. Purtroppo quando hai il vento che ti sbatte contro, non ce n’è per nessuno e la fatica si moltiplica. Non a caso “vento” fa rima con “lento”.  Carlo vorrebbe mettersi in scia del ciclista che lo precede, ma la direzione del vento è laterale e quindi non servirebbe un granché.  Desidererebbe anche nascondersi al fianco di qualcuno, ma questo non sortirebbe comunque un grande effetto. L’unico piccolo sollievo è pensare che le condizioni meteo sono avverse per tutti. Il vento in sostanza è molto democratico.
 
L’ultima frazione è podistica sulla distanza dei 5 km (2 giri da 2,5 km). Finalmente Carlo riprende contatto con la sua amata corsa, la disciplina che gli calza a pennello.  Recupera qualche posizione, ma si accorge presto che non c’è più tempo per fare delle grandi rimonte.  La gara è finita … anche questa è fatta!
 
La nostra redazione lo raggiunge telefonicamente subito dopo la gara. Gli chiediamo com’è andata e ci facciamo raccontare le prime impressioni a caldo.  Lui risponde con cortesia senza risparmiarci però una frecciatina: “Ciao raga, scusate se parlo con la bocca piena, ma sto mangiando un’ottima insalata di riso preparata dagli organizzatori. Posso dirvi che sono felice di aver concluso una gara davvero molto faticosa a causa del forte vento che soffiava lateralmente. Faccio i complimenti agli organizzatori e come ultima cosa vi dico che la mia dietologa può dormire sonni tranquilli: sì, perché se aspetto voi per uscire a mangiare qualcosa che mi faccia ingrassare … campa cavallo! “(Ride singhiozzando).
 
Aris Baraviera, Milano, 6 maggio 2019.


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MONTAGNA SCURA PIOVA SICURA

“Co l'aqua toca al culo, s'impara a nuar” (quando l’acqua tocca il sedere si impara a nuotare) è il proverbio veneto che era venuto in mente a Carlo domenica scorsa, 14 aprile, quando appena alzato dal letto aveva visto dalla finestra di casa scendere copiosamente la pioggia. Voleva comunque vedere il bicchiere mezzo pieno prima di partire per Arzignano, provincia di Vicenza,  dove era in programma lo speciale Allenamento di Triathlon Multilap organizzato dalla sua personal trainer Marta e da Martina Dogana, triatleta vincitrice di diversi titoli a squadre e individuali in ambito nazionale e internazionale.
Il giorno precedente, Carlo aveva guardato su internet come arrivare a Arzignano e aveva scoperto anche che nel vicentino era nata un sacco di gente famosa: Roberto Baggio a Caldogno, Carlo Cracco a Creazzo, Gelindo Bordin a Longare. Inoltre Arzignano risulta a soli 20 km da Valdogno, comune dove è sorta la fabbrica tessile della famiglia Marzotto e dove aveva la sede la catena alberghiera dei Jolly Hotels.
 
Carlo parte alle 10.00 da Macherio e in due ore circa è sul posto. L’allenamento è in programma alle 13.30. Arzignano è un paese ai piedi delle Prealpi Vicentine, non lontano dal Parco Naturale Regionale della Lessinia e dai Colli Berici. Dalla piccola cittadina, procedendo in direzione sud, si raggiungono anche i Colli Euganei del basso Padovano, mentre procedendo in direzione nord, verso Trento, si arriva alle località turistiche di Recoaro Terme, Rovereto, Folgaria e Levico Terme. Pioviggina e non promette niente di buono: le nuvole sulle montagne sono molto scure.
 
C’è un ricco rinfresco prima della partenza. Gli atleti stanno attenti a non abbuffarsi. Il programma dell’allenamento viene cambiato poco prima del via a causa delle cattive condizioni atmosferiche e diventa un mini duathlon. Sul posto purtroppo ci sono poche decine di atleti, gli organizzatori ne meriterebbero molte di più. Il circuito prevede 1 km di corsa, 4 di bici e poi ancora 1 km di corsa. Il percorso viene ripetuto 4 volte per un totale di 24 km (16 di bike e 8 di corsa). A seguire c’è la parte di allenamento in piscina.
 
Si parte alle 13,30. Carlo conta i passi che compongono il primo chilometro di corsa. Non forza perché il ritmo è già abbastanza sostenuto. E’ in sintonia con l’ambiente e riesce ad ascoltare il suo respiro. Dopo pochi minuti è già tempo di cavalcare la bici.  Anche i primi 4 km di bici passano via in un attimo. Durante il primo giro del circuito non sente neanche l’impatto negativo del ritorno alla corsa post bici.  Finisce l’ultimo chilometro di corsa e si riparte con il secondo giro del circuito.
 
Carlo procede con entusiasmo, intensità e concentrazione. Qua e là viene distratto dalla gente che, sfidando il maltempo, sta assistendo all’allenamento. Gli spettatori forse per scaldarsi l’ugola lanciano battutine dialettali: “Chi tropo se tira indrio finisse col culo in rio …”( Chi si tira troppo indietro finisce col sedere a mollo …); “Bisogna aver i oci anca de drio …” (Bisogna sempre guardarsi alle spalle …). Siamo forse al terzo giro quando Carlo, in bici, viene superato dalla pedalata veloce della sua personal trainer. Sembrano attimi di tensione, poi Carlo scoppia a ridere e ricordando una canzone ascoltata su Youtube che parafrasa una celebre canzone di Massimo Ranieri inizia a canticchiare: “Perdere la ruota, quando sei in pianura, e se resti solo la tua strada si fa dura: non riesci a bere, nemmeno a respirare, perdere la ruota e ti vien da vomitare... E vorresti urlare andate un po’più piano, tirare la borraccia a chi sta andando lontano, e farli forare uno ad uno e tagliar le gomme a chi ti sta vicino … andate più pianino”.
 
Ed eccola qui la felicità della corsa, il gusto di un gesto senza senso, che non produce niente. Non conta il traguardo, non conta nemmeno il risultato, conta l’intensità dell’allenamento dove il migliore non è quello che va più forte degli altri, ma quello che gode di più facendo quello che fa. E’ tutta qui la felicità del runner.  
 
Marta durante il sorpasso sussurra qualcosa a Carlo ridendo. Lui ricambia con un gran sorriso. 
Uno spettatore assiste alla scena e probabilmente non coglie la confidenza goliardica che lega i due e  così commenta:  “La lengua de le done la xe come la forbese, o la tagia o la ponze (La lingua delle donne è come una forbice, o taglia, o punge)".
 
Aris Baraviera, Milano, 22 aprile 2019.


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CARLO E' A META' STRADA TRA VINI E VIOLINI

Quinzano d’Oglio è un piccolo paese della provincia di Brescia situato a metà strada tra la Franciacorta e Cremona. Carlo arriva sul posto il 31 marzo con due amici runner, Luca & Luca: in programma c’è il Duathlon classico del Chiavicone.
Tra le 9 e le 11 vengono consegnati i pettorali presso l’oratorio in Piazza Garibaldi, quello di Carlo è il numero 436. Tutti e tre gareggiano per la squadra del Triathlon Team Brianza che qui è numericamente ben rappresentata. La partenza della gara maschile è fissata alle 12,50, con la novità della rolling start che prevede partenze in batterie da 10 atleti distanziate di 10 secondi.
 
La prima frazione di gara è una corsa di 10 km, il terreno è leggermente ondulato, non completamente asfaltato, ed è un percorso tra le cascine con un unico giro. Fa molto caldo, sembra quasi di essere in giugno. Gli atleti sentono la fatica. Carlo non riesce ad entrare in sintonia con il proprio corpo, fa fatica a sentire il battito del cuore, le gambe sono molli e il respiro è ancora irregolare …
 
La seconda frazione è un percorso bike no draft (gara ciclistica con scia vietata) di 40 km ad un unico giro e leggermente ondulato. Carlo suda come se stesse facendo una sauna con addosso un piumino, non può nemmeno permettersi di “ciucciare” la ruota del ciclista che lo precede perché il regolamento gli impone di mantenere una distanza di almeno 10 metri. Le sue gambe non girano come dovrebbero e la gola è diventata secca. Fosse un tipo che si arrende sarebbe già infilato in un bar a bere come se non ci fosse un domani, ma lui invece è lì: soffre ma nello stesso tempo si diverte a misurare la sua crisi, cercando di gestire per quanto possibile l’imprevisto e l’improvviso caldo torrido di mezza stagione.  Cerca di distrarsi dalla fatica e inizia ad apprezzare il territorio, le bellezze della natura tra colline e campagna, interrotte da paesini come Castelvisconti, Bordolano, Corte De’ Cortesi, Sabbiata, Cascina Malgherosse, Borgo San Giacomo.
 
La terza frazione è un percorso run, con un giro di lancio di 0,4 km e due giri da 2,3 km, per un totale di 5 km. Il terreno è per metà sterrato, tra i boschi, e per metà asfaltato. Tornare a correre dopo 40 km di bici taglia le gambe a tutti, e questo caldo ovviamente non aiuta.
In prossimità dell’arrivo Carlo sente comunque di aver dato il massimo e per questo ha la sensazione di essere stato perfetto, un semidio, un eroe che ha portato a termine un’impresa impossibile. Non importa se si sente i muscoli rigidi o se la sua faccia è contratta dalla fatica. Si sente onnipotente e vicino a un ideale di perfezione che comprende anche una valutazione di tipo estetico (in barba al suocero che di lui aveva detto “Non è certo un adone …”).  Si sente un supereroe, forte e soprattutto avvenente, e se non fosse per quella improvvisa risata dissacrante che interrompe il suo pensiero – e che proprio non gli riesce di trattenere – saremmo pronti a giurare che a questa cosa lui crede tantissimo.
 
Il tempo realizzato da Carlo non è da primato (2h 43’), ma lui è felice lo stesso e lo dice agli amici della Triathlon Team Brianza, decine di uomini come lui distrutti dalle fatiche e dal caldo.  Si ritrovano nel campo sportivo dove c’è la zona cambio e ristoro e dove va in scena il pasta party organizzato sotto il tendone.
Carlo incontra anche Rachel che è arrivata quarta di categoria: standing ovation!!
Nelle competizioni come questa, c’è dunque un innegabile aspetto conviviale nella corsa, e si manifesta a fine gara quando, nei punti di ristoro solitamente allestiti dagli organizzatori, i runners possono dividere il pasto, raccontarsi le proprie esperienze, tracciare insieme progetti e obiettivi futuri. Qui corridori di ogni specie e grado, dai velocisti ai macinatori di lunghe distanze, dai tapascioni al primo chilometro agli esperti di lunga data, si scambiano notizie, informazioni, consigli di ogni tipo, dalle difficoltà di questo o quel tracciato alle valutazioni dell’abbigliamento tecnico fino ai suggerimenti nutrizionali. Carlo, come gli altri, riferisce di ricavare una grande fonte di godimento da questi momenti. Si intrecciano nuove relazioni, nascono amicizie, ci si sente parte di un micromondo in cui ognuno parla la stessa lingua: una lingua fatta di sudore e fatica, di voglia di infrangere barriere e superare limiti.
 
E’ arrivato il momento di lasciare Quinzano D’ Oglio. Carlo è soddisfatto di aver portato a termine un’altra missione e si allontana zigzagando tra i tavoli del pasta party.  Ad un tratto sente una musica in sottofondo disturbata dai tipici botti dei tappi di sughero sparati dalle bottiglie di vetro. 
Sorride Carlo perché ricorda di trovarsi in quella terra affascinante tra la Franciacorta e Cremona; è a metà strada tra i vini e i violini.
 
Aris Baraviera, Milano, 8 aprile 2019.


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LECCO:PROMESSO...DUATLETA!

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni”.


Il ritrovo della 7^ edizione del Duathlon Sprint Città di Lecco era fissato per domenica 17 marzo, alle 8,00 presso, la Palestra del Liceo A. Manzoni per la distribuzione dei pettorali. Carlo arriva lì puntuale, accompagnato da Sonia con il suo furgone che ben si presta al trasporto delle biciclette.
La partenza della batteria maschile di Carlo è alle 9,30. La seconda batteria maschile è prevista invece per le 10,30. La batteria femminile di Sonia è in programma per le 13,00.
Carlo è piuttosto nervoso e lo slittamento della partenza di un quarto d’ora abbondante lo infastidisce ulteriormente. Scalpita come un cavallo prima della partenza del Palio di Siena, poi cerca inutilmente di rilassarsi facendo stretching, però manca lo spazio fisico per poterlo praticare nella maniera più appropriata. Lui ci prova lo stesso, inspira ed espira nervosamente con molta enfasi, sbuffa come un equino e sembra pronto a scalciare. Ad un tratto scoppia a ridere perché gli viene in mente che l’ambiente del lago dovrebbe teoricamente rilassare, mentre lui si sente nervoso e agitato. La risata è terapeutica … improvvisamente si sente già meglio e la giornata sembra girare per il verso giusto. Poi si guarda intorno e realizza che l’età media degli atleti che partecipano alla competizione è bassa: non ci sono molti uomini di mezza età come quelli che partecipano alle classiche maratone. Qui a Lecco sembrano avere tutti l’età dei “promessi sposi”, sono tutti ventenni!  Ecco, l’umore gli si guasta di nuovo…
 
La prima frazione di gara è podistica e si compie realizzando un giro completamente pianeggiante della lunghezza di 5 km, caratterizzato da andamento a bastone (andata e ritorno) con 3 giri di boa.
La partenza è davvero a ritmi esagerati, Carlo però tiene benissimo perché le gambe rispondono alla grande. ll battito cardiaco si è regolarizzato e il passo procede in maniera quasi automatica, la mente si svuota, si libera, diventa un campo aperto in cui i pensieri fluttuano lievi senza appesantire il passo …
 
La seconda frazione è ciclistica sulla distanza di 20 km e si compie realizzando 4 giri del percorso podistico precedente. Ora il gruppo è meno compatto, lui comunque tiene benissimo perché le gambe sono toniche e rispondono al di sopra delle attese. Prima di “ciucciare” la ruota del ciclista che lo precede, Carlo ne approfitta per lanciare qualche sguardo in direzione del lungolago.  Il lago e i monti circostanti ne fanno un ambiente unico, dal sapore antico e moderno al contempo. L’aria manzoniana si respira soprattutto nei quartieri descritti meticolosamente dal celebre romanzo. Anche se oggi Lecco è una città a tutti gli effetti, con centri commerciali, teatri, cinema, chiese, palazzi e ville storiche di pregio (fra tutti Palazzo Belgioioso e la chiesa di San Nicolò) contornata però da un paradiso naturale per chi ha voglia di scoprirlo.
 
La terza frazione è podistica sulla distanza di 2,5 km (2 giri). L’andamento è a bastone (andata e ritorno) e richiede il transito all’inglese mantenendo la corsia di sinistra della strada, con la presenza di 2 giri di boa (inversione del senso di marcia).
Ora Carlo annaspa e perde terreno: dopo la pedalata in bici è il ritorno alla corsa che gli taglia completamente le gambe facendogli perdere diverse posizioni in classifica. Ha un momento di sbandamento totale in cui anche la vista sembra annebbiarsi (riferisce di aver visto addirittura un’improbabile onda anomala !!). Ecco che si rifugia nervosamente nel turpiloquio seriale fino a quando recupera le energie che lo rimettono in condizioni di tagliare, comunque, brillantemente il traguardo. Carlo migliora il suo tempo di 10 minuti (tempo totale: 1 ora e 10 minuti) rispetto ad un altro duathlon sprint corso nel 2018.
E’ felice ora e si rende conto che è andata bene. Dedica l’impresa, alla coach Marta e poi famelico si butta sui panini che ha portato da casa, nell’attesa di vedere l’amica Sonia che corre alle 13 e la successiva premiazione in programma alla 14,30.
 
Adesso è spiaggiato con la pancia piena e si rilassa. Si gode, quasi estasiato, il panorama del lago dal profilo così irregolare. Ad un tratto si rattrista al pensiero di doversi privare di così tanta bellezza. 
 
“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! “
  
Aris Baraviera, Milano, 26 marzo 2019.
 
 

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CARL’’OTTO’’ MARZO. LE RIFLESSIONI CHE RESTANO

Quando si corre per se stessi, senza particolari scopi agonistici, o considerando l’agonismo solo una molla per mettersi in moto, non conta il risultato finale. Non è per il traguardo che si corre. Nella corsa vissuta come liberazione e piena espressione del sé l‘unica cosa che conta davvero è il percorso. Il percorso inteso non solo come luogo fisico della corsa, ma anche come cammino di vita sportiva costellato d’ incontri talvolta anche speciali.
In occasione dell’8 marzo scorso, la nostra redazione ha voluto intervistare Carlo (sempre lui, il nostro riferimento) circa il suo rapporto con le donne incontrate nel mondo del running.
 
AB: “Carlo, oggi è l’8 marzo e vogliamo dedicare un pensiero alle donne. Innanzitutto, quali sono le donne più importanti della tua vita? “
Carlo: “Raga, tanti auguri alle donne della mia vita: mia moglie, mia figlia, mia mamma e mia cognata”.
 
AB: “E quali sono, o quali sono state, le donne della tua vita nel mondo del running?”
Carlo: “Donne del running direi quattro. La personal trainer Marta di Arzignano in provincia di Vicenza, la mia amica Rachel con cui corro ogni tanto, la fisioterapista Sabrina e di recente anche la nutrizionista Elena. Soffre anche lei, come me, di cefalea ed è una maratoneta, sono andato da lei per questo. Tutte queste donne, ognuna nel suo ambito, mi fanno un c… a cestello!” (Ride)
 
AB: (Decido di provocarlo un po’) “Com’è il tuo rapporto con le donne che incontri durante le maratone, in modo particolare con quelle che corrono più forti di te?”
Carlo: “Tantissima ammirazione per le runner che corrono più forte. Una donna ha sempre meno tempo di un uomo per correre, soprattutto se è mamma o moglie. Poi anche per motivi fisici dovrebbe essere il sesso debole, invece anche nel running dimostrano che sanno essere molto più motivate e grintose di noi uomini. Quindi tantissima stima”.
 
 
AB: “A proposito. Volevo segnalarti che Runner’s World ha lanciato il contest The Mom Factor, dedicato alle donne che hanno un bimbo con meno di un anno di età, e che vogliono rimettersi in forma. Prevede un programma di allenamento semestrale personalizzato per le 5 donne che verranno selezionate entro i primi di aprile. Hai qualche amica a cui suggerire questa iniziativa?”
Carlo: “Bella iniziativa, non lo sapevo. No, purtroppo non mi viene in mente nessuno”.
 
AB: “Cosa mi dici della femminilità delle runner? Si dice che la perdano un po’a causa del troppo allenamento …”
Carlo: “Boh non saprei. Se una donna corre il giusto mantiene la femminilità. Non credo che sia uno sport che debilita troppo il fisico. Certo, se una esagera e diventa 40 kg, poi sembra un uomo. Mi è capitato di vedere entrambi i casi”.
 
AB: “Una inchiesta realizzata due anni fa da Runners World Italia ci raccontava che il 41,2% delle donne ha subito molestie durante le sedute di allenamento. Ti è mai capitato di assistere a qualche apprezzamento verbale di questa natura?"
Carlo: “No assolutamente, per fortuna nella mia esperienza ho trovato sempre tanta cordialità nei confronti delle donne”.
 
AB: “Hai qualche motivo per invidiare le donne runner?”
Carlo: “No nessuno”. (Risponde di getto, poi sembra rifletterci meglio) “Beh, forse … penso solo a quando durante una maratona la gente per la strada incita molto di più una donna che un uomo. Quando ho corso la prima Monza Resegone con Rachel e la sua amica Chiara, era un continuo ‘brave!’ A me non mi si filava nessuno! E per fortuna che non sono permaloso!”  
(Ride singhiozzando nervosamente)
 
Quando si corre per se stessi, senza particolari scopi agonistici, o considerando l’agonismo solo una molla per mettersi in moto, non conta il risultato finale.
Conta il percorso e contano le sfumature che lo rendono più luminoso. Comprese quelle tinte rosa che per fortuna lo ravvivano sempre, ogni attimo di più.
 
Baraviera Aris, Milano, 15 marzo 2019.
 
 

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LA PASSIONE DEL RUNNER VISTA DAGLI ALTRI: CHIMICA O SENTIMENTO?

Chiunque abbia un minimo di esperienza di corsa sa che il rapporto con questa attività non è destinato ad esaurirsi, ma a diventare sempre più forte col passare del tempo. Certo, non a tutti piace correre. C’è chi prova e smette dopo una settimana, tre mesi, un anno. Ma c’è un limite oltre il quale è difficile tornare indietro. E’ il limite del godimento. Quando si iniziano a provare certe emozioni si rimane corridori per sempre.
 
Senza pretese di carattere empirico/scientifico abbiamo provato a fare una piccola indagine chiedendo a un gruppo significativo di persone di svariate età che non hanno mai praticato il running, cosa pensano della corsa e quali possano essere le motivazioni dei runners. Ci si riferisce soprattutto a quegli atleti che si sottopongono  ad allenamenti  massacranti, e che compiono imprese come quelle di correre le maratone, che viste da occhi “profani”, ben rappresentano il manifesto della sofferenza e della fatica più pura quasi sempre fine a se stessa.
Le risposte che ci hanno dato, le abbiamo volute condividere in estrema sintesi con Carlo (sempre Lui il nostro punto di riferimento) cercando di analizzare con lui il quadro che ne emerge.
 
AB: Carlo, innanzi tutto, come vieni giudicato tu dai 'no runners' ? Cioè quando racconti loro della tua passione … cosa ti dicono?
Carlo: (Ride prima ancora che io abbia finito di formulare la domanda …) Beh, prima di tutto ti dico che usano il sostantivo “maratona” come sinonimo di corsa e tutte le volte devo spiegarne le differenze. Però non voglio fare la parte del supertecnico, perché sono io il primo a fare confusione con la terminologia quando esco dai miei campi del sapere: per esempio, non ho ancora capito la differenza tra browser e router! Comunque, rispondendo alla tua domanda, gli amici e i conoscenti non riescono a capire come io possa godere nel fare tanti sacrifici e soprattutto non capiscono quali possano essere le motivazioni che mi spingono a farli. Non capendo le motivazioni si danno risposte semplici, cioè dicono che sono matto da legare. Non completamente matto, forse, anche perché mi frequentano comunque (ride), anche se rimangono convinti del fatto che la mia psiche conceda un po’ troppi spazi alla follia”.
 
AB: “C’è una grande ammirazione per il variegato mondo dei salutisti, quelli per intenderci che fanno jogging al parco per mantenersi in forma, per fare fiato, e che quotidianamente praticano una sorta di liturgia laica per sconfiggere lo stress. Questi sono i corridori che la gente comprende meglio per la naturale voglia di uscire all’aria aperta, di dimenticarsi tutti i doveri e per concedersi un momento per sé in cui ogni cosa possa essere guardata con quel tanto di distacco necessario a darle il giusto peso. Te lo aspettavi questo?”
Carlo: “Beh sì … me l’aspettavo perché da questi podisti-salutisti traspare più una voglia di relax che una tendenza al sacrificio. La motivazione che li spinge a correre è fin troppo chiara e di loro tutti ne parlano bene. Nulla da aggiungere”.
 
AB: “Per quanto riguarda i runners più 'seri', quelli delle maratone o mezze maratone, del duathlon e del triathlon, le opinioni sono meno univoche. C’è molta ammirazione per le capacità di resilienza e per la voglia di migliorare se stessi, per l’amore della corsa, ma c’è chi sostiene anche che tanta propensione alla sofferenza fine a se stessa sia incomprensibile dal punto di vista razionale, e che le spiegazioni siano da cercare nella chimica che giocherebbe quindi un ruolo fondamentale. In effetti dobbiamo rilevare che la corsa stimola le endorfine (sostanze biochimiche prodotte dal cervello che veicolano informazioni tra le cellule del sistema nervoso) che hanno proprietà analgesiche ed eccitanti. In particolari situazioni sono in grado di regolare l’umore. Entrano in azione nei momenti stressanti aiutando l’organismo a sopportare meglio la fatica e regalando all’individuo un surplus di buonumore, uno stato psico-fisico di appagamento e felicità, a volte uno stato di estasi. Qual è la tua posizione in merito a questo?”
Carlo: “Non ho problemi a dirti che la chimica secondo me gioca un ruolo che non è affatto secondario. Io non ho mai pensato che correre sia una filosofia, un ideale di vita, una forma mentis riconducibile ad un preciso concetto di libertà. Io non ho mai inteso la corsa come momento di raccoglimento spirituale per fuggire dallo stress dei nostri tempi: io corro perché quando lo faccio mi sento bene. Semplicemente corro senza farmi troppe domande e perché sento l’esigenza di farlo. Credo di essere innamorato della corsa, ma non ho necessità di idealizzare questo amore. Ecco, poi mi rendo conto che c’è una dipendenza chimica e me ne accorgo soprattutto quando sono fermo per infortunio, perché in quei momenti sento delle vere e proprie crisi di astinenza. E’ in tali momenti che, a mio avviso, vengono fuori l’eroismo e la pazienza di mia moglie e più in generale di tutti quelli che convivono con i runners. Se io fossi un avvocato divorzista in cerca di clienti, frequenterei il sottobosco del running perché molti matrimoni viaggiano spesso su un pericoloso crinale e la loro sopravvivenza dipende dalla guarigione degli atleti dagli infortuni (ride)”.
 
AB:La gente comune identifica poi una terza categoria di corridori, e sono quelli che praticano l’Ultra Trail Running (dove le caratteristiche del percorso, in termini di distanza, dislivello e tipo di terreno non permettono di catalogare l’attività tra le semplici corse e maratone di montagna) e l’Ironman (3,86 km di nuoto + 180,260 km di bicicletta + 42,195 km di corsa).
L’opinione diffusa e abbastanza univoca è che questi 'super eroi' siano tutti mezzi matti. Cosa ci dici in proposito?”
Carlo: “Beh, in effetti mi verrebbe da dire che un po’ pazzerelli lo sono davvero…
A parte gli scherzi, non vorrei giudicare esperienze che non conosco, anche perché questi atleti hanno la sana pretesa di migliorare le proprie prestazioni e sono in continua competizione con se stessi. E’ il sacrificio negli allenamenti che appare abbastanza disumano e porta la gente a pensare che questi soggetti siano dei marziani”.
 
AB: “Cosa ti spaventa di più di queste discipline da “marziani”, forse la necessità del doppio allenamento giornaliero? Potresti praticarle anche tu?"
Carlo: “Mi spaventa soprattutto l’idea che mia moglie possa rivolgersi all’avvocato divorzista (ride)”.
 
Dunque, se vissuta con totale abbandono la corsa può diventare la compagna fedele e necessaria di tutta la vita. Come ossessione e droga per qualcuno. O come sentimento e amore per tutti gli altri.
 
Baraviera Aris, Milano, 25 febbraio 2019.

 

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QUANDO IL FREDDO NON TI FA NE’ CALDO NE’ FREDDO

Passata la corsa di Novara, Carlo si ritrova ad avere una nuova tabella di allenamento settimanale preparata con molto scrupolo dalla sua personal trainer. Lui sa che questo è il periodo giusto per mettere fieno in cascina e migliorarsi con applicazione, carattere e tanta voglia di misurarsi con la strada.

Il freddo di stagione non sembra preoccuparlo più di tanto. Lui si copre bene e corre senza sentire nulla, freddo o gelo che sia, preferendo sempre e comunque le avverse condizioni atmosferiche alla tiepida, luminosa e vaporosa piscina, che per lui rimane un ambiente ancora ostile, quasi innaturale, nonostante gli sforzi per familiarizzarci e per trovare con l’elemento acqua quel feeling che non ha mai avuto nemmeno da bambino.

Carlo vorrebbe seguire alla lettera le istruzione dell’allenatrice, ma non esclude qualche “licenza poetica” perché il tempo della corsa è uno spazio di sospensione, in cui si può lasciare alle spalle la lunga catena di obblighi che ci stringe. Ogni passo in avanti è un piccolo addio ai doveri e agli impegni. Chi corre non ha storia. Vive solo nel presente. E’ un flusso vitale che avanza, una forza pura, un ritorno all’essenzialità primordiale in cui tutto, a partire dal susseguirsi consueto degli eventi, è solo un artificio. Tutto tranne la pista che si ha davanti. E più si avanza e più qualcosa di ancestrale torna a vivere nel corridore, che si scollega da ciò che ha intorno per entrare in contatto con la potenza selvaggia della materia.

La nuova tabella di allenamento prevede 3 giorni intensi di nuoto in ambiente “ostile”,  1 giorno di bike che va via liscio come l’olio, 2 giorni di corsa articolata (piramidale e interval training), impegnativa ma accattivante , 1 giorno di corsa a piacere,  senza l’assillo dell’orologio.

Carlo stravede per la corsa a piacere che infatti si gode senza fretta, gustandosela come l’oliva con lo spritz, sorseggiandola lentamente come un buon bicchiere di vino che non si vorrebbe mai  finire.

Come già detto , non teme affatto le temperature rigide di questo periodo, né tantomeno la neve che più volte ha già avuto modo di trovare e testare nel suo vissuto e di cui si ricorda in particolare la prima volta. La corsa è un incipit, un modo di vivere costellato di prime volte: la prima volta che ha messo le scarpette da running, la prima volta che ha resistito un chilometro, e poi dieci, e poi venti. La prima volta che ha corso sotto la pioggia, la prima volta sulla neve, la prima in montagna. La prima maratona, la prima sconfitta e la prima volta che, nonostante i crampi è andato avanti. Del resto se non fosse così, se non si fosse spinti dalla ricerca di una continua novità, difficilmente si potrebbe continuare a correre per anni.

Correre sulla neve non è solamente la conseguenza necessaria di un clima avverso, ma per molti runner è diventato un rito oppure addirittura un’opportunità, quella di correre su un terreno difficile che mette a dura prova sia la tenuta fisica che le abilità psicofisiche, oltre che la resistenza al freddo naturalmente.

Stavolta la corsa sulla neve Carlo l’aveva proprio desiderata e pianificata: si era letto  ben bene Runner’s World Italia, che questo mese si presentava in edicola con l’invitante titolo “ Corri sulla neve”, e non voleva farsi trovare impreparato come era successo la prima volta. Tutte le sere controllava le previsioni del tempo confrontandole da un sito all’altro.

Carlo sapeva bene che in caso di nevicate avrebbe dovuto calzare delle scarpe da trail, che avrebbe dovuto cercare percorsi con neve fresca piuttosto che con il  ghiaccio, che avrebbe dovuto correre con una falcata più corta e tenendo i piedi bassi e radenti al suolo. Sapeva soprattutto che doveva stare attento alle buche sotto la neve, proprio perché quando sono nascoste diventano più insidiose e pericolose per le caviglie.

Finalmente ecco arrivare il 1 febbraio e la neve che imbianca tutta la Pianura Padana. Carlo si precipita al parco La Porada di Seregno in pausa pranzo, felice come un bambino. Parcheggia la macchina con una certa fatica perché lì sotto ci sono le radici delle piante che hanno deformato l’asfalto e che ora non si vedono più perché coperte dalla neve. Scende dalla macchina, tira un paio di “porconi”: ce l’ha col sindaco di Seregno colpevole di non aver prontamente tolto la neve dal parcheggio e di non aver sradicato le radici a mani nude. Si allontana ridendo sentendosi un po’ in imbarazzo perché sa di averla sparata grossa. Sopraggiunge una macchina che gli suona il clacson  per mettergli fretta nell’attraversare la strada. E allora ecco che dal sorriso imbarazzato Carlo ritorna velocemente a “sparare” una nuova serie di improperi.

Subito dopo eccolo procedere nella neve fresca, lo sguardo è fiero come se stesse correndo sopra le nuvole, il petto è gonfio come quello di un tacchino, mentre il passo breve e veloce sembra quello di un fenicottero … e meno male che non si è vestito di rosa!

Poi c’è il freddo, tanto freddo , ma a lui il freddo non fa né caldo né freddo …

 

Aris Baraviera, Milano, 11 febbraio 2019.

 


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QUASI PER CASO ...L'OLIMPO!

Correre è un po’ come vivere, e ognuno ha la sua vita: lunga o breve, solitaria o di gruppo, felice o infelice, in salita o in discesa. In ogni caso attraverso la corsa si cerca sempre di forzare il limite delle proprie possibilità, o di andare un po’ più a fondo nella conoscenza del proprio corpo e della propria mente.
 
Alla mezza maratona di Novara del 13 gennaio Carlo si era iscritto, però, senza grandi pretese sportive e di vita, forse solo per smaltire quello che aveva accumulato durante le vacanze di Natale. La sua personal trainer gli aveva raccomandato di tenere una ritmo di 5 minuti al chilometro e di godersi al massimo la strada, la natura e i paesaggi. Carlo era rimasto perplesso circa i consigli extrasportivi, e aveva pensato che probabilmente lui stava sottovalutando la città di Novara dal punto di vista turistico, o che forse quelle parole dell’allenatrice non andavano prese proprio alla lettera, che magari erano solo frasi fatte … frasi di circostanza.
 
La mattina del 13, tra il Ticino e il Sesia, superate le risaie, Carlo si presenta di buon mattino accompagnato da Rachel, un’amica e tenace runner con la quale di tanto in tanto ama condividere qualche allenamento a Monza. Il ritrovo è fissato per le 8,00 al Palazzetto dello Sport “Pala Igor”, la partenza è alle 9,30. Alla 23ma edizione della Mezza Maratona denominata “San Gaudenzio” ci sono circa 1200 persone.
Dopo una buona colazione da McDonald’s i due sono pronti, più sereni del solito ma comunque molto concentrati. Il riscaldamento è uno dei momenti della gara che più piace a Carlo, una rountine tutta sua, con una sacralità e una sua profana scaramanzia. Prima dello start Carlo si mette in posa con i pacer che con i loro palloncini indicano il tempo di marcia di 1 ora e 45 minuti. Si fa scattare qualche foto e poi d’accordo con Rachel decide che quel tempo sarà l’obiettivo della loro gara, per cui bisognerà stare al passo di questi pacer, possibilmente senza troppa sofferenza, proprio come vuole la sua personal trainer.
 
Subito dopo lo start, Carlo e Rachel si sentono subito euforici e disattendono il programma di marcia che avevano appena concordato, quindi superano i pacer dell’1 e 45 e vanno oltre. Ora viaggiano bene entrambi, i corpi sembrano in sintonia con l’ambiente, ascoltano il proprio respiro e seguono il ritmo del cuore come fossero in stand by: un passo dopo l’altro, un chilometro dopo l’altro, qualche battuta per esorcizzare la fatica, un sorriso appena accennato e via sempre concentrati verso la meta. Carlo si distrae solo quando vede la Cupola di San Gaudenzio che è alta 121 metri e per un attimo, con lo sguardo rivolto al cielo, pensa ai “suggerimenti” turistici della sua personal trainer.
Il percorso della gara è quasi tutto pianeggiante, ad esclusione di un paio di cavalcavia che Carlo dimostra di soffrire. Al 13mo kilometro Carlo ha infatti una forte crisi: è molto affaticato, qualcosa non gira perché ad ogni passo sente i muscoli contrarsi. Cerca di darsi coraggio ricordando che sapeva bene che sarebbe stata dura e che forse la scelta di partire a velocità non è stata la più azzeccata.  Ora Rachel capisce che la situazione è critica e cerca di spronarlo e nello stesso tempo di alleggerire la tensione: “Carlo se rallenti ti obbligo a venire in piscina con me. Lì poi … beh, lì poi ti faccio schiattare dalla fatica!” Carlo ride anche se si trova nel momento preciso in cui la fatica è così grande da indurlo a pensare: perché lo sto facendo? E capisce che quello è il momento esatto in cui bisogna scegliere se cercare la gloria o lasciarsi cadere nell’oblio.
Quando Rachel oramai rassegnata sta per salutarlo e allungare, lui inizia a visualizzare il suo corpo come una vera e propria macchina, dove gli ingranaggi annichiliti dalla stanchezza e dalla fatica lentamente si riprendono. La crisi sembra superata, siamo tra il 14mo e il 15mo chilometro.
Carlo per fortuna ha ritrovato il ritmo e i muscoli sembrano rispondere al meglio. E’ determinato ad arrivare fino in fondo, raggiungere il traguardo, vincere la sfida che prima di tutto sta affrontando con se stesso, con le sue paure.  
Tra il 20mo e il 21mo chilometro superano i pacer che indicano 1 ora e 40 minuti e lì si rendono conto che stanno viaggiando bene e sopra le loro aspettative. Carlo decide allora di giocarsi il tutto per tutto nel tentativo di battere il suo primato personale sprintando fino alla fine … manca davvero poco al traguardo!
Carlo e Rachel chiudono la gara con un ottimo tempo effettivo di 1 ora 38 minuti e 43 secondi.
 
Carlo è particolarmente felice perché ha stabilito il suo primato personale!!!!
Come nella vita, così anche nella corsa, le cose belle arrivano quando meno te l’aspetti.
 
Aris Baraviera, Milano, 28 gennaio 2019.


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TUTTI GLI ORIZZONTI CHE NON ABBIAMO MAI TOCCATO

L’inizio del nuovo anno è da sempre un periodo ricco di sogni, di obiettivi che desideriamo raggiungere, progetti e disegni di vita che vorremmo colorare con le con le tinte più vive e luminose dell’anima. Sappiamo però che per realizzare quanto auspicato abbiamo bisogno della buona sorte, perché come diceva un grande del secolo scorso (Einstein) “Tutto è determinato da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Vale per l’insetto come per gli astri, esseri umani, vegetali o polvere cosmica; tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile”. E’ proprio per questo che all’inizio dell’anno ci auguriamo che la fortuna possa essere dalla nostra parte.

 

Carlo si allena la mattina del primo gennaio, assaporando l’aria fresca del parco La Porada di Seregno (Monza Brianza). La sua personal trainer gli ha detto di correre 10 km ma senza l’orologio che segna tempo e velocità, perché in fondo è bello iniziare l’anno così quando si è a livelli amatoriali. Lui avanza spensierato e sorride pensando ai 3 Kg accumulati durante le feste, agli articoli che finalmente è riuscito a leggere sul sito di Runner’s World Italia e a tutti i buoni propositi per il 2019. Vorrebbe iniziare in maniera positiva e catalizzare l’energia dell’ottimismo.

Corre e si sente libero. Libero dalle responsabilità quotidiane e dai cattivi pensieri. Libero di correre da solo o in compagnia. Libero di sognare e di pensare. Libero di andare in qualunque direzione e a qualunque velocità. Semplicemente libero e bello (qui si rende conto di esagerare , perché come ebbe modo di ricordargli il suocero… non è certo un adone!).

 

Il primo obiettivo dell’anno è gestire bene gli allenamenti quando il freddo diventa pungente. Carlo ha appena letto che correre con temperature che si aggirano intorno ai 5 gradi non influisce sulla quantità d’ energia necessaria per girare ad una velocità sostenuta, ma quando esse si avvicinano allo zero o addirittura scendono sotto, per mantenere il ritmo si ha bisogno di una quantità d’ossigeno maggiore del 15-20%. La crescita del dispendio energetico è dovuta alla necessità del corpo di mantenere un adeguato riscaldamento per le normali funzioni vitali, inoltre anche il cuore subisce lo stress del freddo pompando minor quantità di sangue verso i muscoli. Carlo sa quindi che è importante coprirsi sempre bene e infatti d’inverno indossa rigorosamente guanti e fascia per fronte e orecchie.

Correre quindi a un ritmo uniforme è una strategia vincente nelle giornate più fredde, perché se parti a manetta quando poi rallenti subisci un abbassamento della temperatura corporea. Inoltre anche quando fa freddo si perde acqua attraverso il sudore e la respirazione. E dal momento che i brividi riducono ulteriormente le riserve di carboidrati, Carlo preferisce le bevande energetiche alla semplice acqua minerale.

 

L’allenamento di Capodanno procede bene. Ora il nostro runner sta passando per l’ennesima volta davanti al tendone del circo che da qualche settimana staziona di fronte al parco de La Porada. Il pensiero di Carlo corre verso i funamboli sospesi a mezz’aria su un filo teso, concentrati per non cadere di sotto e la necessità di continuare a camminare. Carlo pensa che se il corpo è davvero una macchina incredibile, la testa lo è ancora di più. Sogna adesso facendo dei veri e propri voli pindarici, fantasticando sulle nuove imprese sportive che vuole realizzare quest’anno, e sui personalissimi confini ed orizzonti che non ha mai toccato.  Si augura di avere la fortuna necessaria per portare a termine almeno la metà delle cose che gli passano per la mente. E mentre procede correndo con la testa tra le nuvole, le sue scarpette sfiorano per questione di centimetri un enorme “schifezza” lasciata da un cane di grossa taglia (la grossa taglia dell’animale è solo una supposizione che Carlo fa in base alla teoria del “se tanto mi dà tanto” …). Parafrasando il film celebre film Match Point di Woody Allen, la fortuna sembra essersi schierata dalla sua parte per questione di centimetri, l’anno nuovo sembra davvero partito bene. Carlo vorrebbe crederci, poi però si sente ridicolo e gli scappa una risata.

La nostra redazione lo raggiunge telefonicamente al termine dell’allenamento per salutarlo calorosamente e per fargli gli auguri. Lui ci tiene a spiegarci che è troppo presto per capire se il 2019 sarà un anno davvero fortunato, anche perché secondo un adagio popolare le “schifezzine” vanno schiacciate bene con la suola della scarpa quando si vuole strizzare l’occhio alla Dea Bendata, non basta solo sfiorarle!

Ci saluta raccomandandoci di seguirlo alla prossima mezza maratona e ricambia gli auguri: “Oh ciao raga, auguri anche a voi e ci si becca a Novara!”

 

Aris Baraviera, Milano, 14 gennaio 2019.

 

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CONCIATI PER LE FESTE

Le feste natalizie sono per noi tutti un periodo di gioia e serenità da condividere con la famiglia e con chi amiamo. Per molti corridori però, soprattutto per Carlo, rappresentano metaforicamente le due facce della mezzaluna: una parte chiara e luminosa che delinea il senso sociale delle festività, contraddistinto da influenze più o meno forti di religiosità e di tradizione, l’altra faccia invece, più oscura e indecifrabile, che restituisce la dimensione dell’ignoto e che sembra ben raffigurare l’incontrollabile (ma certa)  grande abbuffata tipica del periodo.

 

Dal punto di vista alimentare Carlo sa che non potrà limitarsi troppo, e nemmeno vorrebbe farlo peraltro, anche perché ama i piaceri della buona tavola e ha voglia di concedersi anche qualche sfizioso eccesso. Alla nostra redazione racconta di “volersi limitare solo con le bevande dolci e con quelle alcoliche, per non eccedere in apporto di energia sotto forma di dannosi picchi di glicemia che favoriscono l’accumulo del grasso”. Ci dice anche che tra Natale e Capodanno si concederà il lusso di visitare una capitale europea, Copenaghen, che da tempo lo affascina e incuriosisce. L’idea del viaggio da una parte lo rende felice, ma dall’altra gli crea il cosiddetto “scacco esistenziale” alla Kierkegaard, perché sa che dovrà privarsi per qualche giorno della gioia di correre.

 

Per quanto riguarda le abbuffate di cibo, Carlo sa che bisogna mettere in preventivo l’alta probabilità di mettere su peso e quindi tecnicamente c’è il pericolo di “sfanculare” mesi e mesi di sacrifici e duro allenamento. Con l’aiuto della sua personal trainer, sta quindi programmando delle uscite infrasettimanali che prevedono stimoli muscolari adeguati, come esercitazioni con variazione del ritmo e accelerazioni a metà percorso, e altre variazioni minimamente impegnative con allenamenti mattutini a completo digiuno, per bruciare i grassi. Sta anche valutando la possibilità di fare un allenamento bi-giornaliero (digestione permettendo), perché 30’ al mattino + 30’ alla sera fanno dimagrire più che 60’ in una sola seduta. Infine, anche se non sono vengono citati nella sua tabella di allenamento, vorrebbe fare esercizi per gli addominali con ripetizioni a nastro.

 

Carlo ha letto che alcuni studi sostengono che normalmente più del 60% dei corridori soffre a vari livelli di nausea e spiacevoli problemi allo stomaco durante e dopo una corsa, nel periodo delle feste questa percentuale sale sensibilmente per colpa delle quantità di cibo ingurgitate e delle digestioni senza soluzioni di continuità, che ci avvicinano talvolta alla dimensione dei ruminanti. Sembra che questo genere di fastidi sia in parte causato, durante l’attività fisica, dalla diminuzione del sangue dal tratto gastrointestinale verso i muscoli. Le conseguenze sono il manifestarsi di crampi e il limitato assorbimento di liquidi da parte del corpo che determina un’insufficienza di idratazione. L’incidenza dei problemi gastrointestinali pare maggiore nella corsa che in altri sport, come ad esempio il ciclismo. La ragione va individuata nel fatto che nella corsa gli impatti con il terreno sono piuttosto elevati, anche se ovviamente l’incidenza è soggettiva e dipende dai batteri nello stomaco, dai tempi di digestione, dagli ormoni e dai livelli di stress.

Anche se Carlo non ha mai sofferto di problemi del genere, sorridendo ricorda di aver visto un paio di volte alcuni runners fiondarsi fuoripista ed emulare una particolare statuina del presepe catalano, il cosiddetto “caganer”. Ecco, adesso si mostra preoccupato e decide quindi di programmare allenamenti esclusivamente mattutini durante le feste, che dovrebbero quindi prevenire e scongiurare situazioni spiacevoli almeno dal punto di vista digestivo.

 

Ora Carlo ripensa alla mezzaluna chiara e alla mezzaluna oscura e sa che potrà godersi meglio la prima, quella conviviale,  se riuscirà a gestire al meglio la seconda, quella delle abbuffate di cibo.

 

Il prossimo impegno agonistico è ormai alle porte, considerando che il 13 gennaio parteciperà alla Mezza Maratona di Novara. Lì davvero sarà importante farsi trovare in forma, evitando, se possibile, di presentarsi con il faccione rigonfio come quello di una luna piena.

 

Aris Baraviera, Milano 24 dicembre 2018.

 

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L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE

Correre significa libertà, pura e semplice. Le costanti pretese della società moderna, delle email, degli smartphone, dei social media, quasi non permettono di fuggire dal lavoro, dalle preoccupazioni finanziarie, o dalle pubblicità che trasmettono il messaggio che la vita non è vita senza l’ultimo telefonino di grido o senza l’ultima auto super accessoriata. La frenesia dei tempi sembra condannarci inesorabilmente ad una esistenza fatti di ansia, dove le nostre scelte per sfuggire alla schiavitù dello stress sembrano essere sempre più palliativi inutili.

Ed è per questo, nella nostra società guidata dai consumi, che la corsa non è mai stata così popolare e importante. Correre è un modo positivo per sfogare sentimenti repressi. Correre significa fuggire. E’ economico, accessibile e necessita solo di un terreno su cui correre, in qualsiasi luogo e a qualsiasi orario. All’inizio è molto difficile capire che l’idea alla base non è battere gli altri corridori. Ma alla fine si impara che la vera competizione è contro la vocina nel cervello che ti dice di mollare.

Correre è una sfida quotidiana per il nostro Carlo, anche se si tratta di un allenamento, perché da essa ottiene le risposte di cui ha bisogno, in primis sapere se oggi è un pappamolle oppure un combattente.
Oggi forse il nostro Carlo non lo sa ,ma non sarà il solo protagonista della corsa.
 

E’ un sabato di dicembre oggi, e Carlo non sa se si sentirà un duro o un pappamolle, una gazzella o un leone, ma di sicuro sa che dovrà necessariamente correre anche solo per sentirsi, alla peggio, un facocero. Ha voglia di rilassarsi però, e sceglie di correre nei giardini della villa Borromeo Arese di Cesano Maderno (MB), con l’obiettivo di passare un’oretta quasi contemplativa. Vuole percorrere “solo” 12 chilometri, non vuole strafare perché è reduce dal dolore al polpaccio e ultimamente si sta allenando parecchio in piscina, a Limbiate, dove sta facendo il cosiddetto “Master”.

L’ingresso al parco della villa è vietato ai cani e questo lo rilassa ancora di più, perché sa che non correrà il rischio di schiacciare delle schifezzine con le sue adorate scarpette super tecniche. Ha la solita fascia in testa, i guanti (anche se la temperatura è ancora piuttosto gradevole per essere dicembre) e l’abbigliamento molto tecnico. Oggi non ha portato le cuffie, il che è davvero strano. Si è spalmato come al solito la vasellina per evitare spiacevoli attriti, specie nella zona dei capezzoli e nelle parti basse per scongiurare il temuto “culo da babbuino” dei maratoneti.

Il giardino di Palazzo Arese Borromeo è un giardino che conserva la tipologia del giardino formale barocco, frutto anche del restauro del Comune. Carlo percorre i viali ortogonali, alcuni dei quali sono  ombreggiati, e rimane molto colpito dalla bellezza di quello centrale che sembra una galleria verde. Corre perlopiù sull’asse principale del giardino, che è quella che collega prospetticamente il palazzo con la loggia e la grande fontana settecentesca. Ogni giro che ripete è piuttosto lungo perché il parco è grande e si estende su un’area di poco inferiore ai 100.000 mq. Il bosco di tigli, querce e tassi, lungo il confine est, si collega al portale del giardino affacciato sul parcheggio esterno alle mura. Il filare di pioppi cipressina lungo il lato nord, con il laghetto di impronta naturalistica al centro degli ampi prati, costituiscono alcuni punti salienti del passeggio che Carlo si gode quasi estasiato. Sorride perché la vista delle querce gli fa venire in mente quel suo amico che lo chiama sempre “vecchia quercia”, facendo riferimento al suo essere cocciuto, ma sicuramente tutto d’un pezzo. Ora vorrebbe fermarsi un attimo, spinto dalla curiosità di osservare meglio il laghetto naturalista, ma teme di perdere il ritmo e quindi accelera quasi indispettito, bofonchiando qualcosa di incomprensibile. Ad un tratto sembra rapito da un flashback, un ricordo che si fa immagine e quasi si materializza all’improvviso: sta cercando di rammentare in quale romanzo ha incrociato le vicende della famiglia Borromeo. Si ricorda che l’origine della famiglia è toscana … ma che ha avuto maggior lustro a Milano e sul Lago Maggiore, più o meno dal Cinquecento al Settecento. Prosegue nella corsa, poi rallenta perché improvvisamente si ricorda che Bartolomeo III di Arese (il conte che fece costruire la villa di Cesano Maderno) potrebbe essere il nonno materno di Carlo Borromeo Arese, viceré di Napoli nel 1710.  Ci pensa e ci ripensa, sembra eccitato, ma non è sicuro perché sa che l’albero genealogico della famiglia è piuttosto complesso …

Ora è confuso: sta pensando a quale grado di parentela ci possa essere tra il Bartolomeo III di Arese e San Carlo Borromeo, il San Carlone di Arona, poi lascia perdere per non aggrovigliarsi nei  pensieri come è solito fare, e si distrae guardando il volo di quello che potrebbe sembrare un Cavaliere d’Italia. Decide che ci ripenserà a casa, confrontandosi con sua moglie e magari ne parlerà anche con noi della redazione.

Carlo è felice di non aver portato le cuffie e di non aver ascoltato la solita musica di Bruce Springsteen, che in genere lo carica a molla. L’app del telefonino segnala che ha già percorso 12 chilometri. L’allenamento è praticamente finito.                                                                                       
Oggi il nostro runner non ha cambiato le costanti pretese di frenesia della società moderna, ma sicuramente si è  divertito e rilassato. E forse al giorno d’oggi è già molto.

Aris Baraviera, Milano 10 Dicembre 2018.

 

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CARLO MAGNA (l’alimentazione del nostro imperatore)


Raggiungiamo telefonicamente Carlo che è appena uscito dalla vasca della piscina di Cesano Maderno(MB) dopo il consueto allenamento. Inspiegabilmente si era negato per diversi giorni alle continue e ripetute chiamate della nostra redazione che lo stava cercando per intervistarlo sui cambiamenti delle sue abitudini alimentari.
 
AB: “Ti sei ripreso dalle fatiche della ranatona? E come va il polpaccio?”
 
Carlo: (Con voce insolitamente roca) “Prima di risponderti vorrei far presente che avete sbagliato a riportare il mio risultato alla Maratona di Venezia: il Real Time è stato di 4:00:48, voi invece avete pubblicato  il Tempo Ufficiale e mi avete penalizzato  di quasi 3 minuti.  Bisogna considerare che, quando c’è tanta gente, c’è una bella differenza tra chi parte in prima fila e chi sta a metà del gruppo … sappiate che non è un dettaglio!
Se continuate così sarò costretto a querelarvi … e per fortuna non sono permaloso!” (Poi scoppia a ridere, spazzando via la tensione che si era creata forse anche ,tipico di un runner, era evidentemente seccato di non essere andato sotto le 4h per pochi secondi …e aveva ragione a irritarsi-)
 
AB: (Con un sospiro di sollievo) “Vogliamo sapere come è cambiata la tua alimentazione in relazione al fatto che sei diventato un atleta. In particolare vogliamo chiederti  quanto vale per te il detto -mangia di tutto ma non la prima cosa che ti capita-“.
 
Carlo: “Questa domanda mi ha fatto venire in mente il cestino del pane ... Il cestino del pane come simbolo di rinascita. E’ la prima cosa che ti portano quando vai al ristorante e quando ero un vorace termovalorizzatore ero capace di mangiarmene uno intero e chiedere il bis. Ora mi porto delle fette di pane integrale da casa e al ristorante mangio quelle. Purtroppo per il lavoro che faccio spesso sono costretto a mangiare fuori. Appena posso mangio a casa proprio per non essere indotto in tentazione. Ci sono un paio di ristoranti che non frequento più proprio per il pane che portano. Dei dolci non sono goloso per niente, ma per il salato ho un’attrazione fisica quasi morbosa”.
 
AB:“Durante la settimana segui la Piramide alimentare italiana? La piramide giornaliera si articola in 6 piani in cui sono disposti  in modo scalare i vari gruppi di alimenti con colori diversi per sottolineare che ciascuno è caratterizzato da un contenuto di nutrienti e richiede differenti frequenze di consumo. Rispetti questa dieta?”
 
Carlo: “Non conosco la dieta a piramide … quella che dici tu assomiglia alla dieta dissociata. Ero andato da una nutrizionista triatleta che mi ha dato una dieta che seguo quasi tutti i giorni visto che mi alleno quotidianamente. Carboidrati a pranzo preceduti da verdure e proteine a cena, variando il tipo di proteina. Cambia magari la merenda di metà mattina e metà pomeriggio a seconda di quando mi alleno. Ogni tanto sgarro, soprattutto nel weekend, ma cerco di stare comunque nei limiti. Ho notato che se bevo alcolici nell’imminenza del fine settimana (quando faccio gli allenamenti più lunghi) il mal di testa è assicurato”.
 
AB: “Cosa ne pensi della celebre frase di Matt Fitzgerald (runner, autore e nutrizionista) quando afferma che “le diete che vietano categorie di alimenti generano persone infelici”. E cosa ne pensi del motto -mangia individualmente- che sembra prendere spunto dalla capacità di auto-ascolto dell’atleta e più in generale dell’individuo?”
 
Carlo: “Non sono sempre d’accordo con lo spirito dei nutrizionisti soprattutto dei tempi passati. Se uno mangia di tutto in porzioni moderate e con giudizio, non ha bisogno di un nutrizionista secondo me. Credo valga proprio così. Qualcuno dice (ndr-e non sono nutrizionisti-) che prima di una maratona devi fare il carico di carboidrati, però anche questo secondo me non vale. L’ho capito col tempo. E’ controproducente mangiare per tre giorni sola pasta, ti gonfi e per la gara metti su peso e basta…. Devi mangiare un po’ di tutto evitando schifezze.
Comunque rispondendo alla tua domanda, ti dico anche che non conosco quell’autore maratoneta. A me personalmente non piace leggere libri sulla corsa. Quando corro, corro. Quando leggo preferisco i classici”.
 
AB: “Secondo te il maratoneta può essere vegetariano o vegano? Ed è vero quello che dicono le persone che ti conoscono bene, cioè che mangi più insalata tu che una tartaruga gigante delle Galapagos?”
 
Carlo: (Dopo un breve silenzio) “Si sono ghiotto di insalata … ma sui vegetariani e vegani non saprei che dirti”.
 
AB: ”E quanto sei fedele alla regola che dice che bisognerebbe alzarsi da tavola con un po’ di fame?”
 
Carlo: “Credo sia una buona regola. Un trucco da adottare è lavarsi i denti subito appena finito di mangiare così passa la voglia di chiudere con un dolcetto o un po’ di frutta secca,soprattutto in questo periodo di feste imminenti”.
 
AB: “Quindi, se ho capito bene, ti alzi da tavola con un po’ di fame?”
 
Carlo: “Sì, certo … (Ridacchia) anche se a volte mi alzo solo con l’aiuto dei parenti!”
 
 
Aris Baraviera, Milano 26 novembre 2018
 

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LA RANATONA DI VENEZIA

Era da mesi che Carlo stava preparando la Maratona di Venezia del 28 ottobre, nonostante i problemi al polpaccio non gli avessero  dato tregua. Lui Venezia se l’era sognata immobile, quieta e ordinata come quella dei quadri del Bellotto e del Canaletto, anche perché è così che l’aveva sempre vista …

Non vedeva l’ora di essere a Stra, paese vicino a Padova e famoso per la Villa Pisani, dove da anni è fissata la partenza. Pensava che si sarebbe gustato lentamente il percorso che attraversa le località di Fiesso d’Artico, Dolo e Mira, lungo la Riviera del Brenta, nota per le sue ville palladiane e giungendo quindi a Mestre dove, dopo l’attraversamento della città e del Parco San Giuliano, si imbocca il ponte della Libertà che conduce a Venezia.

Carlo si era già fatto il film di quando i runners sarebbero passati a petto gonfio in piazza San Marco  tra gli applausi della folla …

La realtà è stata però un'altra infatti un vento forte e costante ha soffiato per tutta la gara in senso contrario alla marcia degli atleti. Come se non bastasse, entrati a Venezia i maratoneti hanno trovato l’acqua alta, percorrendo l’ultimo tratto con le caviglie a mollo. La VM10K ha avuto invece più fortuna, con la marea che era ancora bassa al transito degli atleti. La Maratona è stata caratterizzata da raffiche di vento fortissime e mare molto mosso che hanno reso difficile persino il trasporto delle sacche degli atleti dalla partenza all’arrivo. Il tratto finale della maratona sarebbe dovuto passare per piazza San Marco, che però a causa della marea era allagata. Il percorso è stato quindi leggermente variato, rimanendo lungo la Riva degli Schiavoni e Riva dei Sette Martiri.
Purtroppo il fenomeno dell’acqua alta è più frequente di quello che si possa immaginare, soprattutto nei periodi autunnale e primaverile con particolari condizioni metereologiche: quando si combina con i venti di scirocco, che spirando dal canale d’Otranto lungo tutta la lunghezza del bacino marino, impediscono il regolare deflusso delle acque, o con vento di bora che ostacola invece localmente il deflusso delle lagune e dei fiumi del litorale veneto.
Sul fronte agonistico Top Runners, Carlo aimè non fa ancora parte di questi, la 33^ Huawei Venicemarathon è tornata a parlare africano. "Dopo la vittoria dello scorso anno dell’italiano Eyob Faniel, è l’Etiopia che ritorna a vincere grazie a Mekuant Gebre che ha tagliato per primo il traguardo di Riva Sette Martiri in 2h 13’ 23’’. Dietro di lui i keniani Gilbert Chumba, già quarto lo scorso anno a Venezia e Stephen Kiplimo. Nota di curiosità :Gilbert Chumba è un ex idraulico e ora pastore oltre che atleta; dopo la maratona dell’anno scorso si comprò una mucca che chiamò Venice e quest’anno sembra intenzionato a comperarsene due. Nono, e primo degli italiani, l’esordiente e atleta veneziano Luca Solone ,in 2h 34’ 31’’. In campo femminile, la keniota Angela Tanui non ha tradito le attese della vigilia andando a vincere in solitaria con il tempo di 2h 31’ 30’’, con un distacco di oltre 7 minuti sulla seconda, l’etiope Sorome Amente, e di 9 minuti sulla terza, la sorella Euliteur Tanui (fonte Ufficio Stampa Venicemarathon)". Questo il resoconto della gara dei Top. Ma c’è la gara di Carlo che è quella che ci interessa in prima persona.

Raggiunto telefonicamente al termine della gara, Carlo ha voluto commentare la prestazione: ”Sono felice di aver portato a termine questa difficile ma affascinante ‘ranatona’ (ride)… La chiamo così perché l’acqua ci ha costretto a cambiare il modo di correre e perché  nella parte finale ci è arrivata fin quasi al ginocchio. La cosa più fastidiosa comunque è stato il vento, soprattutto sul Ponte della Libertà dove soffiava davvero fortissimo. Il mio risultato finale  ha risentito parecchio di queste avversità … però mi tengo stretto il tempo di 04h 3’ e 14’’. Fino a Mestre (25k) ero andato abbastanza bene con un intermedio di 2h e 09’, poi le condizioni atmosferiche sono peggiorate considerevolmente e ho dovuto un po’ mollare …
Fino a pochi minuti fa però ho tirato giù di quei porconi … e mi chiedevo chi me l’avesse fatto fare di intraprendere questa avventura. Ora, passato quel momentaccio,  posso dirti che sono felice di esserci stato e che l’anno prossimo verrò ancora: l’organizzazione mi è piaciuta, la gente ci incitava con passione ed entusiasmo e le band musicali lungo il percorso tentavano di alleviare il peso della fatica!  In particolare mi è rimasto impresso il nome di una band che non posso non citare: gli AnalfaPeti (scoppia a ridere divertito) …
Ora scappo perché sono inzuppato e perché vorrei raggiungere al più presto casa mia. Più che una rana infatti al momento mi sento un rospo … Spero che i baci delle mie due principesse possano trasformarmi in un principe”.

Aris Baraviera, Milano 12 novembre 2018.


 

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RISVEGLI (seconda parte) E DINTORNI...

Il caffè sembra non avere sortito alcun effetto su Carlo, evidentemente è ancora provato dal timballo di riso. Risponde alle mie domande con il tipico sguardo un po’ spento del “manzo che digerisce”. 
 
AB:  “Carlo,  dove ti alleni solitamente?”
Carlo: (Fa un grosso respiro come se dovesse accumulare ossigeno): “Ho iniziato allenandomi in un campo di atletica a Bernareggio e …… mmh, al Parco di Monza. Ora mi alleno alla Porada di Seregno, al parco della Villa Borromeo di Cesano Maderno e sempre a Monza. Ah… poi mi alleno anche alla Cava di Paderno Dugnano. Per favore scrivi che -- per noi runner -- nei parchi è importante  trovare sempre la  fontanella dell’acqua”.  (Finalmente espelle l’aria dai polmoni)
 
AB: “Quando ti alleni ascolti della musica?”
Carlo: (Sorride in modo fiero, probabilmente si aspettava questa domanda) “Sì, in verità non è da molto che lo faccio,  ma ultimamente mi piace ascoltare buona musica  …. ascolto Bruce Springsteen!”  
 
AB: “Quante volte ti alleni?”
Carlo:“ Se sto bene e non ho impegni particolari  anche tutti i giorni. Specie se sto preparando qualche gara, come adesso che sto preparando la Maratona di Venezia. Da un anno ho una personal trainer che mi segue … corro più che posso e  sfrutto anche la pausa pranzo per andare in piscina a Cesano Maderno oppure a Varedo. Quando riesco vado anche in bici tra i paesi  della Brianza”. (Sorride con gli occhi che brillano)
 
AB: “Una personal trainer … ma è anche un medico sportivo?”
Carlo: “No, è un’atleta di successo nel Triathlon … più semplicemente una ragazza che mi fa le tabelle di allenamento settimanali. Dalla dottoressa, invece, vado solo per l’idoneità sportiva… da una  temutissima e scrupolosissima dottoressa sportiva di Monza: se ci penso mi viene già l’ ansia!” (Ride nervosamente)
 
AB: “Nuoto, Corsa… quindi fai anche Triathlon?”
Carlo: “Con il Triathlon ho iniziato da un anno, prima avevo fatto Duathlon. Nuoto seriamente solo dal febbraio di quest’anno … La mia specialità rimane la corsa:  in bici me la cavicchio,  ma  col nuoto sono davvero …”.  (S’interrompe perché ride singhiozzando, poi mi mostra il pollice verso)
 
AB: ( Incuriosito dal non detto e dalla risata) “Come sono andate le prime gare di Triathlon?“
Carlo: (Scuote la testa con evidente disappunto)“Ho delle grosse difficoltà col nuoto ... a Cernobbio mi sono dovuto ritirare. E’ che io ho imparato a nuotare qualche anno fa (ndr !!!),  per cui nell’acqua mi sento in un ambiente un po’ ostile. Le prossime gare di Triathlon le vorrei fare nuotando in una piscina, perché  c’è più di una  componente psicologica che mi frena quando nuoto nel lago: l’acqua è scura, profonda, sporca e fredda …”.
 
AB: (Soddisfatto che Carlo abbia citato la componente psicologica ) “Bene Carlo, a proposito di psicologia: hai qualche segreto da rivelarci? Che pensieri fai durante le corse?
Carlo: (Mostrando sicurezza) “Non penso a niente di particolare, sono concentrato sulla gara e al limite butto un occhio e socializzo con i pacer, i volontari con i palloncini. A me piace la corsa senza tanti fronzoli,  amo la ripetitività e la monotonia della maratona  perché in un certo senso significano armonia. Non amo le gare dove sono previste variazioni di tema, ostacoli o cose varie. Mi piace la maratona classica e la corsa piena zeppa di monotonia”.
 
AB:Da quando sei diventato un runner hai notato una maggior attivazione del sistema propriocettivo ? Cioè ti è cambiata la percezione del tuo corpo nello spazio?"
Carlo: (Alza un braccio con un gesto di stizza e si volta come se mi volesse mandare a ……) “Non ho mai notato questa cosa:  correre mi fa sentire bene , a volte sogno di correre e quando non lo faccio  sono  più nervoso … ma non ho mai pensato a quello che hai detto tu”.
 
AB: (Decido di improvvisare tralasciando ulteriori domande di carattere psicologico) “Parlami dell’aspetto che più ti diverte di questo sport”.
Carlo: (Sorride rilassato) “Beh non saprei, a me divertono tanto le Tapasciate, quelle corse  che fanno in Brianza o nel Pavese –. Mi piace anche perché quando ti iscrivi ti danno la bottiglia di vino …”. (Ride divertito)
 
AB: “Un aneddoto simpatico che vuoi raccontare?”
Carlo: (Guarda in basso a sinistra come se cercasse nei cassetti della memoria) “Durante la maratona di Firenze, nel  2012, una suora che passava per caso, rivolgendosi a noi corridori disse:
-Tanti auguri ragazzi , buona corsa a tutti!- Subito dopo un runner,con marcato accento toscano, si rivolse anche lui a tutti noi maratoneti urlando: -Ragazzi, ora tocchiamosci i ‘oglioni!-.
 
AB: (Sorridendo) “E la gente accolse tale invito?”
Carlo:  "Ecco, quella fu la più grande e collettiva  ravanata di zebedei che io abbia mai visto”. (Butta la testa indietro sul divano e si sganascia dalle risate)
 
Aris Baraviera, Milano 29 ottobre 2018.


 



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RISVEGLI (parte prima)

L’imperdibile intervista a Carlo, tra ricordi ed emozioni , aneddoti e sorrisi, micro sonnellini e sbadigli da guinness dei primati.



Oggi Carlo è venuto da me a pranzo accompagnato dalla famiglia. L’occasione che mi si presenta per intervistarlo è davvero unica.
L’intervista che segue ripercorre i momenti salienti della sua carriera, partendo dalla famosa “svolta”, cioè dal momento in cui “l’uomo poltrona” desidera diventare un runner e poi lo diventa davvero e via via prosegue fino ad oggi con la preparazione della maratona di Venezia, in programma il prossimo 28 di ottobre.
Carlo si è svegliato molto presto questa mattina e si è allenato, ma più che la stanchezza post allenamento sembra provato dalla doppia porzione abbondante di timballo di riso fumante con cui la mia compagna gli ha riempito il piatto (in verità lui non ha opposto molta resistenza …). Dopo pranzo, si siede sulla poltrona del divano e più volte sembra farsi sopraffare dal sonno, poi improvvisamente sbadiglia a nastro e dopo pochi minuti si riprende bevendo caffè come se non ci fosse un domani.
Ecco, ora è decisamente sveglio … possiamo cominciare.
Io: “Perché hai iniziato a correre ?”.
Carlo: Perché avevo raggiunto i 104 klg e perché, nonostante mi fossi messo a dieta, la dietologa mi aveva detto che ero tecnicamente obeso … e me l’aveva detto proprio quando pensavo di essere diventato magro”. (Ride)
 
Io: “Quando hai iniziato?”
Carlo: (Con un attimo di esitazione) “Beh, tutto è iniziato nell’estate 2004. Io però mi considero un runner dal 2008, cioè  da quando ho fatto la prima maratona. Tra il 2004 e il 2008  avevo corso solo ad una Stramilano e alla Mezza maratona di Monza ….Ricordo che l’abbigliamento era un disastro:  alla prima Stramilano  indossavo dei pantaloni di cotone molto pesanti che mi  facevano stra-sudare … sembravo veramente Fantozzi!”  (Ride divertito quasi singhiozzando)
 
Io: “Qual è stata la tua prima maratona?”
Carlo:  (Ora sbadiglia mostrando un’apertura mandibolare da boa constrinctor) “ La prima maratona che ho portato a termine  è stata quella di Milano, nell’autunno del 2008 … all’epoca la facevano in novembre … mmh, ecco da lì in poi mi sono sentito un vero runner. E’ stata peraltro la prima volta che ho indossato una maglietta tecnica … e devi sapere che negli anni ho fatto una evoluzione pazzesca con l’abbigliamento” .
 
Io: “Quindi il 2008 è l’anno della svolta?”
Carlo: “Sì, ma c’è  un altro momento importante,  forse uno dei più belli,  ed è  quando sono sceso sotto la soglia delle 4 ore alla Maratona di Torino”. ( Sorride pieno di orgoglio ) “Era il 2013 e lo ricordo bene anche perché mia moglie era incinta”.
 
Io: “Hai sempre avuto una progressione lineare delle tue performance a dispetto degli anni che passano?”
Carlo: “No no, assolutamente”. (Scuote la testa con evidente disappunto) “Dal 2008 a oggi ne ho passate davvero tante a livello di infortuni. In particolare dal 2008 al 2010 ho avuto continui dolori all’interno del ginocchio, poi ho avuto tantissimi problemi muscolari, soprattutto al polpaccio , fino ad arrivare al problema della bandeletta ileotibiale che mi hanno diagnosticato lo scorso anno”.
 
Io: “Cavolo, la bandeletta ileotibale !?? , Come dice il termine stesso, è  un’infiammazione che interessa la zona ileo tibiale, ossia quella parte laterale esterna della coscia che collega il ginocchio al fianco. Il dolore di questa infiammazione non è acuto ma è costante e si concentra soprattutto sul ginocchio del runner . Come ti sei curato ?
Carlo: “Beh, nello specifico avevo fatto delle onde d’urto, ma in genere io mi curo con l’argilla, con i massaggi decontratturanti e con tanto stretching. Sai, io non ho un fisico da keniota … (Ride nervosamente) “Ecco, io  ne ho sempre una e quindi ho imparato a conviverci  con i dolorini”.
 
Io: “Hai sempre curato anche l’alimentazione finalizzandola alla corsa?  E …perché stai ridendo adesso ?”
Carlo: “No … è che rido perché sotto questo aspetto ho fatto dei progressi incredibili. Pensa che anni fa non mi facevo troppi problemi …  addirittura la sera prima delle gare andavo fuori a cena e mi scofanavo l’impossibile, anche al giapponese! Poi, prima della gara, mi nutrivo, anzi “mi devastavo” di carboidrati preparandomi piattoni di pasta nelle  stanze d’albergo. Facevo bollire l’acqua  utilizzando un  fornelletto da campeggio … che amarezza!!”
 
Io: “E adesso invece ?”
Carlo: “Adesso, prima delle gare, mangio solo pane e marmellata. La verdura è bandita perché favorisce la diuresi. La sera prima mangio solo patate … Sai Aris, la patata non ha mai fatto male a nessuno!”
(Adesso ride strizzandomi l’occhio e mi chiede un altro caffè)
 
Fine prima parte.
Aris Baraviera, Milano 17 ottobre 2018.



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TUTTO PUO' SUCCEDERE

Quando ci addormentiamo in un sonno senza sogni, l’intero universo, per quanto ci riguarda, scompare. Quando ci svegliamo o quando sogniamo, l’intero universo ricompare, popolato di forme, colori, suoni, piaceri e dolori, pensieri, emozioni, desideri e decisioni. Il cervello è un ben modesto oggetto nel vasto arredamento del mondo, eppure, per ciascuno di noi, in quel modesto oggetto è contenuto il mondo intero. Più di un filosofo ha dichiarato che il mistero di come il cervello possa generare la coscienza, la materia generare la mente, è e rimarrà insolubile. Molti scienziati hanno concluso che se le neuroscienze potranno un giorno offrire una spiegazione completa di come funziona il cervello, di come possiamo rispondere a segnali luminosi e acustici, non potranno mai spiegare come emerga alla coscienza l’esperienza soggettiva di un cielo stellato o di un rombo di tuono.
Se le trasformazioni, le sensazioni i cambiamenti della mente e quindi dell’umano stesso rimangono territorio continuo di riflessioni e di scoperte, nel nostro microcosmo di piccole o grandi vissuti sportivi vi sono esempi eclatanti di mutazioni fisiche e motivazionali di “eroi” quotidiani che rimangono sconosciuti al pubblico.
Una di queste metamorfosi ha riguardato Carlo, un cambiamento che in pochi anni ha visto trasformarsi un “uomo poltrona” in un instancabile runner. Lui che era l’emblema della sedentarietà, il manifesto dell’addominale da agriturismo, il simbolo del potenziamento muscolare circoscritto alla mandibola, in pochi anni è diventato un eroe romantico della corsa amatoriale.
Trafitto nell’orgoglio dal fratello, che facendo riferimento alle sue attitudini sportive lo chiamava “sotto-merda”, provato dai 104 klg che si portava appresso e che gli pesavano soprattutto a livello psicologico, punto sul vivo dal suocero che di lui aveva detto “non è certo un adone”, Carlo aveva deciso di farla finita con le taglie forti e aveva detto addio per sempre al negoziante che gliele vendeva.
Fatte queste doverose premesse, nasce l’idea di questa rubrica fissa (“Il mondo di Carlo”) nella quale entreremo nel dettaglio della fenomenologia, investigando nella sua vita che è un po' la vita di molti di noi che hanno vissuto un grosso cambiamento, chi nella vita quotidiana (un nuovo percorso di studi o di lavoro) chi nella vita fisica e sportiva come proprio “ il Carlo”. Seguiremo Carlo nelle sue performance e saremo con lui nei parchi dove si allena e dei quali noi cercheremo anche di cogliere l’essenza naturalistica ed ecologica, specie in rapporto con il mondo del running. Vi diremo cosa mangia e come si organizza a livello nutrizionale, senza tralasciare il ruolo della moglie e i sacrifici che tale (santa) donna deve affrontare quotidianamente in cucina nel tentativo di trovare il giusto equilibrio tra proteine, carboidrati e vitamine.
Analizzeremo lo spirito competitivo del personaggio, la sua voglia di migliorarsi e il gusto di porsi continuamente nuovi obiettivi. Lo faremo cercando di afferrarne pienamente le motivazioni più profonde, inseguendo anche i sentieri più segreti e inesplorati delle sue piccole, ma quotidiane nevrosi ossessivo-compulsive che, in fondo sono un territorio comune nella nostra era.
Entreremo anche in dettagli più tecnici per spiegare i suoi infortuni da atleta oramai “anta” tipici di una carriera come la sua, e sui quali ci soffermeremo (volutamente) per svelare ai lettori l’esatta patologia/tipologia e i relativi tempi di recupero.
Non sorvoleremo nemmeno sugli aspetti più privati che riguardano la sua vita, anzi, ci sguazzeremo dentro a piè pari per dare un po' di colore e umanità a una sorta di diario di viaggio di una vera e propria trasformazione di vita.
Racconteremo nel miglior modo possibile le gesta di quello che già sembra essere il profilo di un runner davvero molto romantico nel senso più puro del termine cioè in tutto quello che dà voce alle passioni che debordano : se l’immagine del romanticismo è infatti la luce dell’orizzonte lungo il quale il finito e l’infinito sembrano toccarsi,  lo è anche come istantanea di una lunga corsa come una delle tante che ha vissuto Carlo.
Romantica è sicuramente la scena finale di tutti i film in cui lei e lui si incamminano per mano lungo una strada ortogonale rispetto all’orizzonte e che si inoltra nel mistero dell’infinito futuro.
Carlo è forse il navigatore pirata che va oltre il confine del mondo conosciuto di ogni essere umano normale in quanto è romantica la sua condizione in cui, obbedendo a una forza misteriosa ,perché al di là di tutte le spiegazioni psicologiche e scientifiche rimane tale, va oltre ogni limite.
Non perdeteci di vista!
 
Aris Baraviera
 
Milano, 1 Ottobre 2018.